Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Il crocifisso non è mai fuori moda e va con tutto


Il crocifisso, per come lo conosciamo noi, tanto nella variante essenziale di croce nuda e cruda quanto in quella con il Cristo incluso, è intramontabile.

Arricchito di perline luccicanti simil diamanti è finito, pendulo, ai lobi delle orecchie di generazioni di ragazze e di musicisti rock; in oro massiccio o placcato fa mostra di sé su petti virili; abbellisce colli sinuosi, come appendice delle corone del rosario in plastica o in metallo; corrobora la protezione della macchina, con il suo perpetuo moto altalenante, appeso allo specchietto retrovisore.

Nessuno s’indigna osservandolo ondeggiare come orecchino; luccicare tra le gocce di sudore del torso, monito delle sofferenze indicibili che gli tocca subire pure come simbolo; o in attesa del riutilizzo del rosario dopo una nottata in discoteca, in riparazione peccatorum.

Scorgendolo laddove non ci si aspetterebbe di vederlo, anch’io non provo indignazione o sgomento. Neppure però un afflato sacrale.

Insomma, non mi verrebbe d’inviare il bacio a Gesù – come m’insegnavano da piccolo -, soltanto perché fa capolino tra l’apertura generosa di una camicia dai colori sgargianti, disteso in una selva di peli ursini.

Il crocifisso non si tocca

Chi non ricorda questa meritoria campagna di sensibilizzazione ordita contro l’arida razionalità, che compariva ciclicamente come le epidemie sui social network?

“Se sei d’accordo clicca mi piace e condividi. Amen.”

Tristezza sconfinata.

Non investii un secondo della mia pur insulsa esistenza per contrastarla: talune battaglie non ha senso intraprenderle laddove le forze sono impari.

Con ciò ha avuto il merito – almeno – di porre la questione del nostro rapporto con il crocifisso nei luoghi pubblici.

Attendo speranzoso il giorno in cui sottoporranno il quesito se la foto del Presidente della Repubblica esposta nelle sedi dello Stato sia preferibile a colori o in bianco e nero: magari sarà la volta buona che qualcuno scoprirà l’identità di quel volto incorniciato e appeso sulla parete.

Ho l’abitudine di chiedermi se un’iniziativa messa in porto da altri o da me arrecherà dei vantaggi: se presumo che darà dei benefici la caldeggio; se invece temo sia foriera di effetti negativi la contrasto come meglio posso.

All’epoca togliere un crocifisso dalle scuole o dai tribunali secondo me non giovava affatto: la semplice rimozione avrebbe lasciato l’impronta sul muro perché, come è noto, i complessi pubblici si tinteggiano ogni morte di papa.

Significava mantenere comunque, sotto l’occhio di tutti, il signum crucis, vanificando l’iniziativa.

Ed oggidì – son disposto a scommettere qualunque cosa – parecchi griderebbero al miracolo!

L’alternativa era spendere una caterva di denaro pubblico per ricolorare le pareti, magari a scapito della messa in sicurezza dell’edificio.

Meglio, dunque, averlo lasciato al suo posto.

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Il crocifisso c’è e non c’è

La sua presenza è talmente scontata che non ci si fa nemmeno caso, come i loghi di taluni sponsor i quali, a forza di comparire ovunque, perdono l’effetto per cui sono stati messi, ovvero d’essere notati.

Le croci sulle cime, ad esempio, hanno un’utilità peculiare perché di norma non si raggiunge una sommità apposta per recitare un’orazione.

Qualora ci si ammazzasse di fatica per una prece sotto una croce ad alta quota anziché nella parrocchia del proprio quartiere… più che in una chiesa converrebbe stare in un centro d’igiene mentale.

Invece sono congeniali per scattare belle foto; per distendere indumenti inzuppati di sudore; per segnalare che, qualora si desideri proseguire più in alto ancora, occorrerà prendere la rincorsa proprio dalla croce e poi lanciarsi nel vuoto.

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Il crocifisso nei porti e negli uffici pubblici

È l’ultima, costruttiva, vitale, necessaria iniziativa di Salvini.

La felice intuizione non va vista come simbolo religioso; pare invece che vada letta per l’implicito valore identitario. Qualora a qualcuno appaia assurda, è bastevole fare due passi sotto il sole cocente del pieno pomeriggio, a testa scoperta: dopo sarà più agevole convenire sulla bontà della proposta.

Certo che questo cruccio dell’identità è proprio un chiodo fisso dei leghisti!

Stavolta manco originale: c’era chi ci aveva già provato con la costituzione europea a sottolineare le radici cristiane. Guarda un po’ che coincidenza!

Tra l’altro, considerata la fallimentare fanfaluca della Padania, e come sia stata rimossa tutta l’identità padana a seguire, non rende una gran pubblicità al crocifisso proporlo come identità nostrana, finanche per mano del massimo esponente leghista.

Resta il fatto che presto mi toccherà collocare un crocifisso in ufficio.

Ci pensavo stamane, guardandomi intorno nell’impervia ricerca di uno spazio libero, avendo scaffali che da terra arrivano al soffitto. Inutile sottolineare l’impazienza con cui aspetto più l’arrivo del regolamento attuativo della pensione.

Ipotizzo che saranno indicate le misure della croce; le opzioni a seconda dell’arredo circostante: in legno intagliato, in noce antico, in plexiglass, ad imitazione dell’avorio, in bronzo, in resina; made in Italy o di fabbricazione cinese; crocifisso piccolo, medio, grande.

Il Cristo dubito che sarà in versione filologica dunque con connotati mediorientali; in ossequio alla tradizione rispecchierà il classico uomo europeo.

Bene: la somiglianza tra pari avvantaggia lo spirito fraterno.

Magari saremo premiati con un modello “settentrionale”, almeno dalle mie parti.

Smanio all’idea, tanto più che con le pareti bianche s’intonerebbe meglio.

La revisione del Concordato

Sarebbe auspicabile, a modesto parer mio.

Proprio per ciò che concerne l’esposizione del crocifisso.

La Chiesa potrebbe compartecipare a una migliore produttività negli Enti pubblici allegando a ciascuno crocifisso la concessione di un’indulgenza, ottenibile con un certo numero di alzate di sguardi del dipendente dalla macchinetta del caffé verso il re dei Giudei.

Mi son già portato avanti, approfittando di un figlio dell’uomo che mi onora della sua amicizia, il quale ha posato per un altro mio amico dimostratosi alquanto bravo nel fissare con lo scatto tutta la passione che prorompe da quel corpo.

La foto è stata fatta nel fossato del castello in cui lavoro, quindi pertinente all’ambiente dove troverebbe degna collocazione non appena i desiderata salviniani giungeranno a una compiuta realizzazione.

Ecce homo

crocifisso

 

Il figlio dell’Uomo

Photograph: Francesco Pala

Model: @valletto

Make Up: Emilie Sarr

 

 

 

 

 

 

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