Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Incrocio le dita e confido nella fortuna


Non faccio troppo affidamento sulla fortuna come non credo nella sfortuna, ma talvolta pare che i gesti scaramantici siano necessari, per quanto assurdo.

Mi è capitato di dover spedire un modesto pacco: conteneva un libro per un caro amico.

Ho preparato l’involucro con la classica carta da imballaggio, sulla quale ho stampato l’indirizzo del destinatario. Peraltro un dipartimento universitario, neppure un recapito privato. Lo scrivo perché di qui a poco se ne comprenderà meglio la ragione.

Considerato il peso e l’ingombro ridotti sono andato in tabaccheria per acquistare dei francobolli ma l’esercente ne era sprovvisto. M’avanzava comunque del tempo quindi mi son recato alla Poste.

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Il tempio di Tyche, la dea della fortuna

Era l’ora della pausa pranzo e la sede centrale si presentava semivuota: una situazione inusuale che ben dispone l’animo.

Quasi subito è toccato il mio turno. M’accoglie un’impiegata gentile e cortese.

In barba a quanto si vocifera sugli addetti agli sportelli, non di rado m’accade d’imbattere persone ammodo.

Le spiego il motivo per cui mi ritrovavo lì, anziché – chessò – essere a mangiare, ad accendere un cero a san Giuda Taddeo o ad amoreggiare.

«Come lo vuole spedire?», mi domanda.

«Tramite postiglione, con un servizio a cavallo che oltrepassi i regi confini e giunga negli Stati borbonici di Sua Maestà», ero quasi tentato di risponderle. Invece con uno sguardo tra lo stupito e il fesso ho dato un’occhiata intorno per sincerarmi d’essere in un ufficio postale.

In questo periodo ho la testa tra le nuvole e – chissà – per sbaglio sarei potuto entrare senza avvedermene nella stanza del boia, dove le spedizioni sono all’altro mondo, con un’accettata, la sedia elettrica o un’iniezione letale.

«… con il servizio postale», sussurro con velata ironia.

«Tramite assicurata, pacco, raccomandata con ricevuta?», m’incalza lei.

«Posta ordinaria?», domando, anziché affermare, per quanto non mi sembrasse una richiesta originale, eccentrica e singolare.

Corruccia le sopracciglia, ritraendosi un poco indietro: «ma è sicuro?».

Inizio a credere d’aver proposto una missione improba.

Fantastico su briganti intenti ad assalire carrozze o a insidiare le stazioni di posta. Agenti a servizio di corti straniere pronti a sottrarre la missiva. Insomma, il repertorio più fosco dei maneggi spionistici, con scorrimento di sangue e riscatti a seguire.

«Beh, c’è solo un libro dentro, nulla di ché».

«Guardi che così non sarà tracciabile».

«Vabbè, ma cosa potrebbe succedere?».

«Eh. Può capitare che il postino non trovi chi ritiri il pacco».

«Va in una università. C’è di certo qualcuno addetto al ritiro».

Ero tentato di domandarle che fine avrebbe fatto altrimenti: rientrava tra arcani privilegi del postino tenerselo? Finiva al monte dei pegni? Veniva donato in beneficenza o, magari, contrassegnato con un numero per l’annuale lotteria parrocchiale?

 

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L’antagonista della fortuna: il balzello

L’impiegata scruta il pacco e nota il mittente: «lo dico per la sua sicurezza: con un sovraprezzo sarà certo che giunga. Contiene roba preziosa, sarebbe un peccato. Poi… faccia come meglio crede».

Ignoro se alle Poste abbiamo in dotazione raggi X o se sviluppino poteri extrasensoriali per sapere cosa vi sia dentro un pacco: in questo caso c’era soltanto il mio racconto tra tanti, non la Bibbia a quarantadue linee. Comunque, al di là del valore o meno dell’oggetto, se le Poste portassero gratis il pacchetto non avrei diritto di lamentarmi qualora non arrivasse a destinazione: “a caval donato non si guarda in bocca”, ma trovo assurdo che pagando il dovuto non si abbia la certezza della consegna.

Sarebbe un po’ come se andassi in Comune per richiedere un certificato, pagandone il costo, ma la dipendente pubblica mi dicesse che verrà stampato su carta biodegradabile: qualora voglia conservare il documento oltre qualche settimana dovrei acquistare dei bolli aggiuntivi da apporre su una copia duratura.

Dunque gli euro spesi per il pacco sono un investimento sulla fortuna: se è di “luna buona” arriverà, sennò ho buttato via dei soldi. Oppure pago un di più – non ho idea di quanto né m’interessa – e il servizio sarà garantito.

Di questo passo un paziente visitato dal medico della mutua – pagato dai contribuenti – riceverà un consulto sulla sua patologia ma, siccome per curarsi occorrono le medicine, la prescrizione della ricetta bisognerà pagarla.

Lo stesso per un insegnante: ti spiegherà la lezione però se vorrai un giudizio sulla tua preparazione dovrai metterci dei soldi. Un apposito tariffario descriverà i prezzi per le prove scritte e per quelle orali.

 

Incrocio le dita, dunque, sperando che la fortuna sia parca e le basti questa mancia.

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