Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

La campagna elettorale: “e pur si move”


La campagna elettorale per le elezioni amministrative compie i primi passi: il segno più tangibile è la nevicata di questi giorni, mandata apposta dagli dei per ricreare quell’atmosfera natalizia in cui tutti son più buoni, elargiscono sorrisi, stilano accorate letterine per i pacchi a venire.

Quanto di meglio si possa sperare per esiti promettenti negli scranni del Palazzo comunale.

In una città dove la vita non riceve scossoni particolari nel suo lento procedere – a parte ponti della tangenziale che crollano o spostamenti di prelati da una parrocchia all’altra, entrambi eventi traumatici – la campagna elettorale ha il gran merito di smuovere gli animi intorpiditi.

Dai barbieri e dalle pettinatrici, nei bar e sotto i portici, si comincia timidamente ad accantonare le considerazioni sulle scappatelle fedigrafe dei conoscenti; le stramberie dei personaggi eccentrici del quartiere; i necrologi settimanali… per far posto a seriose disquisizioni su chi al momento è in lizza per servire la comunità locale nel lustro a venire.

L’incognita ancora regna intorno a coloro che mancano all’appello, ovvero i candidati del centro destra e delle destre, nonché di ipotetici movimenti di restaurazione del potere temporale della Chiesa, di ripristino dello ius primae noctis e altre facezie di stampo feudale, i quali fanno i timidi.

Oppure deliziano i concittadini nella consapevolezza, come scriveva il buon Lessing, che

“l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”.

campagna elettorale

Il mistero sui contendenti all’inizio della campagna elettorale: un vantaggio per tutti

Si tratta di un’ottima occasione perché in questo modo ci si trova nella classica situazione del “vedo e non vedo”, universalmente nota per il potere seduttivo che cela in sé.

Sapere fin da subito la rosa dei potenziali concorrenti avrebbe corroso quel mordente che la curiosità eccita negli animi. Si sarebbero spente le aspettative come accade con un miracolo repentino subito dopo la supplica al santo. È infatti la struggente speranza, protratta nel tempo, a convincerci dell’avvenuto prodigio al momento opportuno. Soltanto così il beneficiato assicura gratitudine al celeste patrono.

Inoltre, al momento, l’interesse nei confronti di chi si è fatto avanti consente di ragionare sulle opzioni senza condizionamenti allargati. È come trovarsi dinnanzi al gelataio con un paio di gusti in vetrina, mentre hai pagato per avere una sola palla sul tuo cono.

D’altronde tocca scegliere; soltanto molti secoli fa in città coesistevano due sindaci. Adesso, seppur a malincuore, si è costretti alla selezione di stampo darwiniano. L’altro soccomberà.

Una decisione dilaniante, che mi ritrovo a sperimentare anche nella vita di ogni giorno, allorché debbo decidermi tra il dolcetto o il barbera da abbinare alla polenta che m’aspetterà fumante a casa.

Scegliere conferisce tranquillità all’animo. Momentanea, perché sarà con l’arrivo di ulteriori liste che la propria selezione verrà rimessa in gioco, al pari delle vaschette di gelato che fino a quel momento erano in preparazione, ed ora sfoggiano i loro sfavillanti gusti colorati.

Questo è un bene: ricorda a noi mortali la precarietà del mondo e quanto sia importante ponderare con oculatezza le varianti.

Quella frase di Eschilo da tatuarsi sulla pelle

È sua l’affermazione, solo all’apparenza banale:

“Il futuro lo conoscerete quando sarà arrivato; prima di allora, dimenticatelo.”

che non sarebbe male farsi scrivere indelebile sul corpo quando si affronta una campagna elettorale, allorché ciascuno di noi, partendo da ciò che sente, ascolta e discetta, cade nella tentazione di intravedere in ciò che verrà la realizzazione di quanto gli scorre dinnanzi in relazione ai programmi politici.

Si rimane suggestionati o alterati, infervorati o refrattari a seconda della misura in cui crediamo che il domani concretizzerà ciò che altri affermano, promettono, assicurano in campagna elettorale.

A parer mio – per quanto opinabile – trovo ben più affidabile basarmi su quanto il passato e il presente hanno caratterizzato il vissuto di chi chiederà appoggio e consenso, per poi darlo loro… o per farmi amputare financo le dita pur d’evitare tentazioni del momento, sotto l’effetto dell’alcool, in preda a isteria, succube di sensi di colpa.

È un aspetto assai più oggettivo dell’atto di fiducia richiesto in virtù di suadenti o di curiali discorsi; di appassionate arringhe o di viscerali sentimentalismi; di voli pindarici o di visioni oniriche.

***

Chissà se sarebbero usciti dalla penna gli identici i versi, se il sommo Virgilio, nell’elogiare la campagna bucolica, avesse pensato alla campagna elettorale:

L’ultima epoca del responso di Cuma è giunto;

nasce da capo il gran ordine dei secoli.

La Vergine ormai torna, i regni di Saturno tornano,

già una nuova stirpe scende dall’alto dei cieli.

Virgilio vagheggiava l’approssimarsi dell’età dell’oro.

Speriamo bene!

Consulto fiducioso con il Poeta

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