Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Il fascino della divisa


 

Indiscutibile, ineguagliabile, incontrovertibile: il fascino della divisa non ha rivali, fatte salve la tradizionale Ferrari Testarossa o lo Yacht con il nome personalizzato. Ma sono le classiche eccezioni che confermano la regola. Il dirigente di un Istituto Alberghiero della mia provincia ha deciso di dotare gli allievi e le allieve di una divisa scolastica. Sia chiaro, di divise già ne hanno da far invidia agli armadi di una caserma, da lavoro e da sala. Ben più d’una, perché la loro è un’attività in cui ci si sporca parecchio: dalle nostre parti è scontato che si usino cibi genuini e quindi smacchiare sughi non chimici o – nella provincia di Cheese – formaggi non ancora prodotti in polvere, è un’impresa che richiede più di un cambio, per poter lavare e stirare l’altro capo bisunto.

Divise scolastiche, quindi. Con il potere seduttivo che emanano: da qui immagino nasca la protesta di studenti e di genitori, che temono sia messa a repentaglio l’innocenza e il pudore dei giovani. Insomma… sono degli ingrati che non sanno apprezzare l’opportunità concessa loro di far colpo sugli esterni.

Adottare la divisa ha ulteriori e considerevoli vantaggi. Innanzitutto si potrà dormire di più al mattino, perché si risparmierà tempo sull’abito da scegliere; si eviteranno pure le proverbiali discussioni casalinghe intorno al fuseaux spiegazzato; alla camicia finita chissà dove; alla maglia presa impunemente in uso dalla sorella maggiore. Inoltre, l’avere tutti le stesse divise consentirà di uniformarsi non solo esteriormente, quando si starà in classe, ma anche mentalmente: sarà più facile attuare un’omologazione e consentire quindi una disciplina più ferrea, che è una sana abitudine per poter sonnecchiare in aula placidamente, senza soffrire del vicino disturbante che prima doveva distinguersi a tutti i costi. L’omologazione avrà effetti propedeutici pure per la vita in società, dove maggiormente si è allineati… meglio si vive.

Tra l’altro l’ignoranza crassa della recente Miss Italia a proposito degli anni Quaranta del secolo scorso potrà essere colmata anche grazie all’utilizzo delle divise, perché sarà di gran lunga più spontaneo e naturale interiorizzare quale fosse lo spirito del Regime, che proprio dell’uso delle divise ne aveva fatto un fiore all’occhiello per l’educazione della gioventù.

Non c’è da trascurare il lato positivo… che se tutti indosseranno una divisa si eviterà di correre il rischio che individui esterni s’imboschino nella scuola. Questo perlomeno stando a un’indagine americana*, sebbene paia strano che vi sia chi sgomita per entrare in una classe senza esserne obbligato. Però ne va tenuto conto, ci mancherebbe: capitassero mai dei migranti da quelle parti, senza divisa non ci sarebbe santo che tenga per farli entrare.

Infine acquistare delle divise, da parte di una famiglia, apposta e soltanto per andare a scuola, è estremamente importante, e c’è da auspicarsi che spendano il più possibile. In questo modo, oltre a far girare l’economia – il che non guasta mai – i genitori testimoniano ai propri figli quanto sia fondamentale investire risorse nello studio e nell’istruzione. Perché va da sé che con una divisa addosso si senta maggiormente il peso e la responsabilità di essere studenti, senza correre il rischio di dimenticarsene. È risaputo quanto le nuove generazioni siano assai distratte. Come se non bastasse i genitori, aprendo per l’ennesima occasione il portafoglio, li educano alla prospettiva che nulla sarà mai regalato nella vita, anzi, dovrà sempre essere pagato fior di quattrini.

C’è un unico, marginale, impercettibile punto a sfavore. Non può essere diversamente altrimenti questo provvedimento sarebbe perfetto, e la perfezione – per quanto il dirigente si sia dimostrato ineccepibile – è solo del Padreterno. Si tratta del fatto che, indossando le divise per recarsi a scuola, i moltissimi allievi pendolari mostreranno anche senza volerlo il nome dell’Istituto alberghiero. Questo potrebbe alimentare il seppur infondato pregiudizio che tale decisione sia improntata soltanto per pubblicizzare il nome della scuola, ma sulle spalle delle famiglie. Di certo non è nelle intenzioni del Dirigente, che altrimenti avrebbe sponsorizzato l’acquisto, ma per ovviare all’inconveniente sarà sufficiente obbligare ad indossarle soltanto dopo aver varcato il portone.

Per il resto, l’unica cosa che si dovrà ancora fare dopo saranno… i risvoltini ai pantaloni. Ovvio.

*BOTTANI NORBERTO, Approfondimento sui temi della scuola, in http://www.oxydiane.net/

 

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