Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

La breccia del nuovo millennio


Siamo riusciti a dare il voto alle donne, settant’anni fa; poi l’opportunità di divorziare; adesso le unioni civili sono legge dello Stato. Sulla scia dell’euforia mi vien da sperare che tra qualche decennio otterremo pure la libertà di stampa. Vabbé, al momento restiamo con i piedi per terra.

Non si può avere tutto. Ben lo sa il mondo LGBTQ che s’è dovuto accontentare di un compromesso.

Capisco appieno chi non si rassegna, e chissà che Orazio non avrebbe solidarizzato con loro:

«Parturient montes, nascetur ridiculus mus».

Con un travaglio tanto sofferto… chi l’avrebbe mai pensato che le montagne avrebbero partorito un topino!

Comunque sono strafelice per la comunità omosessuale, in particolare per alcuni di loro con cui son molto legato. La mia gioia non è neppure ottenebrata dalla preoccupazione per le liste di nozze, perché non c’è nessuno degli amici gay che frequento che ne usufruirà nell’immediato, almeno che si lascino trascinare dai colpi di fulmine. D’altronde la gran parte son giovani e quindi avranno tutto il tempo per il grande passo.

Però un effetto a breve termine ce l’ha, questa legge: sdogana nella società chi finora era più o meno costretto a sentirsi cittadino di serie B.

In passato, coniando nuovi termini, si è data dignità a molte categorie sociali, ad esempio alle perpetue, elevate al rango di “familiari del clero”; come pure è bastato ammodernare il vestiario della polizia penitenziaria per conferire lustro a tutto il settore. Mi piacerebbe credere che di riflesso una rivalutazione arriverà pure per le coppie conviventi del medesimo sesso ma, in merito, sono realista. Già, perché l’omotransfobia non si debella riconoscendo ad altri diritti finora negati. Anzi, chi ne è infetto troverà ragioni in più per infierire, non fosse per l’odio della sconfitta nella battaglia legislativa e d’opinione pubblica.

Il presidente dell’ArciGay piemontese, Marco Giusta, ha rielaborato la “breccia di Porta Pia”: burlone! Disponibile come sempre, mi ha concesso di pubblicarla nell’articolo.

Porta Pia

L’interpretazione che ne faccio è mia personale, non sua.

La bandiera arcobaleno segue lo sfondamento delle mura papaline: quella tricolore all’epoca sentenziò la fine del potere temporale del pontefice sull’Italia; questa, la sconfitta di una certo tradizionalismo cattolico conservatore e anacronistico. I diritti per le coppie gay entrano in Roma e trionfano vittoriosi.

Penso che fin qui siamo in sintonia un po’ tutti, Marco compreso.

Mi permetto di proseguire oltre all’analogia. Non lo faccio per pignoleria, bensì perché l’immagine è molto bella, la condivido appieno, ma credo sia opportuno pure valutare le differenze, per affrontare meglio sia il presente sia il futuro.

Dopo Porta Pia i cattolici si ritirarono, com’è noto, dalla vita politica: non saremo mai abbastanza grati per la trovata del non expedit di Pio IX… ahhhhh… che perla! … che bei tempi!

La nobiltà nera si mise a lutto, in composto silenzio, affranta per l’onta subita: chiusero gli stipiti delle finestre; serrarono i portoni dei palazzi aristocratici; si abbigliarono come becchini. Soprattutto se ne stettero fuori dai giochi e non intralciarono la creazione della nuova Nazione. “Né eletti né elettori”. Ribadisco: tempi sublimi!

Oggi? L’ala conservatrice del FamilyDay, le Sentinelle in piedi, il nuovo partito adinolfiano e tutto il variegato mondo tridentino, lepantino, preconcilare si guardano bene di coprirsi il capo di cenere: addirittura lanciano minacciose demonizzazioni politiche, in vista della campagna referendaria.

Non c’è possibilità di breccia in cuori di pietra: nulla ha potuto neppure il giubileo della misericordia, che avrebbe dovuto indurre almeno a un minimo di pietas momentanea. Anche solo finta, di facciata, come è prassi in taluni ambienti curiali. Nihil.

Le differenze quindi sono sostanziali tra l’entrata con il tricolore e quella con l’arcobaleno perché ci attendono tempi duri, per tutti noi a cui stanno a cuore i diritti e le libertà.

Come se non bastasse, ad aggravare la situazione c’è la triste constatazione che adesso non si ha nemmeno più a che fare con veri nobili.

3 Commenti

  • Una vicenda molto lunga e complessa, dove, al di là della questione in sé, mi sembra si siano intrecciati diversi filoni:

    1) La comunità LGBT contro gli oppositori della legge (Chiesa, sentinelle, ecc.);
    2) Chi promuove l’estensione dei diritti contro chi ritiene che altre debbano essere le priorità (sul genere “con la disoccupazione e le tasse che ci strozzano, stiamo a perdere tempo coi gay?”);
    3) Opposizioni contro maggioranza (“questa legge è promossa dal PD per raccattare consensi per Renzi, quindi io faccio ostruzionismo!”);
    4) Euroscettici/anti-sistema contro europeisti (“ecco, adesso l’UE ci ‘costringe’ a riconoscere le unioni gay!”) e la misteriosa “lobby gay” (così potente da essere perseguitata ancora in 3/4 del mondo, ma tant’è).

    In mezzo, tanti cittadini e le loro famiglie: forse sarebbe stato meglio promuovere una legge di iniziativa popolare, invece di lasciare temi così delicati in mano a mutevoli maggioranze e a calcoli politici…

    In ogni caso, si tratta di un piccolo, grande passo avanti per quanti si sono battuti in questi anni.

    • Luca Bedino

      Ciao Andrea, sei riuscito a fare il Bignami delle traversie, complimenti! Una legge d’iniziativa popolare sarebbe stata di certo una risposta corale della società civile ma, per il poco che sto constatando in questo periodo, noto che a smuovere i cittadini è, spesso e purtroppo, la cura del proprio orticello. Non a caso sta andando bene quella sulla legittima difesa, mentre sarei scettico su una per i pari diritti alla coppie omosessuali. Non per ostilità; semplicemente per indolenza: “non mi tocca di persona… son fatti altrui”. Costato perfino i preconcetti verso chi, come me e tanti altri, sosteniamo la causa senza far parte attiva della comunità LGBTQ. Comunque concordo con la tua conclusione, sebbene non bisogna demordere né accontentarsi 😉

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