Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Homo homini lupus


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Poche certezze delle grandi ideologie ormai quasi del tutto estintesi hanno retto al vaglio della crisi di valori:  tra queste annoveravo, fino a pochi minuti fa, la difesa della famiglia da parte della Sinistra. La famiglia numerosa, con tanti figli. Beh, non – come solitamente i detrattori fanno credere – per evitare che l’accezione “proletariato” non restasse una chimera o un termine vuoto, bensì per l’abbondante bacino di bambini da poter mangiare, meglio se collettivamente anziché nella solitudine di un striminzito cucinino di una anonima casa popolare. Oggi leggo su un noto quotidiano nazionale* che i pochi compagni superstiti si sono attivati in una campagna di sensibilizzazione affinché le nozze gay vengano trascritte nei comuni italiani, e pare che alcune città aderiscano, ovviamente per l’opinione generale contro ogni logica di buon senso e di oculata politica. Significa implicitamente accettare che delle coppie non disposte fisiologicamente a procreare come tanto aveva brigato il Padreterno per far del bene all’umanità soppiantino il modello aulico, incrinando l’opportunità di figliare a gogò.

La mia città non è nel novero. La salvaguardia della famiglia tradizionale qui avrà altre ragioni che non evitare di togliere il cibo di bocca e lasciare digiuni gli appetiti degli iscritti al partito. Anche perché i rari comunisti del posto sono ormai costretti a nutrirsi a semolini e a stelline, per via della dentiera. Inoltre i pargoli nostrani sono talmente pochi che li si alleva con un preciso intento: non lasciare sguarnite negli anni a venire le poltrone nei posti che contano, scongiurando il rischio di vederle occupate da forestieri. La proverbiale e filantropica sensibilità verso i dipendenti pubblici potrebbe essere un’altra motivazione: in questo modo si risparmiano loro le fatiche aggiuntive di compilare pagine e pagine di registri di Stato civile, subissati dalle richieste di concittadini all’estero. Per intenderci, alludo a coloro che espatriarono pur di sfuggire all’esecrabile nomea che li avrebbe marchiati a fuoco se fossero rimasti tra le mura domestiche. Che io sappia qui regna l’ordine naturale del creato: ben pochi danno a intendere di sovvertirlo con pratiche indegne; i più neppure sono a conoscenza che la Natura li ha predisposti diversamente da ciò che viene loro impartito a catechismo, a casa, a scuola, all’oratorio. Al massimo lo scoprono più avanti: alcuni hanno l’eroico coraggio di scegliere secondo istinto, coscienza, cuore e ragione… e emigrano; altri se ne fanno una ragione scendendo a compromessi. Un’esistenza non invidiabile, certamente, come quella di coloro che s’accorgono che la propria vocazione sacerdotale gli è consona come la corona imperiale ma è troppo tardi o troppo problematico dismetterla. Dopo tutto perfino io mi son reso conto, ormai avanti negli anni per tornare indietro, che da grande avrei dovuto essere un esploratore di terre sconosciute, mentre invece ho fatto dell’inamovibilità una ragione di vita.

Sono troppo indegno per pensare che il mio modesto appello di sposare la causa possa raggiungere le tappezzerie rubree dell’antica sala del Consiglio della mia città e, come un eco, rimbombare tra i grandi quadri barocchi, le decorazioni roccocò della volta, le nostalgiche sovrapporte commemorative, per infilarsi infine nell’urna vitrea per le votazioni segrete, collocata sulla mensola del monumentale camino marmoreo. Ma se ciò dovesse mai accadere, anche solo in virtù del sussurro (dalle mie parti, per inspiegabile potere sovrannaturale, la fisica è sovvertita con disarmante leggiadria e le parole sussurrate hanno un fragore più impetuoso dei tuoni di Zeus) dell’ultimo dei paggi con parrucca e livrea che presenziano alla processione patronale, le conseguenze sarebbero foriere di grandi giovamenti. Provo a spiegarmi, senza la presunzione di aver ragione, ci mancherebbe: è l’opinabile punto di vista di un ignorante. Mi sforzerò di farlo con stile; almeno ci tenterò, insomma.

Nessuno si capacita di come sia successo. Nonostante le fonti d’informazione, i libri, e oggidì internet… dalle mie parti pare che non sia arrivata la notizia. Ma quale? Che a Lepanto, quattrocento quaranta tre anni fa la cristianità sbaragliò e sconfisse l’invasione degli infedeli. Sembra un’inezia invece qui si vive con il magone, la paura, il terrore che mamelucchi, islamici, mussulmani, maomettani, stiano invadendoci e, presto o tardi, faranno delle nostre donne mogli per harem lussuriosi; dei nostri pargoli eunuchi; di noi tutti zelanti schiavi. La presenza di numerosissimi allevamenti di maiali è messa seriamente in pericolo, con gli eredi di Saladino; per non parlare dei locali che campano somministrando alcolici… così, siccome l’indole nostrana che pare abbia un bisogno viscerale di vedere in chi è diverso – per lingua, per colore della pelle, per provenienza, ecc. ecc. – un potenziale nemico incanalerebbe la furia violenta che al momento trova sfogo sui social network sugli sposini di egual sesso, se s’istituisse un registro come auspicato dai compagni. Dato che chi se n’è andato a maritarsi all’estero ben difficilmente avrebbe intenzione di ritornarsene tra queste accoglienti pianure per trascorrere “serenamente” la propria vita coniugale, la rabbia dei locali potrebbe scagliarsi con impeto mai conosciuto prima e i poveri diavoli che invece passano o vivono dalle nostre parti potrebbero davvero tirare un sospiro di sollievo.

Nel frattempo, evitando l’errore del passato, ci faremo carico di aggiornare i tanti ignari che siamo nel nuovo millennio: naturalmente si dovrà procedere con cautela, con piccoli indizi, con accorgimenti velati, per non traumatizzare nessuno. A quel punto il prossimo nemico da assalire sarà il progresso civile, sempre che sia ancora identificabile.

*http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/politica/2014/07/25/news/matrimoni_gay_-92357644

L’immagine è tratta da Charles Le Brun, Dissertation sur un traité concernant le rapport de la physionomie humaine avec celle des animaux, 1698.

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3 Commenti

  • E’ il frutto della politica a cui siamo abituati, e non parlo nel solo contesto locale. Quella dove ci si candida per appagare il proprio ego, per sentirsi qualcuno e gustare il sapore del potere. Una politica mercenaria che si adatta all’età media della gente, alla bigotteria, alla chiesa, giusto per ottenere il consenso necessario ad occupare una qualche posizione di rilievo.
    Non conta che si rimanga indietro rispetto al resto del mondo, dove non c’è sforzo per aiutare l’integrazione, per debellare i pregiudizi, la xenofobia, dove non si crea un margine di crescita umana e intellettuale, per l’emancipazione appunto.
    La politica è diventato mero e personalissimo tornaconto. E basta.

    “Sono contrario a tutto ciò che compremette l’ignoranza naturale. L’ignoranza è come un frutto esotico, toccalo e ne viene meno la freschezza” Wilde

  • Tanta emancipazione nel nostro Paesello rischierebbe di far collassare il sistema -___-‘

    • Luca Bedino

      Anni fa sentii dire da uno di quei personaggi che “tengono i fili” del paesello che, per lui, la città andava bene così com’era. Emancipazione e dunque apertura mentale, con il conseguente senso critico, non offrono garanzie sicure per il mantenimento del sistema. Il fatto che possano migliorarlo è solo un fastidioso dettaglio.

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