Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Il primo premio


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Vivo in una cittadina di circa 25000 abitanti, anima più anima meno. Ridente località di provincia che, come ogni centro urbano che si rispetti in Italia, ha un suo castello, delle chiese, dei palazzi antichi, delle vie pittoresche nel centro storico situato su un altopiano fortunatamente non troppo ripido e scosceso. Naturalmente possiede delle sue peculiarità, come un lungo sistema di portici, dei viali panoramici che consentono di ammirare la catena alpina, le Langhe, le vallate verdi bagnate dal fiume Stura. Un luogo ottimale per chi ami la quiete, la tranquillità, la pace. Inoltre ha il pregio di essere al centro della rete di comunicazione per raggiungere in breve tempo le città d’arte o quelle commerciali. I bambini e i ragazzi crescono sicuri, lontano dalle insidie della modernità, dalle tentazioni della società edonistica, dai pericoli del degrado urbano. Gli anziani trascorrono placidamente il gran tempo che hanno a propria disposizione rimirando i cantonieri che sistemano l’asfalto; sorseggiando un caffè nei bar o, quando arriva la bella stagione, facendosi rosolare al sole sulle panchine delle grandi piazze, volutamente prive di monumenti per evitare che l’ombra infierisca sui salutari raggi estivi. Le anziane, al contrario, più sensibili alla calura, trovano rifugio nelle chiese, dove il fresco è assicurato da una costante temperatura che garantisce oltre al refrigerio pure una lunga conservazione. Le signore di mezza età non disdegnano incontri salottieri dalle pettinatrici o durante le presentazioni in casa dei prodotti di bellezza, degli elisir di lunga vita e dei portenti per rendere smagliante il pentolame. Una parte dei giovani invece, per restare in linea con il movimento migratorio nazionale, lascia la città. Temporaneamente o in modo duraturo. La classica “fuga di cervelli”: si spostano di tre, quattro, talvolta anche venti chilometri: altrove infatti riescono a appagare le proprie esigenze esistenziali, come incontrare altri mortali che non siano i compagni d’infanzia del catechismo, di scuola, di calcio; bersi una birra una sera feriale; far parte di un circolo culturale, divertirsi, fare festa, socializzare, e tutte quelle altre discutibili abitudini proprie di una fascia d’età ingestibile e indomabile. La restante parte di giovani che si ostina a non recidere il cordone ombelicale con il paese natio a sua volta si suddivide tra coloro che esercitano lo spirito di adattamento tanto caro a Darwin, e coloro che si ostinano a dare una svolta radicale alla vita collettiva, mettendoci tutta la determinazione e l’impegno possibile, meritandosi da parte dei benpensanti l’encomio riservato a chi lotta contro i mulini a vento.

Tutta questa premessa perché oggi ho letto una curiosa statistica che sta girando su fb, postata e ripostata perché resti ben impressa anche ai naviganti più distratti. Essa palesa che la mia cittadina ha raggiunto il lusinghiero risultato di essere “la prima della provincia” per crescita di afflusso turistico nel 2013.

Ho strabuzzato gli occhi! Il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato di chiedermi dove fossi per essermi perso i gruppi di stranieri accodati a una guida con tanto di bandierina gialla o il crocchio di turisti con sandali e calzini, armati di cartine e guide dispiegate al vento, o ancora la transumanza d’oriente che t’abbaglia per i continui flash delle loro macchine fotografiche: cammino e passeggio tutti i giorni dell’anno e, per essere stata la prima città turistica della provincia e non essermene neppure accorto, dovevo avere pensieri davvero tristi e assillanti in mente, oppure vistose fette di salame sugli occhi. Subito dopo ho provato a immaginarmi la concorrente città del tartufo completamente deserta, più o meno come accadeva per le epidemie di peste, facendo le debite proporzioni con la mia, tanto visitata; e così pure la città medievale di Saluzzo, con i suoi musei e gli eventi legati all’arte e all’antiquariato, o Bra e le sue iniziative di Slow-food e di Cheese, tanto per citarne tre delle sei “sorelle”.  In tutta sincerità ho pensato pure a località minori non troppo distanti da dove ho il piacere di vivere, come Cherasco e Bene Vagienna, nelle quali vi sono spesso domeniche in cui non riesci a trovare un parcheggio, se hanno eventi in calendario.

Soltanto quando ho analizzato con maggior razionalità la statistica ho realizzato che il dato, oggettivo e veritiero, ha una sua ragion d’essere perché include il festival internazionale di Mirabilia, che da solo è capace di catalizzare, in una manciata di giorni, tante prenotazioni d’albergo e presenze esterne, rubando il primato alla fiera del vitello grasso e alla festa del santo patrono. Ovviamente non può che far piacere, perché attesta che quando si ha il coraggio di gettarsi in grandi sfide, quando cioè si punta in alto, di conseguenza i risultati si concretizzano, mentre “il tirare a campà” o il dare “il contentino” a questo o quell’altro per eventi locali è un disperdere energie e risorse in mille rivoli e non paga se non nell’immediato e a piccole dosi. Spero quindi che questo risultato serva davvero come stimolo per azzardare ancora, sempre di più, e non come consolatoria soddisfazione con cui sfregarsi le mani, facendoci credere che l’essere primi in classifica significhi avere ottenuto un premio simbolico da sistemare in bella vista tra i trofei in mostra, buono solo a prendere polvere.

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