Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Il tempo è denaro


Come no! Chi non ha sentito questa frase almeno una volta nella vita. La Chiesa per prima lo ha sempre saputo, e siccome sosteneva che il tempo non appartenesse a noi ma a Dio, riteneva non fosse corretto lucrarci sopra. Motivo per cui per secoli proibì il prestito a interesse, perché era un guadagno illecito. Lasciò agli ebrei il cruccio di sbrigarsela poi con il Padreterno, consentendo a loro di guadagnare sull’attività. Tempi lontani.

Nelle scorse settimane però una mia amica ha lanciato alla città, in una piazza virtuale, la proposta d’istituire una banca del tempo. Stravolgendo la dogmatica frase a titolo di questo articolo. Qualora l’idea fosse originale – una novità, per intenderci, mai esperimentata finora – non attecchirebbe di certo, ma trattandosi di una pratica piuttosto diffusa in giro, potrebbe avere dei consensi. Perché è grazie all’adozione della luce elettrica altrove, se qui non si resta al buio con il calar del sole, come è per merito dell’esempio altrui se pure da noi si può consumare kebab senza diffidenze. Non appena scopriremo che nel raggio di una ventina di chilometri almeno tre città grandi come questa hanno zone pedonali in centro, vietate al traffico, si potrà lentamente, timidamente, fievolmente azzardare la chiusura di qualche vicolo. «That’s one small step for a man, but one giant leap for mankind».

Così, di primo acchito, ho però l’impressione che la proposta non decollerà mai. Almeno per una triade di ragioni.

In primo luogo perché l’ingenua – in senso affettuoso – ha esordito proponendo d’istituire una banca in città. Ma è matta? Per giunta di Cronos: nome greco, non promette bene di questi tempi. Basta molto meno a far drizzare i capelli dalle mie parti!

Secondo, perché il versamento del proprio tempo in questa banca, da cambiare con l’altrui tempo, pone dei problemi non da poco. Può un ragioniere della banca del tempo valutare se la prestazione di una mia ora per scrivere, ad esempio, una dichiarazione d’amore su commissione sia sul serio equiparabile a un’ora d’amore tributata da una professionista del mestiere? Opinabile, ecco.

Ultimo, ma di fatto il principale. Aprire una banca del tempo, o pur solo una succursale modesta, potrebbe mutare sensibilmente parte delle abitudini nel mondo del volontariato. Non di certo perché non sia costituito da persone squisite e motivate – non vorrei esser frainteso – ma perché l’indole umana, talvolta, è incline a cadere in tentazione. Una santa donna come Eva ha perfino ceduto alle lusinghe di un serpente. Dunque potrebbe appunto esserci la suadente tentazione – come un tarlo che s’insidia poco a poco nel legno più duro – di barattare le due o tre ore trascorse volontariamente in pensionato a far compagnia all’anziana, magari un briciolo noiosa, con la tinteggiatura del proprio tinello, ad opera del genero della vecchina. E da lì il precipizio: per trovare un’anima pia disposta ad accompagnare mia moglie a fare spese per un’ora mi toccherebbe magari, in cambio, leggere ad alta voce per sessanta minuti l’ultimo libro di Volo a una classe che si rifiuta di farlo per proprio conto! Sarebbe troppo logorante, come già ammetteva Ovidio ben prima della nascita di questi originali istituti di credito: «Tempus edax omnia perdit», il tempo divoratore distrugge ogni cosa*.

… pure le migliori intenzioni.

.


 

 .

*Publio Ovidio Nasone, Epistulae ex Ponto, IV, 10, v. 7.

La frase originale è

«Tempus edax rerum, tumque, invidiosa Vetustas, omnia destruitis… ».


L’immagine è un particolare da Natura morta con teschio, Philippe de Champaigne, 1671.

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1 Commento

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    You have ended my 4 day lengthy hunt! God Bless you man. Have a nice day.
    Bye

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