Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

In Croce


Gli esiti delle elezioni amministrative mi hanno lasciato basito e una volta di più son contento di non aver scommesso, perché davo per sindaco della capitale Mario Adinolfi. Manco gli ottanta euro di Renzi avrebbero lenito la perdita. Eppure già pregustavo il solenne corteo trionfale, l’investitura a imperator et pontifex, l’abbraccio con il suo consimile d’Oltretevere, e il carezzevole suono delle campane di Roma lanciate a festa nel far da contorno, come le patate al forno per l’arrosto.

Non mi capacito: folle oceaniche a San Giovanni prima e orazioni devote a vari santi dopo non hanno sortito effetto. Mi viene il dubbio che non abbia tenuto in conto la gerarchia celeste proposta da Dionigi Areopagita, e che qualcuno lassù se ne sia risentito: da quando bevono litri di caffè son diventati piuttosto permalosi, i beati tra le nuvolette ovattate.

Forse, avendo chiamato il suo giornale La Croce, ci dev’esser stato chi l’ha preso troppo sul serio e mettendolo in croce ha creduto d’aver fatto “cosa buona e giusta”. L’avesse denominato “L’Ascensione” magari avrebbe avuto ulteriori opportunità: uno 0,10% lo portava a casa, come gli angeli si portarono quella della Santa Famiglia fino a Loreto.

Più che tutto mi rammarica pensare che da adesso in avanti non mi sarà più dato di godere delle esilaranti manifestazioni di ostentata fede tridentina su alcuni profili di facebook che m’onorano della loro amicizia, e che di Adinolfi erano zelanti supporter, per cui non mancavano di postare quasi quotidianamente le illuminanti e caritatevoli perle di umana bontà. Quasi ogni giorno, o almeno il primo venerdì del mese, in onore del Sacro Cuor di Gesù.

Il profeta delle famiglie modello, dal canto suo, così messo in croce non avrà che da ringraziare il Padreterno per questa cruenta sofferenza. Perché maggiore è lo smacco, maggiore sarà il premio futuro per aver accettato con ascetico silenzio e mistica sottomissione la prova inviatagli dalla Provvidenza:

«Existimo enim quod non sunt condignae passiones huius temporis ad futuram gloriam, quae revelanda est in nobis»*.

Certo, una volta ancora constatiamo l’effimera e volubile volontà dei mortali: ieri pronti a seguir il novello inviato dal Cielo, oggi a sceglier Barabba. Manco delle suorine e dei fraticelli puoi più fidarti. D’altronde non ha giocato a favore il Giubileo della Misericordia: meglio avrebbe sortito un Anno Santo della controriforma.

Di fatto le folle s’infiammano là dove tocchi gli appetiti di pancia, e dar da intendere che si sarebbero potuti “abbruciar de’ sodomiti” sarebbe stato uno stimolo vincente: una rievocazione storica, come ne nascono tante in Italia, promossa dall’assessorato al buon costume. Non c’é stata nessuna promessa di gemellaggio con Valladolid, la città dei natali di Torquemada; manco un accenno al ripristino dell’Indice; neppure ventilati i contributi municipali alle ragazze che si fossero presentate vergini all’altare: con il senno di poi si capisce che un po’ se la sia cercata… la sonora sconfitta.

Vedi a copiare dall’avversario, il quale non ha osato il dovuto?

Perché non mi risulta che Fassina avesse promesso di mangiar bambini, una volta sindaco.


*«Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non siano paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi», in Lettera ai Romani, 8,18.
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