Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

La bella lavanderina…


panni lavati

Nel torinese la proposta dell’amministrazione di Borgaro di inserire un autobus aggiuntivo apposta per i rom eliminando la fermata di linea consueta vicino al loro campo, oltre ad essere una decisione assai intelligente – una mosca bianca di questi tempi, nevvero? – ha il merito di rispolverare la Storia. Sempre bistrattata, detestata e ignorata, adesso finalmente riemerge dal passato. Si correva il grave rischio di non sapere più cosa fosse l’apartheid, la segregazione razziale, invece con l’encomiabile intuizione civica si restituisce alla contemporaneità una fetta del patrimonio culturale e sociale dell’Occidente. Non resta che augurarci il ripristino dei ghetti, delle ronde notturne e della “buon costume”, altri meritevoli capisaldi dei “bei tempi che furon” caduti nell’oblio. Per l’inquisizione mi sa che toccherà aspettare il prossimo papa, ma la speranza – come si suol dire – è l’ultima a morire. Ci sarebbe anche il boia da annoverare tra le delizie per la vista, con tanto di patibolo e forca: chissà che qualcuno non si riattivi presto… non vedo l’ora di sentire il rullare dei tamburi…

Nella mia gioiosa cittadina c’è chi sta lodevolmente approntando il terreno congeniale. Già scrissi della questione in http://ignoranteconstile.wordpress.com/2014/05/14/hai-da-accendere/

Il fatto è che con il passare del tempo i due rom che stazionano nella piazza del castello hanno finito con il sentirla casa loro. E si sa: «i panni sporchi si lavano in casa». Così han fatto, stendendoli poi in bella vista, approfittando delle giornate di sole autunnali.

L’indignazione s’è subito fatta sentire. I nomadi non lo sapevano ma una certa fetta dei miei concittadini teme che questo gesto sortisca una sorta di emulazione, con gravissimo discapito per la morale pubblica. Fino ad adesso, per secoli e secoli, è sempre stata una consuetudine sacrosanta e mai inviolata lavare i panni sporchi all’interno delle mura domestiche, delle stanze dei bottoni, delle redazioni dei giornali locali e dei palazzi curiali. Il pericolo è che, vedendo un gesto simile, a qualcuno venga lo sghiribizzo di lavare in pubblico ciò che è meglio ripulire nell’intimità familiare o nel segreto delle sedi di partito, nelle assemblee dei soci, nelle convocazioni pastorali. All’esterno tutto deve apparire ordinato, lindo e curato. Gli zingari hanno violato un tabù e questo è sommamente deprecabile. Non riesco a leggere diversamente lo sdegno collettivo. Perché non posso minimamente pensare che sia per spregio al decoro urbano. Perché? Perché tutto il centro storico è volgarmente tappezzato dalle affissioni selvagge, eppure nessuno ha mai detto “beh”, sebbene sia oggettivamente una vergogna assai peggiore e di gran lunga più persistente di due panni stesi per un’oretta ad asciugare. Ora, l’ultima cosa che vorrei è tacciare di vigliaccheria coloro che stanno agitandosi contro i due gitani, soltanto perché non avrebbero mai il coraggio di mettersi contro le associazioni locali che tappezzano impunemente i portici, le vetrine e i muri della città con volantini, annunci, manifesti e locandine. Sono certo quindi che la condanna nasca dall’interpretazione allegorica dell’incauto gesto. Qui da noi, a proposito di menti fini, non siamo secondi a nessuno.

Mi aggrego di buon grado allo sconcerto generale, anche perché, oltre al danno pure la beffa: i panni messi ad asciugare avevano colori troppo sgargianti, che non s’intonavano affatto con l’ocra del castello. Stridevano: davvero un pugno nell’occhio… che fa male quasi quanto l’enorme trave che mi ritrovo infilata nell’altro.

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