Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Il domani ci appartiene


Ci sono delle occasioni a cui partecipo nelle quali mi sento come uno spettatore di fronte a una rappresentazione: m’accade spesso ai matrimoni. Sei invitato, sei felice per gli sposi, ti ritrovi con amici o parenti, mangi e bevi al pranzo nuziale… eppure, per quanto inserito nella cerimonia, l’evento lo percepisci come vissuto soprattutto dalla coppia di sposini. Sarò sbagliato io, ma mi pare sempre di recitare una parte: in primo o secondo piano a seconda del grado di conoscenza con lo sposo o la sposa.

Ce ne sono altre nelle quali è il pathos che si crea a determinare in me il coinvolgimento: un funerale; la discussione di una laurea di una persona cara; l’esito di un’elezione politica; la festa patronale, il pensionamento di un collega.

Infine – ma mi accade di rado – vi sono circostanze che hanno il potere di farmi percepire sensazioni molto forti, perché suscitano emozioni: il senso di libertà a me non capita tutti i giorni di viverlo, invece sabato al Torino Pride ne son stato pervaso fin nell’intimo.

Una fiumana di persone allegre, spensierate, disinvolte mi sfilava davanti; mi passava a fianco; talvolta mi coinvolgeva allorché incrociavo lo sguardo di amici cari che speravo proprio d’incontrare in questo frangente: un saluto, un abbraccio, uno scambio di battute. Il tutto in un clima di festa, alimentato dalla gioia liberatoria di un lungo esodo giunto finalmente a un primo traguardo, dopo tutto il peregrinare legislativo di questi anni. Incompleto, risicato e imperfetto ma adesso legge.

Un’esperienza che è valsa la pena vivere e che a parole è difficile descrivere, ma che è stata in grado di farmi sentire parte di una società civile aperta, accogliente, emancipata, della quale non sempre abbiamo consapevolezza: fuori dai confini della nostra vita abitudinaria esiste una realtà di donne e di uomini che sanno il significato profondo della libertà, perché troppo a lungo son stati costretti a sopirla, celarla, ridimensionarla.

Una libertà mentale, prima ancora che giuridica.


Allego qui il reportage filmato da Igor Martes, alias Ofelia, per sua gentil concessione:

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