Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

In che Stato siamo!


Una settimana fa operai disperati che non chiedevano altro che lavoro vengono presi a botte; di questi giorni la sentenza di condanna al “nulla” per la morte di Cucchi; per non parlare dei malati di SLA gabbati bellamente da chi placava i suoi ardori per il bene della società con secchiate d’acqua ghiacciata [cfr. http://ignoranteconstile.wordpress.com/2014/08/23/non-si-canta-piu-sotto-la-doccia/ ]. E chi ci crede alla manfrina letta ai telegiornali sull’aumento di posti di lavoro quando basterebbe guardarsi intorno per vedere solo disoccupati, per ascoltare la disperazione dei tanti miei amici giovani che non sanno dove sbattere la testa. Certo saranno aumentati gli occupati… il tempo di una stagione e ritorneranno da dove son venuti.

Assisto ai ritrovi di giovani belli, sbarbati e apparentemente sicuri di sé, insieme a preparare il futuro con la stessa ricetta alchemica con cui si trasmutano i metalli, solo che sostituiscono i termini esoterici con star up, know-how, brand strategy, jobs act. Nuovi iniziati in fratellanze accomunate dal mac book, dalla stessa università di grido, dalla spavalderia che nasce quando “borghese” è sinonimo di sicurezza e il termine “merito” equivale a un futuro già scritto. Ovviamente radioso. Assisto, e tutto sommato questo spettacolo potrebbe pure lasciarmi indifferente, al riparo come sono – per quanto tutto sia precario e nulla assodato per sempre – nella mia modestissima nicchia ecologica fatta di famiglia, amici, lavoro, casa, libreria, prato verde, cane, caminetto acceso e cantina discretamente fornita. Ma non riesco, non ce la faccio a restare indifferente. Quasi non ce la faccio più a trattenere la rabbia ogni qualvolta sento certi politici dire che non va bene lamentarsi, ma bisogna fare. Non so fino a quando riuscirò a tenerla a bada, dinnanzi alla spavalderia e all’arroganza di chi ha la presunzione di ritenersi nel giusto; di guardarti dall’alto in basso con l’impudenza propria di colui che ha tutto e che pensa che tu, cittadino di serie B-C… Z, senza una posizione sociale elevata, senza l’iscrizione a un circolo esclusivo, senza la rete di conoscenze elitarie, sia un… un… un niente. Perché non hai un lavoro e men che meno i “cash”, perché hai la SLA, perché guardi a sinistra, perché non vedi nell’immigrato o nel diverso un ostacolo, perché credi che la cultura sia l’asse portante di ciascun individuo e della società tutta e non un orpello da esibire all’occorrenza.

Mi vien la nausea sentir ripetere che bisogna partire dal basso. Non perché non sarebbe vero e necessario, ma perché – detto da chi in basso non ha alcuna intenzione di scendere – mi suona come un affronto vergognoso e dissacrante, irrispettoso e… disumano. Il basso è fondamentale conoscerlo, viverlo, annusarlo e, se del caso, farlo proprio, prima di agire per cambiarlo.

Gli uccelli scendono a terra per cibarsi del becchime o dei vermi. Soltanto dopo volano sui fili dei cavi telefonici, sui davanzali delle finestre, sui rami degli alberi e, osservando dall’alto, cinguettano. Quelli che fanno tweet-tweet, senza esser mai stati qui, in basso, è perché hanno la batteria… sono finti, tremendamente e tristemente finti.

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