Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

L’ Hiv in crescita non è una bufala, purtroppo


Hiv – il virus dell’immunodeficienza umana – è così noto che non pare neppure il caso di spiegare le conseguenze se si viene infettati e non ci si cura in tempo. Eppure il contagio, anziché diminuire, si diffonde.

Toh! Per il solo fatto che non se ne parli quasi mai dovrebbe già essersi debellato. Di solito succede così: di un evento funesto, uno scandalo, una tragedia basta tacerne… e scompaiono. Questa dev’essere la classica “eccezione che conferma la regola”.

L’ Hiv è pure aumentato in Europa, in barba alle periodiche campagne di sensibilizzazione, alcune memorabili, riproposte qui dal Corriere della Sera.

Com’è possibile che l’ Hiv si diffonda ancora?

Davvero c’è sempre di che stupirci.

Perché mai un virus dovrebbe continuare a infettarci, e per giunta senza retrocedere?

Chiunque può essere sfortunato al gioco oppure in amore – assai insolito in entrambi i casi – ma per quale motivo la sorte dovrebbe accanirsi a tal punto con noi?

Siamo individui civili, educati, urbani.

Con spiccate tendenze all’immortalità.

Oltretutto l’occasione propizia “per combinare qualcosa” non è che sia sempre dietro l’angolo, perfino quando si è liberi e non accasati, e allora come si può pensare che nella rara opportunità offertaci dalla benevolenza degli dei… a uno che consumi ciò che passa il convento tocchi pure l’ Hiv?

Impossibile, vien da credere.

Tanto più che ci si guarda bene da intrattenerci con figure losche, ambigue e di dubbia moralità.

L’anima bella con cui si condividono momenti di reciproco diletto ha sempre l’aspetto rassicurante; l’aria per bene; un modo di fare ammodo. Pulita, pure.

Mica può veicolare virus perniciosi… una persona vestita alla moda e dalla simpatia traboccante! Figuriamoci.

Li si riconosce da lontano, i malati: ce l’hanno scritto in faccia.

E dunque, nella più totale convinzione che la malasorte tocchi soltanto agli altri, non ci si fa scrupoli nel cimentarsi in effusioni dando via libera all’intraprendenza, alla foga e alla fantasia, qualora le circostanze si dimostrino all’apparenza ben auguranti.

Hiv

Precauzioni? Giammai!

Sovente le memorabili prodezze nascono alimentate più da fiumi d’alcool, da fumi estatici o da sostanze creative che non dall’inusuale e anacronistica arte del corteggiamento.

In queste congiunture ha già del miracoloso scampare a pessime figuracce per prestazioni di dubbia valenza. I protagonisti s’illudono d’aver di meglio che industriarsi in accorgimenti il cui approccio meccanico richiede dimestichezza a monte, e una certa abnegazione a seguire, nella pratica.

Giocoforza che la mancata prevenzione contro l’ingresso di sostanze in aggiunta a ciò che la Natura concede di suo – in abbondanza o in economia dipende dall’intesa, dall’umore, dall’ardore –, favorisca alquanto il benvenuto a bacilli, a virus e a malattie veneree, che visiteranno l’organismo come un tempo i coloni s’addentravano nelle terre vergini.

L’ Hiv pare timido soltanto perché non si pavoneggia con vistose escrescenze, con bolle traslucide, con perdite di muco, o bubboni di pestifera memoria, almeno agli esordi.

Dopo recupera.

Di fatto è intraprendente come chi, una volta ambientatosi, si mette a proprio agio e sa dare il meglio di sé.

Nessuno è immune

Dovrebbe bastare questa elementare constatazione per convincerci dell’opportunità di sottoporci a esami periodici se non conduciamo una vita di solitudine, se non godiamo di quel particolare status peculiare degli angeli o se non incliniamo per l’ascetica.

Il 1 dicembre serve apposta per ricordarci quanto la fatalità e la superficialità vadano a braccetto con la precarietà della vita e i rischi che essa comporta, allorché concediamo allo sprezzo del pericolo uno spazio che non si merita.

Hiv

 

 

 

 

 

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