Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Il guinzaglio


Oggi pomeriggio osservavo correre giuliva la mia cagnetta nei prati. Quando posso le tolgo il guinzaglio: di solito accade lungo un sentiero nel parco fluviale non lontano da casa mia. Sente allentare la presa… scatta come una molla… e non la fermi più.

Come se nel restante tempo la tenessi chiusa in una gabbia per canarini!

Mi ricorda la reazione di quando in collegio sentivamo la campanella per l’inizio della ricreazione.

*  *  *

Appena varco la porta di casa, ogni mattina, avverto che scatta il moschetto pure al mio, di guinzaglio. Serve per tenermi ligio durante il percorso della giornata.

Sono in buona compagnia. D’altro canto basta aprire un giornale e leggere gli articoli per constatare quanti siano tenuti al guinzaglio. In certi casi anche piuttosto stretto. A taluni addirittura mettono la museruola. Poi, se avranno fatto i buoni, il padrone di turno darà loro qualche croccantino.

Il guinzaglio solo all’apparenza ci protegge dai pericoli e ci evita di attraversare impunemente la strada, oppure di perderci. Il più delle volte serve per tenerci a bada. E per rassicurare chi s’incrocia per via. È la garanzia che non potremo saltare loro addosso per concedere effusioni non gradite; per latrare o mordere; per abbandonarci a istinti naturali dopo aver fiutato sotto l’altrui coda.

Inoltre è uno status: se hai il guinzaglio non sei un randagio. Quindi nessun pericolo che tu sia imprevedibile, magari pure con la rogna.

La società ne possiede un ventaglio variegato e di lunghezze differenti, che mette graziosamente a nostra disposizione. A ciascuno il suo, l’importante è uscire di casa senza dimenticarlo.

Già.

Peraltro constato con la mia bestiola che comunque non sia questo a mutare il carattere del cane. Esso è soltanto uno strumento, un po’ più evoluto della catena sistemata vicino alla cuccia, ma nulla di più. O, in un tempo che fu, messa ai piedi di chi doveva remare per la gloria e i successi commerciali altrui; di chi era visto inferiore e meritevole di sfruttamento; di chi contravveniva alle regole, magari con l’aggiunta di una palla di piombo come accessorio.

Una volta tolto il guinzaglio esce fuori l’istinto di libertà; la voglia di fiutare; l’indole più profonda di ciascuno, a seconda delle inclinazioni.

Leda, per esempio, è un cane da caccia. Da piuma, mi dissero in canile dove la presi anni or sono. Ricordo di una volta che se ne uscì dal cancello senza che me ne avvedessi. Ebbene, ritornò a casa con un pollo in bocca. Dove l’avesse preso mi è ignoto, visto che abito in città sebbene in una zona periferica, ma tant’è! Lascio immaginare lo sgomento dinnanzi alla scena, quando lo depose orgogliosamente sotto il mio sguardo esterrefatto, incredulo e basito. Il pennuto, tapino, era defunto. Morto di spavento, presumo.

Al guinzaglio non aveva mai dato sentore di pulsioni predatorie.

I guinzagli sono un’invenzione delle società moderne: di pelle o di stoffa, colorati e dorati, perfino con gli strass che lanciano bagliori di luce. I più sinistri, a mio avviso, sono però quelli che si allungano e si riavvolgono grazie a una molla inserita nell’impugnatura ergonomica. Illudono di non essere legati, mentre invece, d’improvviso, terminata la lunghezza a disposizione, se ne avverte la restrittiva consistenza: uno strattone che quasi strangola riporta subito alla dura realtà.

Il nostro, fatto di norme, di regole, di prescrizioni, di doveri, è necessario – certo – non fosse che per farci comprendere quanto sia bello e gratificante il momento nel quale ne siamo privi: d’altronde…

l’occasione di sentirci liberi è un’esigenza che non si nega nemmeno a un cane! Condividi il Tweet

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