Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

La coperta è indecente non perché sporca


La coperta del clochard gettata nella spazzatura dal vicesindaco di Trieste sta diventando un caso nazionale.

Che sarà mai? Vota in città costui? No.

L’amministratore ha agito per salvaguardare il decoro urbano: i panni sporchi si lavano in casa, quelli dei barboni si buttano nel cassonetto. Mi pare che tutto fili liscio.

Punire chi corrobora al decadimento del bello è meritevole.

Al contrario, prendersela con coloro che contribuiscono al decadimento morale di una comunità attraverso la corruzione, l’evasione, i favoritismi sarebbe apparso molto anacronistico. Son cose da Savonarola, che tra l’altro non ha fatto proprio una bella fine.

coperta

ph. by Ian Dooley

 

Al decoro urbano pare sia consentita un’unica eccezione

 

Sono le decine e decine di locandine, manifesti, annunci cartacei affissi senza alcuna autorizzazione nei luoghi più impensabili di una città, dalle vetrine in disuso ai muri, fino agli spazi pubblici.

Spesso orrendi; elaborati in casa con una grafica raccapricciante; stampati in proprio o a prezzo dozzinale su carta coloratissima, quasi fosforescente, per non farsi mancare visibilità pure dall’altra estremità della galassia  o nel più profondo girone dell’inferno, stando ai credenti.

Conferiscono un’aria di decadenza, di trascuratezza, d’incuria di gran lunga peggiore di una coperta dinnanzi a un negozio magari dismesso.

Ebbene, mai che accada di vederli rimossi o di leggere sui quotidiani di un’ordinanza con tanto di sanzione pecuniaria.

Perché? Perché ad incollarli lì con i nastri adesivi da tinteggiatore, da elettricista o da hobbista di cartonati il più delle volte sono associazioni o consorterie del luogo.

Multarli significherebbe metterseli contro, quindi ci si guarda bene da muovere un solo dito.

Questo nonostante loghi e titoli consentano di identificarli con una chiarezza cristallina: autori e affilliati votano, mentre un barbone – per definizione – non ha fissa dimora… figuriamoci la tessera elettorale!

Scandalizziamoci finché dura l’atmosfera natalizia che ci rende più buoni

L’indignazione per l’atto impietoso è scontata: basta un minimo di ragione e di cuore; non occorrere incarnarsi nel buon samaritano.

È sufficiente un barlume di civiltà addosso.

I rudimenti basilari della convivenza tra uomini.

L’abc di una società evoluta, che talune scene al massimo le ricorda narrate nei racconti leggendari sui barbari o sulla vita nella giungla.

Il teatrino di taluni politicanti – ma non solo loro – propone l’ennesimo gesto in sintonia con gli antenati primordiali, allorché un inspiegabile desiderio d’emulazione stimola in loro lo stesso appetito delle mosche in un letamaio.

Questo episodio ha un comun denominatore con gesti esemplari simili: a compierli è sempre qualcuno che può permettersi di agire contro chi è impossibilitato a difendersi o, perlomeno, perché non procurerà al giustiziere una ritorsione pericolosa.

La vigliaccheria dei codardi

Accade lo stesso sui social network. Non mi è mai successo di leggere nei gruppi locali di insulti o di atti di violenza contro chi potrebbe rivalersi attraverso un legale.

Men che meno di prendersela con iscritti che hanno amicizie che contano, posizioni di potere o una pluralità di cognomi.

Togliere e buttar una coperta a un poveraccio è pari al togliere e buttare via la dignità altrui. Condividi il Tweet

Gli strali contro qualcuno – spesso indicato come gruppo sociale, etnico, di diverso orientamento sessuale o religioso – li cesellano i giganti della tastiera, i pesi massimi dell’acume, certi della mancata controffensiva.

Almeno in questo modo saziano la propria frustrazione; colmano la pochezza morale e culturale con strati di guano che scambiano per oro colato soltanto perché i “like” su facebook si assomigliano tutti.

La coperta gettata e la politica odierna

In tutta la vicenda c’è un aspetto legato ai radiosi ed edificanti tempi attuali: i politici che compiono gesti simili appartengono a un ben preciso schieramento.

Pare l’epica scoperta dell’acqua calda.

Or dunque?

Finalmente non mi viene più la tachicardia leggendo di queste notizie. Prima non ero mai certo a quale partito o movimento politico appartenesse il candidato al nobel della bravata del momento.

Perché – diciamocelo francamente – una vicenda simile non sarebbe parsa estranea nemmeno a qualche politico del centro sinistra nelle passate congiunture.

Ogni volta era un colpo al cuore, un minnitico preinfarto, un angosciante sentore di rovina.

Adesso, per paradosso, son grato alle destre che facilitano la chiarezza degli eventi.

Per par condicio ringrazio pure i tanti che nel passato hanno lavorato con indefesso impegno nel preparare il terreno fertile: oggi i frutti maturano, perfino senza gli onnipresenti gomblotti.

E tutto, nella sua disarmante tragicità, acquista un senso:

una coperta d’umanità così corta che avanti di questo passo finirà per non celare neppure più le vergogne.

coperta

photo by Hermes Rivera

 

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