Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Indegna


Bandita dagli Stati di Sua Maestà.

Suonerebbe così il recente atto ufficiale di allontanamento dalla mia città, graziosamente elargito a M., una giovane donna sinta, se fosse vissuta qualche secolo fa.

Devo dire – per una certa inclinazione al retrò – che quell’espressione anacronistica appare ammantata dal fascino del proibito.

Trovo addirittura che sia più seducente della consegna della cittadinanza onoraria, della quale M. – chissà… forse… magari… – avrebbe avuto pure titolo, in virtù dei tanti anni trascorsi sulla piazza del castello.

Mi era familiare. Un po’ perché la incontravo tutti i giorni, un po’ perché quando non la vedevo ne sentivo il vociare dalla finestra aperta. Sulla torre in cui sto anche i sussurri dalla piazza sottostante salgono al cielo… figuriamoci gli improperi di chi le inveiva contro e le sue altrettanto colorite risposte.

Non mi pronuncio se sia stato un bene o un male l’esilio da questo Eden contemporaneo.

Dal consenso che l’assessore ha ottenuto sui social si direbbe che l’operazione sia stata apprezzata.

Un amico mi ha mostrato i commenti sopra un gruppo locale di fb, fiore all’occhiello e quintessenza della tolleranza, dell’apertura, della sensibilità umana. Ebbene… il tenore di diversi palesa una sentita riconoscenza.

Mi auguro che alle prossime elezioni non si dimostrino così ingrati da preferire candidati alternativi soltanto perché indossano una camicia verde o una nera.

Come diceva “LUI”:

«Non basta essere bravi, bisogna essere i migliori».

È bene tenerlo a mente.

 

M., ovvero l’inefficacia di voler fare senza saperci fare.

Di professione mendicante. Un’occupazione ingrata.

Ci si cimenta in questa attività per svariati motivi, tra cui:

1)      sei un figlio di papà, al quale il babbo provvede mantenendo l’alloggio in centro e il conto in banca, e decidi di passare le giornate sulla pubblica via, con uno o più cani al fianco – magari pure con uno strumento musicale – chiedendo soldi ai borghesi per sfruttare il sistema. Sei “contro” fino a quando l’esperienza en plein air non ti verrà a noia e ti salirà la fregola d’indossare giacca e cravatta;

2)      diventi un poveraccio per molteplici tristi imprevedibili congiunture della vita: senza casa, lavoro, mezzi di sussistenza. Dopo aver bussato ovunque, ti riduci a far la questua;

3)      nasci nel posto sbagliato: in un campo romani, in una terra lontana, in una periferia disagiata. Già da piccolo vieni educato a domandare l’elemosina e questo sarà il tuo destino finché avrai fiato in corpo. Tutto ciò che fa parte del repertorio classico e scontato di un bambino, di un adolescente, di un giovane ti è precluso. I progetti d’inclusione sociale sono un’utopia perché ben pochi sosterranno i finanziamenti necessari. Non hai scelta; ribellarsi è vano. Nessuno ti darà mai una mano per svoltare.

 

Appunto… M. nasce mendicante. E, a parer mio, neppure le sta troppo bene.

Mi è ignoto se avesse altre velleità, come le coetanee che incrociava sulla piazza: andare dall’estetista; vestirsi alla moda; viaggiare; uscire con dei ragazzi; frequentare una scuola; farsi selfie davanti a un piatto di sushi… però il suo mestiere lo faceva malissimo.

Non era portata.

Senza vocazione è dura: quanti conosciamo che avrebbero fatto meglio a darsi ad altro anziché cimentarsi laddove non si è tagliati?

Nonostante ciò va riconosciuto che ci provava: si presentava ogni mattina con le treccine in ordine; i vestiti colorati e tutto l’armamentario d’ordinanza di una mendicante, proprio come se vestisse una divisa da lavoro.

Ma spesso disattendeva alle regole basilari di chi chiede senza dare niente in cambio: a detta dei più rispondeva malamente ai clienti; talvolta ingiuriava; era insistente, noiosa, pedante.

Avrebbe dovuto prendere lezione da certi candidati prima delle elezioni: moine, gran sorrisi, volti compiacenti. Funziona: i votanti consegnano perfino il proprio destino a chi sa ben presentarsi… vuoi che non avrebbero dato qualche spicciolo se richiesto nel modo appropriato?

Non che fosse una pelandrona, anzi. La osservavo, dall’alto, come un Padreterno tra le nuvole guarda un povero Cristo. Durante la calura estiva incedeva con il suo passo un po’ altalenante – ricordava il dondolio di un pendolo -, instancabile, su e giù per la piazza, sotto un sole che non perdona; l’afa che toglie il fiato; l’asfalto che cuoce i piedi.

Avrei sfidato chiunque a stare al suo posto tutto il giorno in quelle condizioni. Manco una spugna impregnata nell’aceto per dissetarsi.

Lo stesso in inverno, in condizioni climatiche proibitive: aveva una giacchetta imbottita nella stagione fredda, ma indossava le stesse zoccole e le calze lunghe dai colori smaglianti che portava pure nei restanti mesi dell’anno.

Certo, riuscire a mantenere i nervi saldi in quelle congiunture è impresa eroica.

Da lei ci si aspettava una profusione d’inchini dinnanzi ai dinieghi, immagino come riconoscimento per l’onore d’averle rivolto la parola.

Può essere che peccasse d’orgoglio. In effetti la presunzione sovente fa brutti scherzi.

Infine c’è chi l’ha colta in flagrante: pare abbia espletato i propri bisogni corporali nell’atrio di una casa, al pian terreno.

Scelta infelice, anche perché di locali, pure eleganti e curati, ce ne sono eccome nella zona: bastava recarsi lì.

Hanno finanche la carta igienica per nettarsi. Morbida, per giunta.

Figuriamoci se non l’avrebbero fatta entrare, tanto più con un’impellenza fisiologica del genere!!!

Invece in un’altra circostanza spaventò un’anziana signora, in pieno giorno, sulla pubblica piazza. Soltanto l’intervento di un’anima pia ha scongiurato il peggio. Non ci sarà mai dato di sapere quale tragedia avrà scampato – meglio così -, ma l’immaginazione di chiunque può fantasticare come e quanto vorrà.

Gesti spiacevoli, che s’inanellavano a una collezione piuttosto nutrita di aneddoti.

Chissà come mai a me non ha creato problemi.

Magari perché tra banditi ci si riconosce.

Addirittura, a volte, con M. scambiavamo pure due parole.

Ogni tanto le lasciavo delle monete. Come faccio con gli ambulanti che incrocio a passeggio.

Non sono mosso dalla carità, sia chiaro: per pochi spiccioli non vale la pena scomodare l’amore cristiano, che è ben più impegnativo, come c’insegnano a parole e con l’esempio coloro che frequentano le chiese e vanno a messa a ogni festa comandata, o chi ci ricorda l’importanza delle radici cattoliche nella nostra cultura.

Semplicemente perché provo a immaginare quanto mi farebbe piacere ricevere qualcosa, se fossi al loro posto.

Chi sono io per negare il beneficio di un sorriso e di una moneta, che a me non cambiano di una virgola l’esistenza?

Dove finiscano quei soldi non è affare mio. Forse che verifico se quelli dati in beneficenza andranno per i bisognosi o per ristrutturare l’attico di un cardinale? O se questa o quella banca finanziano con i proventi dei miei investimenti le industrie d’armi? Oppure se la donazione da un sms verrà effettivamente devoluta alla causa che mi sta a cuore? Ma quando mai!

Ad ogni buon conto…

Non mi dispero perché non la vedrò più: nella mia vita son sparite amicizie di lungo corso… figuriamoci se non riuscirò a farmene una ragione!

mendicante

Però un rammarico ce l’ho, e lo confesso qui.

Avevo pensato di scriverle un cartello in bella grafia, magari in gotico, con il capolettera dorato, per sostituire il suo, ormai lercio, dozzinale, scontato, e che alla lunga aveva pure dismesso.

Una frase ad effetto che colpisse per il motto di spirito e per senso estetico.

Me l’ero ripromesso, insieme a qualche dritta da lasciarle a corredo. Ma ho sempre posticipato, senza mai concretizzare l’intenzione.

Non ho l’ardire di sostenere che le avrebbe arrecato giovamento – spesso pecco d’ingenuità – e comunque adesso è tardi.

Pago pegno all’indolenza.

Constato quanto sia importante non limitarsi a osservare. Bisogna agire.

A proposito… nel gruppo su fb citato sopra c’è già chi sollecita a muoversi contro i mendicanti davanti ai supermercati.

Efficienti: hanno ufficialmente aperto le liste di proscrizione!

E vaiiiiiiiiiiii!!!

 

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