Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Il fuoco dell’amore è un’altra cosa


… E poi c’è chi sostiene che non succeda mai nulla nella tranquilla, morigerata, placida provincia di Cuneo. Invece La Stampa* ha provveduto a sfatare il mito dei bögia-nên, degli abitudinari, affibbiato agli abitanti della Provincia “Granda” per antonomasia. L’ha fatto con un articolo in cui si dà notizia di incendi applicati nell’amena e gradevole Garessio, una località «da cartolina» tra le montagne che separano il Piemonte dalla Liguria. Uno di quei posti di cui si potrebbe fare un puzzle, alla stregua dei castelli romantici della Baviera. In questo luogo da favola esistono pure gli orchi, i quali han preso di mira un’abitazione privata che ospita da un mese dei profughi, sotto la guida del Centro di Solidarietà L’Ancora.

Dopo aver letto la cronaca sono rimasto sgomento. Voglio dire: se perfino all’aria pura, tra il verde rilassante dei boschi, nelle comunità pacifiche delle vallate accadono tali vicende… cosa dobbiamo aspettarci di qui a poco nelle periferie delle città? Così ho deciso di andare direttamente sul posto. Non di certo per dire un qualcosa in aggiunta su quanto abbiano scritto i giornalisti, bensì per farmi un’opinione diretta. Perché davvero l’episodio mi ha inquietato: finché ci tocca leggere le castronerie sui social – e conosci la levatura dei “leoni da tastiera” che le fanno circolare – è un conto, ma quando dalle patetiche condivisioni virtuali si passa ai fatti, beh, è un altro paio di maniche. Ci rendiamo conto della gravità? Cercare di appiccare un incendio, per fortuna sedato in tempo, con il rischio di una strage di vite innocenti, ha dell’inverosimile… è pazzesco!

Accompagnato da un amico armato di macchina fotografica e videocamera – a lui si deve la galleria d’immagini sopra e il video qui sotto – abbiamo inforcato l’autostrada in un assolato pomeriggio d’inizio agosto. Durante il viaggio provavo a prefigurare il movente di questo atto piromane. Garessio è un centro di piccole dimensioni, dove la vita scorre, tutto sommato, senza troppi colpi di scena. Chi ha appiccato il fuoco all’abitazione potrebbe essere stato spinto dal desiderio di fornire nuova linfa ai discorsi dei bar, ormai logorati dalla monotonia. Un filantropo rattristato nel sentire gli anziani del paese ripetere sempre le medesime storie.

Oppure l’intimidazione è mossa dal bisogno di dissuadere altri privati a imitare la benefattrice che ha messo a disposizione gli immobili, nel timore di un futuro mescolarsi di etnie.

Come non sarebbe da scartare l’eventualità di fermare in tempo una concorrenza sleale: fino ad oggi i neri buoni e apprezzati erano i “garessini”, dolci tipici del luogo… non sia mai che le medesime qualità alberghino pure nei comuni mortali. La concorrenza porrebbe fine a un’economia locale rinomata.

O magari, senza galoppare troppo con la fantasia, non sarebbe da scartare l’ipotesi di una serie di eroiche imprese d’improvvisati crociati notturni: giovani annoiati, proclamatisi giustizieri di chissà quale congrega ariana, che con il favore delle tenebre e dell’oscurità dalla fitta vegetazione boschiva hanno dato l’assalto al luogo, come selvaggi contro un fortino in un anacronistico far west. Magari brindando a incursione conclusa in nome dell’intraprendenza, della sagacia e della strategia da guerriglia messe in campo.

Il fatto è che, una volta arrivati sul posto, ci siamo trovati dinnanzi diciotto giovani poco più che ragazzi. Non cento. No. Neppure adulti, di quelli con lunghe barbe e con sguardi accigliati come da copione nelle peggiori narrazioni sui terribili infedeli bramosi di conquistare il Vecchio Mondo. No: diciotto ragazzi cordiali… nei limiti che può consentirlo la timidezza della loro età, la difficoltà di esprimersi e, soprattutto, la paura!

Hanno paura, tanta. Di notte sentono rumori nel vicino bosco. Dopo quel che è accaduto anche il passaggio di un animale selvatico – mi riferisco a quelli a quattro zampe – può destare timori inquietanti. Perché gli incendi non sono stati applicati «vicino» all’abitazione ma dall’abitazione, al pian terreno. Nella loro e in quella attigua: entrambi immobili prima lasciati all’abbandono e al degrado, che loro medesimi hanno ripulito e riportato all’abitabilità. Ora non riescono più a dormire sonni tranquilli. Come dar loro torto!

I loro referenti li portano in paese; li fanno passeggiare in centro di sera, per mostrare a tutti che non sono terroristi assetati d’odio ma ragazzi che potrebbero essere i loro figli o nipoti. Tutti fuggiti da situazioni pazzesche. Adesso alle mostruosità da cui son dovuti scappare subentra la drammaticità del presente: uno di loro ha il terrore che gli possa accadere qualcosa, perché se dovesse morire come è già successo a suo fratellino più piccolo non potrebbe garantire, per il futuro a venire una sussistenza alla giovane moglie e al bambino lasciati nelle terra natia. Resterebbero sole, laggiù, destinate a chissà qual sorte.

I responsabili del centro si stanno prodigando per integrarli. Si pensa di promuovere delle attività di appoggio alla comunità: opere di disboscamento o di sostegno ai bisogni locali; nel contempo ci si è affidati ai fornitori del posto per i pasti, anziché a ditte esterne, per avvantaggiare come possono i concittadini. Piccoli gesti che significano molto.

Un mesetto fa un settimanale locale osservava, all’arrivo dei primi dieci, che v’erano due cattolici e otto musulmani. Mi aveva colpito questo particolare “vitale”, che faceva il pari con la descrizione dell’immobile, definito “villetta”: probabilmente l’articolista viveva in una catapecchia, per descrivere così enfaticamente l’edificio. Comunque è vero, ci sono pure dei cattolici, che alla domenica scendono in chiesa per le funzioni liturgiche: il parroco li ha accolti molto bene. Vivaddio non ci sono atei o agnostici, altrimenti mi chiedo che accoglienza avrebbero ricevuto sulla stampa locale!

Adesso, se proprio si dovesse fare il punto della situazione, mi vien da pensare che gli artefici della spedizione punitiva dovrebbero essere soddisfatti: in paese se ne parla; c’è chi si è dissuaso, dopo aver avanzato un gesto benefico, nel proseguire, sentiti i commenti malevoli di certuni; la paura ha fatto novanta. Già, paura ne hanno provocata eccome, ripeto: la si legge negli occhi dei ragazzi, che nei paesi di provenienza facevano – dell’ospitalità a chiunque – una regola di vita mentre qui, invece, da parte di qualcuno sono stati attaccati, indirettamente, nell’omertà e nel nascondimento. Quando si parla di progresso della nostra evoluta civiltà!

Quindi i campioni delle tenebre, gli eroi dell’oscurità, i paladini della vigliaccheria dovrebbero ritenersi soddisfatti. Non c’è che da augurarsi che desistano dall’andar oltre: l’obbiettivo, qualunque fosse, l’hanno raggiunto.

Adesso tocca alla società civile farsi avanti, magari per dimostrare che non si è tutti uguali e che ancora esiste una fetta di uomini e di donne, di giovani e di ragazzi, che alla chiusura preferiscono l’apertura.

Ovvio che tutti non si possono accontentare: al massimo auguriamo ai delusi – perché pure di questo si è sentito dire! – che le speranze di vedersi arrivare delle procaci extracomunitarie dall’Est Europeo un giorno possano realizzarsi. Magari però – se mi è consentito un timido consiglio – si organizzino per accoglierle con un mazzo di rose al posto di una tanica di benzina… e chissà che i fuochi della passione non ci penseranno loro, stavolta, ad accenderli, sempre che ci siano dei cuori pulsanti disponibili ad infiammarsi.

Cliccare qui sotto per visualizzare il video

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* La Stampa, pagina della Provincia di Cuneo, mercoledì 5 agosto 2015.

Fotografie, realizzazione e montaggio video a cura di Andrea Silvestro.

Un grazie speciale va a Miriam e Matteo, per la squisita accoglienza, e ai responsabili del Centro di Solidarietà L’Ancora di Imperia per la fiducia accordataci.

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1 Commento

  • Luca Giaccardi 10 Agosto 2015 at 16:07

    Il moltiplicarsi degli appelli in difesa della razza ha infine spinto all’azione il cuore bianco e caucasico di qualche giovane provinciale. Ma la vera colpa è dei manifesti dell’ente turismo che per decenni hanno irresponsabilmente descritto il selvaggio nordovest come un paradiso in cui c’era posto per tutti. Tale musica è oggi irrevocabilmente cambiata. A mali estremi, estrema destra.

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Commenti chiusi.

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