Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

L’8 dicembre 2017 non nascerà nessuno


I registri dell’anagrafe avranno un foglio vuoto, quest’anno. Accadrà l’8 dicembre. Data simbolica, peraltro. Questo perché nove mesi prima – l’ 8 Marzo – le donne si asterranno dalle attività produttive e riproduttive.

Pizzaioli, ristoratori e cuochi faranno affari d’oro per sfamare gli uomini incapaci di cucinarsi un uovo al tegame; parecchi mariti già sudano freddo all’idea di cambiare pannolini ai propri bebè, di portarli all’asilo, di aiutarli nei compiti; ai ginecologi toccherà prendersi una giornata di ferie forzata.

Sarà come provare il disagio di un black-out: non ci si accorge di quanto sia fondamentale la luce finché non viene a mancare. Vero che ci sono conseguenze secondarie positive: costretti a fare a meno degli apparecchi elettrici, acustici, tecnologici, ci si riappropria dei ritmi naturali.

L’ 8 Marzo avrà come effetto la riscoperta della quiete domestica, senza ricevere rimbotti per non essersi tolti le scarpe prima d’entrare in casa; ci si sentirà sollevati dalle richieste di fare la spesa, di dare una mano ad apparecchiare tavola, di rimproverare il figlio per i brutti voti, di pulire lo scarico dopo la doccia; nello stesso tempo il silenzio tombale negli uffici, in panetteria, davanti all’ingresso della scuola anticiperà la sensazione da “fine dei tempi”.

Il sacrificio più grosso però se lo dovranno accollare:

  • gli uomini abituati a sfogare i nervi sulla propria compagna;
  • quei capi che sul lavoro esigono una segretaria asservita ai bisogni vitali del boss, come il portar loro i caffè, essere sempre imbellettata e  sottoposta ad apprezzamenti a doppio senso sebbene non contemplati nel contratto, con sorriso di circostanza a sigillare il consenso forzato;
  • i colleghi privati dell’ennesima occasione per sfoderare la battuta sessista del momento;
  • gli infoiati perenni, che scambiano per diritto acquisito la soddisfazione delle loro voglie, nei giorni pari e nei dispari;
  • i conservatori, che proveranno l’inedita scoperta del concetto di “emancipazione” femminile, e ne gusteranno il piacere al pari dell’avaro quando s’accorge che i topi han divorato i suoi soldi, custoditi sotto il materasso come certe idee stanno celate negli anfratti più reconditi della mente.

Si potrà reagire facendo incetta di candele e di cibo in scatola, oppure cooptando i nonni; magari qualche intraprendente rimedierà delle bambole gonfiabili… ma credo che sarebbe molto più sensato se cogliessimo l’occasione per renderci conto che la luce non sia da ritenersi sempre scontata, e neppure che basti pigiare un interruttore o inserire una spina per servirsene.

Mi sto accorgendo di scrivere un articolo da uomo su altri uomini. E benché appaia ovvio, penso non sia del tutto corretto. Perché l’ 8 Marzo dovrebbe servire da monito e da opportunità pure a molte donne che nella vita di tutti i giorni restano lontane dalle istanze femministe.

Quali donne?

Alludo alle tante che additano le colleghe in carriera liquidando il loro successo con considerazioni sulla generosità con cui avrebbero elargito le proprie grazie.

Oltre a infangarne l’onore, generano in quelle che le ascoltano il timore di essere giudicate altrettanto gratuitamente, qualora ambissero a un ruolo che non sia soltanto d’arredo in un ufficio. Inoltre inculcano la nefanda idea che, se non si possiedono requisiti idonei a stimolare le fantasie del diretto superiore, sia superfluo pretendere un riconoscimento professionale invece sacrosanto. È una pratica tanto diffusa quanto deleteria, soprattutto in ambienti circoscritti, con una mobilità ascendente tenuta sotto il vigile controllo sociale.

Non ci sarà riconoscimento dei diritti femminili fino a quando parte delle dirette interessate contribuiranno ad alimentare luoghi comuni per ignoranza, per invidia o per tornaconto.

Ma soprattutto mi piacerebbe che l’adesione facesse presa sulle donne che non hanno mai avuto un lavoro fuori dalle mura domestiche.

Le casalinghe, in particolare, la cui esistenza si è votata a servizio di un marito o di una famiglia. Parecchie costrette troppo spesso a una vita di rinunce: spose di uomini così tirchi da indurle a scervellarsi pur di trovare un pretesto buono per la tintura per capelli, da farsi in casa, rigorosamente, perché per la pettinatrice occorrerà attendere il matrimonio della figlia.

Le stesse che per mostrare alle amiche una loro foto al mare devono iscriversi alla gita parrocchiale, altrimenti il marito le lascerebbe avvizzire in casa.

Donne chiamate a vivere soltanto di tanti doveri e di pochi diritti: per loro la raccolta punti del supermercato è la maggior velleità di cui far vanto. Ne conosco, purtroppo. Spinte a giocarsi i pochi risparmi nei gratta-e-vinci, non con la pretesa di arricchirsi, bensì con la speranza di risparmiarsi future umiliazioni, ogni qualvolta imploreranno denaro per le esigenze più elementari, mentre al compagno è dato il privilegio di farsi la bella vita.

Violenze sottili, quotidiane, soltanto all’apparenza modeste e insignificanti.

L’iniziativa

Spero quindi che il programma e gli intenti vengano divulgati il più possibile: le informazioni puntuali sono rintracciabili sul blog https://nonunadimeno.wordpress.com/ e sull’omonima pagina fb .

Leggere, far conoscere l’evento, parlare delle motivazioni non soltanto sui social è una responsabilità per chiunque abbia a cuore i diritti.

E comunque… se qualcuna partorirà proprio l’8 dicembre non sarà il caso di darle della crumira: a volte la luna può fare strani scherzi.

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L’immagine in apertura è tratta da un adesivo del collettivo padovano Fuxia Block

Grazie a Non una di meno per il nulla osta all’uso.

 

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