Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

I musei, ovvero i caveaux della cultura


La notizia è di quelle che ti fanno sobbalzare sulla sedia: il ministro Franceschini ha deciso che i pensionati pagheranno i musei. Sostiene di farlo per incentivare le visite museali.

Immagino sia in gara per il nobel all’acume.

«Ho l’impressione che camminiamo su pepite d’oro e non ce ne accorgiamo». Allude al patrimonio culturale e non al portafoglio dei parsimoniosi vecchini italiani, spero bene.

Il lungimirante ministro, credo inconsapevolmente, darà l’avvio a una ciclopica rivoluzione copernicana: ogni qualvolta i nipotini faranno visita ai nonni – che notoriamente avviene per lo sperticato e disinteressato amore nei di loro confronti – anziché ricevere la paghetta verranno premiati con un’affettuosa carezza, in sostituzione dell’obolo da destinarsi alla visita di un’imperdibile mostra appena inaugurata in città. Una prova del nove che inaugurerà una selezione degli affetti gratuiti rispetto agli interessati.

Un ulteriore salutare effetto sarà di riempire nuovamente le chiese. Perché un buon numero di anziani, soprattutto “i più datati”, per ritemprarsi dalla calura estiva sceglieva le fresche sale museali in alternativa alle sacre navate, nella convinzione che Domineddeo si fosse scordato di loro e il sedersi tra i banchi gli avrebbe rispolverato la memoria. Era meno rischioso adagiarsi sulle soffici panche in similpelle dei saloni espositivi. Ora però l’unico ingresso gratuito resterà quello delle chiese, visto che al cimitero già si andrà più avanti e per parecchio tempo.

Vi è un altro lato gratificante: l’articolista sottolinea che gli over 65 dovranno pagare, ribadendo più avanti il termine “pensionati” come categoria discriminata. Ciò ci fa tirare un sospiro di sollievo perché allontana lo spauracchio di un innalzamento dell’età pensionabile, e davvero di cuore tutti pagheranno l’entrata in un museo, pur di sapersi in pensione a 65 anni.

Invece fino ai diciotto anni l’entrata sarà gratuita. Non capisco il perché, vista la smania dei ragazzini di visitare mostre e musei: chi di loro non rinuncerebbe a ricariche del cellulare, alla discoteca o a un vestito firmato pur di non perdersi un museo, pagandolo pure a caro prezzo? Positiva piuttosto la gratuità agli insegnanti: non ci sarebbe nulla di peggio che vedere un docente rifiutarsi di entrare perché deve pagare, mentre gli alunni lo posso fare senza sborsare un quattrino. Inoltre sarà un’ottima opportunità, per loro, di ammirare dal vero, estasiati, le opere d’arte che per decenni hanno pedantemente indicato sui testi scolastici: scopriranno perfino che non erano in bianco e nero come hanno sempre fatto credere a uno stuolo di allievi annoiati e demotivati.

Infine la scelta di prolungare l’apertura dei musei in fascia serale, ogni venerdì, è da accogliersi con sperticato entusiasmo. Innanzitutto perché si tratta di un giorno facile da ricordare: è lo stesso in cui cade la devozione al sacro cuore di Gesù, quindi si potrà unire l’utile al dilettevole; in secondo luogo il venerdì sera ci si annoia a morte, con i soliti aperitivi, le uscite “per far vasche” – il passeggio in centro, insomma – la pizza con gli amici: d’ora innanzi si avrà l’imperdibile piacere di allinearsi pazientemente davanti alle entrate dei musei, per ore e ore, per rimirare una mostra.

Oculata pure la scelta di due aperture all’anno di notte, a un euro. Immagino che corrisponderanno ai solstizi negli anni ordinari e agli equinozi in quelli bisestili. Tre aperture potremmo aspettarcele in concomitanza con l’anno santo e l’indizione del giubileo universale.

La prossima mossa del solerte ministro amo sperare che sia rivolta alle biblioteche. Perché se i musei sono pepite d’oro, queste per lo meno equivalgono a pozzi petroliferi. La mia fantasia però, oggi, in pausa pranzo, non è abbastanza fervida per immaginare quale stupefacente provvedimento sarà partorito dalla mente gravida di amore per la cultura dell’encomiabile Franceschini.

Chissà, se per promuovere le visite ai musei si fan pagare i pensionati, per incentivare la lettura cosa avrà in mente: speriamo agisca presto, ché l’analfabetismo di ritorno in Italia sta crescendo più del nostro conto in banca.

L’articolo di riferimento è tratto da: http://www.repubblica.it/speciali/arte/recensioni/2014/06/19/news/franceschini_rivoluzione-tariffe-89418351/

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