Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Idee geniali per trasformare una piazza


 

 

L’amena, ridente, placida cittadina che ha la bontà d’animo di tollerarmi fin dalla nascita potrebbe dare l’impressione di essere una comunità tranquilla, cullata dall’abitudinarietà e dal torpore dell’ordinaria vita di provincia. Uno di quei luoghi che al mattino si animano sommessamente, senza frastuoni, senza intasare i caffè del centro, senza frenesie. E che con pari flemma vede rincasare i suoi abitanti con il calar delle tenebre, lasciando spazio solo alle lucciole svolazzanti sui pendii erbosi circostanti la città. Invece è sufficiente che qualcuno su internet lanci una proposta all’interno di un gruppo a questa dedicato, che subito altri s’animino nell’emulare la prima, in una gara a chi riesce a sortire la più eclatante. Un lanciare il sasso nelle chete acque di uno stagno che, come prevedibile, genera onde circolari in misura pari all’intensità e al peso della pietra stessa. La circostanza questa volta è l’ambiziosa sfida tra chi suggerirà idee su come trasformare la piazza di fronte al castello. Non è una competizione agonistica in senso stretto perché di fatto non vincerà nessuno, e d’altra parte neppure si è stabilito se un’eventuale vittoria sarebbe da tributare all’idea più bella, alla più originale, alla più economica, alla più fattibile, alla più bislacca. Inoltre, con spirito democratico, non sono stati messi paletti sugli aventi diritto a dire la propria: non è necessario essere architetti o urbanisti, paesaggisti o esteti, né avere esperienza in merito, anzi… meglio se si è tutto l’opposto. Non è neppure richiesto di essere sobri nel momento in cui si presenta la propria idea. Ciò ha il grande e impagabile vantaggio di offrire un ventaglio alquanto variegato di proposte, di consigli, di pareri.  

Il problema a monte è un po’ più complesso, ma proprio di poco, ecco. Il fatto che una volta alla settimana si trasformi in un’area mercatale – e questo sottintende che gli ambulanti abbiano acquistato e pagato a caro prezzo una licenza sugli spazi di loro pertinenza e non soltanto per gli anni pari o dispari o bisestili – poco importa. Quisquiglie. Non è neppure d’impedimento la constatazione che la zona a lato sia adibita a parcheggio, in un posto assai carente di alternative per la sosta delle macchine. E eliminare un parcheggio tanto vitale significa fare “ciao ciao” con la manina agli esercenti della zona mentre preparano le valige e chiudono inesorabilmente le saracinesche dei loro negozi. Infine che la piazza sia usata come pista per far correre il palio è plausibile che nessuno ci abbia pensato: è un ricordo ormai lontano, sono già passate due settimane.

L’ottimismo regna sovrano e, ciò che più rallegra – alla faccia della crisi – è constatare il numero di coloro che auspicano bar e locali, con dehor, fioriere e tavolini all’aperto. Qui mi sorge un dubbio: poco più in là, sulla via maestra, i pochi bar – prima dell’estate – chiudevano quasi tutti dopo il vespro perché tenere camerieri in servizio a guardarsi in faccia l’un con l’altra non sarebbe stato, propriamente, l’apice dell’oculatezza imprenditoriale, senza un avventore a sorseggiarsi un fernet. Invece la presenza di un castello garantirebbe il pienone, con viavai di cameriere con vassoi stracolmi di ordinazioni su e giù a calpestare il porfido. Tanti non sanno come spendere i propri guadagni, e se si sono trattenuti dall’invadere i bar finora è soltanto perché questi avevano lo svantaggio di non essere in affaccio sull’affascinante piazza. Sarà. C’è chi ha colpevolizzato perfino la biblioteca nel castello, senza la quale l’edifico avrebbe una destinazione più sfruttabile: un altro locale, magari un bel ristorante, giusto per coronare in bellezza l’area circostante gremita di bar, di caffetterie, di vinerie, di birrerie, di pizzerie, di kebabbari, di gelaterie, di yogurterie, di focaccerie, di pasticcerie, di cremerie, di creperie. Sicuramente ho dimenticato qualcosa e me ne scuso con la categoria esclusa.

Sono spunti, certo. Si fanno sul web perché ancora non esistono locali nella piazza, per concretizzare le proverbiali chiacchere da bar. Ma non vorrei esser frainteso, non ho intenzione di fare il verso a chi dice la sua, perché al contrario questa gara stimola pure me, facendo leva sulla doverosa partecipazione collettiva. Quindi mi accodo con ben due proposte, dato che non sarebbe da me trattenermi. Devo sempre esondare. Per rendere più attrattiva la piazza del castello sostituirei i colombi con dei grifoni, che hanno sempre un loro perché. E trasformerei lo spazio circostante in un parco dove gli ippogrifi abbiano la libertà di pascolare placidamente, beandosi tra i passanti, che potrebbero beneficiare della vista di sì bei animali, magari da sfruttare pure nella corsa del prossimo palio, con le risorse aggiuntive che si ritrovano i cavalli alati. Mi si rinfaccerà che sono idee campate in aria ma per lo meno sarei in buona compagnia.

Concludo cullandomi in una certezza: qualunque sia la proposta, vi è pur sempre la possibilità, sedendosi tranquillamente su una panchina a bordo della piazza, di vederla concretizzata dinnanzi ai nostri occhi.

L’importante è che l’erba sia di quella buona.

 

 

 

Immagine: bacchetta magica (riproduzione)

1 Commento

  • E’ che siamo così poveri di idee e di spirito che ci emozioniamo solo all’idea di sederci a mangiare, o bere.
    Tuttalpiù, nell’impossibilità di fagocitare compulsivamente possiamo giustificare una passeggiata in nome dello shopping. Shopping notturno. Shopping della domenica.
    Quanto siamo diventati tristi.

    Dal canto mio credo possa bastare riqualificare gli spazi, il fossato, le panchine su cui potersi sedere a chiacchierare, qualche angolo verde in più, basterebbe poco per renderla più confortevole. Potenzierei gli eventi pubblici di “piazza”, concerti, cinema all’aperto, manifestazioni teatrali, reading letterari, ma mettici anche qualche fiera enogastronomica visto che fa parte della cultura del territorio, giornate dedicate ai bambini, agli anziani, agli sportivi.
    Se si vuole che una Piazza viva, bisogna renderla vivibile.
    I grifoni certo sarebbero il valore aggiunto ;).

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