Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Il crocifisso in bella vista


Il crocifisso da appendere alle pareti dei locali pubblici ritorna – ancora una volta – alla ribalta.

È un classico intramontabile, sempre di moda.

Argomento ideale quando una conversazione languisce, ha il gran merito di rivelare mentalità e acume degli interlocutori: sia quando se ne supportano le motivazioni – per tenerlo o per toglierlo – sia allorché si pubblicano sui social network originali e mansueti inviti a lasciarlo dov’è:

«Il crocifisso non si tocca!».

Punto.

Un recente articolo de La Stampa riporta le posizioni della Chiesa valdese che, tanto per cambiare, si dimostra avanti anni luce: nonostante persecuzioni e vicissitudini di ogni sorta, vivaddio sono ancora qui a far riflettere pure chi, come me, “non è farina da far ostie”!

Nessun crocifisso sui muri di un ente pubblico

Siamo uno Stato laico: non vedo perché porre un simbolo religioso in concorrenza con il ritratto del presidente della Repubblica.

La pensavo più o meno così quando ebbi le prime, edificanti esperienze sul tema.

Persone ben più aperte e tolleranti invece sostenevano che fosse corretto appendere pure i simboli di altre religioni. Vista la precarietà e il pessimo stato di molti edifici dello Stato, sarei perplesso al pensiero del peso della miriade di chiodi necessari per sostenere le divinità per le quali chiunque potrebbe vantare il diritto di credere.

in alternativa al crocifisso le divinità sono molteplici

D’altronde in una sala d’aspetto alle Poste o in coda agli sportelli dell’Ufficio tributi ci pensa già il pubblico a chiamare in causa i propri dei, più o meno sommessamente, grazie alle interminabili attese o in virtù della scontrosità degli addetti.

Un crocifisso rimarcherebbe soltanto con più vigore le imprecazioni, trovandoselo davanti agli occhi.

Una sorta di promemoria o di capro espiatorio, come se non ne avesse già passate tante di suo.

Il crocifisso può pure starci, se proprio fosse d’obbligo

Con il passare del tempo son diventato più arrendevole. O meglio:

certe tematiche, come la natura di talune amicizie, è buona norma lasciarsele scorrere addosso senza investire energie più utili a migliori cause.

Pertanto, se venissi obbligato ad apporlo sulla parete del mio ufficio, non ne farei una tragedia.

Mi spiacerebbe un po’ per Lui, il povero Cristo, che sulla croce già dovette sorbirsi una coppia di ladroni e adesso gli toccherebbe osservarmi dall’alto tutto il giorno. Fine pena: mai!

crocifisso

L’importante è che ci sia dato di scegliere il modello, perché avrei da ridire su talune versioni troppo edulcorate nel proporre un condannato in croce, ritratto in pose poco consone a un morituro. Un minimo di approccio filologico e di sano realismo non guasta; tutto qui.

Vada per le ossa d’Adamo alla base, ché son di vecchia scuola.

Dove il crocifisso andrebbe bandito del tutto

Semmai il crocifisso bisognerebbe levarlo di dosso, finanche strapparlo, alle tante e ai tanti – troppi – che lo portano al collo o comunque in bella vista impunemente.

È il simbolo del sacrificio universale per il bene dell’umanità e per la salvezza dei mortali? Beh, allora mi chiedo cosa ci azzecchi al collo o al petto di chi in modo palese fa della propria vita e delle proprie dichiarazioni l’esatto contrario del modello di riferimento.

Occhio non vede…

A casa propria pure i peggiori lestofanti hanno facoltà di appenderlo, ci mancherebbe.

D’altronde m’è accaduto di entrare in luoghi dove, posando lo sguardo, non c’era parete che non avesse un Cristo, una Madonna, rosari e statuine di santi, disseminati senza posa.

A me incutono un senso d’angoscia, ma se ai proprietari fanno star bene, chi son io per imporgli in sostituzione una gondola di Venezia, una torre pendente o un torello da corrida?

Il crocifisso come segna confine

Questa smania del crocifisso mi pare sia una necessità per marcare il territorio.

Un segnalare che certi spazi sono di chi si sente in dovere di rivendicarne il dominio e l’autorità di pensiero.

Ora… più che legittimo in una chiesa, in un cimitero cattolico, tra le proprie mura domestiche. In un luogo pubblico, della collettività, profuma assai di Stato pontificio, ma con la breccia di Porta Pia – se la memoria non m’inganna – certe dinamiche finirono morte e sepolte.

Che poi… quanto questo delimitare un ambiente sia davvero funzionale per veicolare i valori che rappresenta, è ancora un altro paio di maniche!

Non è che un crocifisso sulla cima di una montagna m’induca per forza a credere che tutto ciò che vedo l’abbia creato il Padreterno in manco una settimana.

crocifisso

Neppure l’amministrazione della giustizia in un tribunale mi rincuora maggiormente con un povero Cristo appeso sopra “la legge è uguale per tutti”.

Anzi, il tutto mi sembra quasi canzonatorio, soprattutto per chi fu scambiato con Barabba.

L’assuefazione al crocifisso

È un rischio: a forza di vederlo ovunque si finisce con non notarlo più.

Alla stregua dei cartelli “proprietà privata” al limitare dei boschi, ai quali i cercatori di funghi neppure fan caso.

Con meno crocifissi in giro invece potrebbe accadere che i credenti sentano l’impellenza e la necessità di cercare il Cristo in croce in chi ci circonda.

Allora davvero tutto cambierebbe di significato.

E forse pure Lui non rimpiangerebbe d’essere stato appeso lassù, mezzo nudo e sanguinante.

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