Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Il pudore che non c’é


L’inscatolamento delle statue ai Musei capitolini è stata una delle rare occasioni in cui il mio proverbiale sconforto verso l’amor patrio per la Cultura ha avuto un picco d’entusiasmo, come quando da piccolo accostavo il termometro al calorifero così la pallina di mercurio schizzava in alto, per far credere di avere una febbre da cavallo. Più o meno la medesima che ha assalito i tantissimi offesi nell’intimo per l’onta alle opere a loro care e conosciutissime. Vilipendio all’onor nazionale e alla sacralità dell’Arte.

Mah. A me è parso un gesto di cortesia, né più né meno di quando la mamma m’obbligava a rivestirmi con l’orrendo e inguardabile maglione regalatomi dalle zie, allorché facevano l’annuale visita parentale. Una delicatezza, ecco, per dimostrare quanto si tenesse conto delle loro persone.

La stessa sensibilità che lo Stato, nel contesto culturale, dimostra verso gli studenti universitari attraverso la rigorosa riforma in vigore: per non offendere la loro intelligenza calcola il carico di studio e la frequenza a lezione e riserva a loro testi sempre più esigui, leggeri e contenuti. Un bel gesto per non metterli in imbarazzo agli esami.

Siamo sempre a gufare soltanto perché “a pensar male si fa peccato… ma spesso s’indovina”, come sibilava la buonanima di Andreotti.

A questo punto però, se proprio devo peccare, tanto vale passare dal veniale al grave. Sotto il Giubileo della Misericordia si può arrischiare.

In tal caso verrebbe da ipotizzare che la scelta sia stata pensata con macchiavellica strategia.

Il presidente Rouhani sarà stato ansioso di vedere le statue ignude. Come ogni politico che si rispetti presumo che in patria darà l’esempio ai suoi cittadini, come è prassi un po’ ovunque. Quindi eviterà le tentazioni, disposto a farsi abbacinare piuttosto di guardare le vergogne altrui. Lo si constata in Italia a proposito della laicità dello Stato.

Ecco che adesso gli arriva l’occasione propizia, servita su un vassoio d’argento: potrei scommettere che da persona come si deve non avrebbe distolto lo sguardo per non offendere chi l’ha accolto. Ciascuno di noi sorride compiaciuto quando un artista della domenica ci mostra con orgoglio le sue croste: chi si sognerebbe di non trattenere il disgusto? Riusciamo perfino ad abbozzare un sorriso accondiscendente ascoltando versi strazianti di poeti da osteria, pur di non ferire l’altrui sensibilità. Figuriamoci se non l’avrebbe fatto un Capo di Stato in visita ufficiale, per giunta di fronte a dei capolavori!

Invece i nostri, mefistofelici fin all’osso, l’hanno privato dell’unica opportunità di far incetta visiva di cotanta sensualità! Hanno mandato a monte tutto: niente osservazione delle statue con finta disinvoltura; nessuna alzata di sopracciglia per simulare stupore; men che meno zero ricordi ed eidola da serbare come un tesoro, per gli inevitabili momenti di solitudine.

Eppure si son dimostrati dei pivelli rispetto a ciò che avrei fatto io. Mi si perdoni la presunzione, sebbene non sia un emulo del Marchese de Sade. Anziché inscatolare le statue, avrei usato dei pannelli in vetro opaco, di quelli adoperati per avvolgere le docce. Si sarebbe creato l’effetto “vedo – non vedo” che, senza mostrare nulla, dà comunque spazio alla fantasia, alimentando i più turpi pensieri, grazie all’impulso erotico che nasce dall’immaginario individuale e non dalla constatazione reale. In questa maniera, se l’animo del presidente iraniano fosse puro, avrebbe visto solo sagome vacue e indefinite; diversamente vi avrebbe colto oscenità indecenti, senza però poterlo palesare in pubblico, perché altrimenti si sarebbe scoperta la mente pruriginosa, imbizzarrita come i proverbiali cavalli arabi, noti per l’indole indomita e l’energia selvaggia che li pervade.

Infine, di tutta questa vicenda, ciò che più mi piace è l’indignazione contro lo Stato, reo di non aver valorizzato le nostre opere d’arte, umiliandosi dinnanzi a uno straniero che portava moneta sonante. Ma queste statue non sono un prodotto italiano: arrivano dal mondo greco-romano! Non hanno nulla con cui spartire con la nazione italiana. Non c’è più niente di niente che accomuni la cultura classica – né il pensiero o la morale degli antichi – con la nostrana contemporanea. Insomma, sono capolavori fatti da altri. Costoro, quando dovevano celebrare un evento di grande portata, erigevano archi di trionfo; quando si trattava di creare strutture pubbliche costruivano fori, templi, palazzi, anfiteatri, arricchiti da queste statue. Noi, per l’ultimo evento di richiamo altisonante, come opera d’arte abbiamo eretto l’Albero della vita… e il paradosso sta proprio nell’offenderci per aver celato opere non nostre mentre abbiamo mostrato al mondo intero il capolavoro dell’Expo, dimostrando di non sapere cosa davvero sia il senso del pudore.

 

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