Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

I like mai nati e le occasioni mancate


Il like – ovvero «mi piace» – una funzione tipica dei social network, è oggetto di un interessante articolo di Riccardo Scandellari su skande. L’autore ha il merito di considerarlo anche dal versante di chi lo lascia, sottolineando il valore che diamo a un contenuto, a un’immagine, a un commento:

«I like che facciamo, non solo quelli che riceviamo, hanno il potere di renderci visibili presso le persone che realmente consideriamo».

Riccardo Scandellari

Certo, anche in questo caso il like può essere strumentale: dalla captatio benevolentiae a una più o meno velata strategia di seduzione; da una mania di protagonismo all’indiretta richiesta di contraccambiare a tempo debito, ma in generale è un ottimo modo per attestare un semplice, genuino e disinteressato apprezzamento.

Non impegna come un commento e “sa stare al suo posto” senza enfasi o retorica. Tiene lontani perfino gli errori grammaticali, congiuntivi seviziati in primis.

Tutto ciò accade nel mondo virtuale, e gratifica chi lo riceve al pari di colui che lo dona.

like

Nella vita di tutti i giorni quanti like esterniamo?

Me lo chiedo ripensando alla quotidianità. Spesso diamo per scontate talmente tante circostanze che ci si dimentica di mettere un like a ciò che viviamo.

Che non è la stessa cosa del dire “grazie”. Rituale peraltro altrettanto in disuso, al pari del “per piacere” o di un cenno di saluto per strada.

Ringraziare è un atto implicito, conseguente a una cortesia ricevuta, a un gesto benevolo. Affermare invece il nostro gradimento è una scelta pensata, razionalizzata, volontaria.

Può accadere di sorseggiare un caffè al bar particolarmente buono, o comunque di trovarlo più gustoso del consueto perché in quel momento si è ben disposti: lo constatiamo tra noi e noi, ma di rado ci complimentiamo con chi l’ha servito.

Lo stesso succede assaggiando un piatto preparatoci a casa o vagliando un progetto presentato da un collega, oppure con una conversazione brillante con qualcuno: ne siamo consapevoli, appagati, ma troppo spesso non esterniamo «ottimi gli gnocchi!», «gran bel lavoro il tuo!», «quanto m’è piaciuta questa nostra chiacchierata!».

Osiamo di più. Fa bene a tutti

Credo che si dovrebbe vincere l’esitazione e palesare il proprio like a viva voce.

Non da intendersi però come un appello all’adulazione; un invito alla cortigianeria; un’ode al fariseismo di facciata.

like

Attestare agli altri quanto ci piaccia quello che stanno facendo o ciò che stiamo vivendo insieme in quel momento aiuterebbe parecchio.

Chi lo riceve ha una maggiore consapevolezza di essere nel giusto e si sente gratificato per il riconoscimento; chi ne riconosce il merito innesca un circolo virtuoso, capace di arricchire il vissuto di ognuno con il valore aggiunto dell’empatia.

Mi piace come sorridi alle persone”; “… il tuo modo di rispondere con pacatezza”; “… come tratti i clienti”: ce ne sarebbero a iosa di opportunità, se soltanto imparassimo a cogliere le sfumature di chi ci circonda anziché vivere con fretta e, talvolta, con superficialità.

Mi tengo dentro i like che invece viene spontaneo concedere da una tastiera, ma se fa piacere riceverne o darne di virtuali, provo a pensare quanto sarebbe appagante allorché accadesse ogni giorno in diretta.

Sorriso reciproco dal vivo incluso.