Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

I giovani di destra e il giovane favoloso… come i cavoli a merenda.


I leghisti nostrani sono andati tutti a Milano: viaggio organizzato con scrupolo e con efficienza lodevole. Accade come per le persone care che si assentano per un po’ e, pur sapendo che torneranno, già ci mancano. Incrociamo le dita, nella speranza che non ci prendano troppo gusto, altrimenti gli verrà la fregola di organizzarne all’estero, magari a Bruxelles, con vendita di pentole inclusa nel viaggio per far girare l’economia: troppo tempo lontani sarebbe un vuoto difficile da colmare.

Quando i papaboys rincasavano dalle oceaniche adunate giubilari erano così trasformati dall’amore cristiano che poco ci mancava che riuscisse loro di trasformare l’acqua in vino, con grave discapito per le cantine locali. Mi chiedo se un ritrovo sterminato di siffatta portata dinnanzi al duomo ambrosiano non sortirà il medesimo effetto ai leghisti e ai neofascisti: appena toccheranno il sacro suolo a pié dei monti saranno tutti galvanizzati, e mi vien da ringraziare gli dei se ci hanno dato un’estate tanto piovosa. Questo perché, avendo una predisposizione naturale all’abbronzatura, adesso sarei nero come un extracomunitario, e potrebbe non giovare qualora me li ritrovassi dinnanzi appena scesi dall’autobus.

L’evento milanese penso sia “il lancio” di un’alleanza duratura tra coloro che sognano il ritorno a un passato con un regime dittatoriale e censorio, e coloro che sognano uno stato padano mai esistito da nessuna parte. Il fatto è che i sogni potrebbero pure avverarsi: ultimamente ci viene ribadito in tutte le salse. Allora provo a mettermi nei panni sia degli amici sia di coloro che non conosco personalmente, i quali non vantano un albero genealogico radicato in queste grasse terre concimate con abbondante letame.

Il disagio e l’imbarazzo di sentirsi indesiderati. Di percepire ostilità e diffidenza senza averne colpa. Di dover accollarsi il peso dello sprezzo altrui, tanto per aggravare ancor più quello quotidiano del trovarsi un lavoro, avere un reddito dignitoso, o una rete sociale con noi, i sedicenti figli dell’Europa civile, emancipata e magari pure con radici cristiane, come sbandierano alcuni quando all’occorrenza fa comodo tirare in ballo questa patente di nobiltà. Salvo poi girarsi dall’altra se soffiano correnti perniciose anziché la brezza piacevole.

Stasera andrò a vedere il film sulla vita di Giacomo Leopardi: spero sia bello. Indipendentemente però dall’interpretazione cinematografica non posso non ricordarmi il suo insegnamento.

Del suo invito, osservando questo mondo gravido d’infelicità e di dolore universale, a sentirci tutti fratelli, accomunati dalla medesima sorte: «… nobil natura è quella che tutti fra sé confederati estima gli uomini e tutti abbraccia con vero amor…»*.

Un monito che oggi più che mai gioverebbe a tutti non dimenticare.

 * G. Leopardi, I Canti, XXXIV, La ginestra, o fiore del deserto.

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