Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

LA CROCE, nomen omen


La Croce

Il n°1 non potevo perdermelo! In buona parte delle terre ancora vergini nella provincia in cui mi godo l’esilio in questa valle di lacrime non è arrivato. Però ho prestato ascolto al sibilo della mia coscienza, memore di aver letto o sul calendario di frate Indovino o scartando dei cioccolati che audentes fortuna iuvat, timidosque repellit. Nella capitale sabauda era ancora in edicola in tarda serata e devo alla benevolenza di un amico, un eclettico ed eccentrico editore che si è prestato a comprarmelo, se adesso posso vantare un tale privilegio. Non ho idea se lo abbia infilato in mezzo ad altri giornali, come un tempo s’usava quando ci si forniva di riviste “alternative”.  La croce: mai nome fu più congeniale! È giusto che sia così: se fosse piacevole leggerlo non ci sarebbe merito, invece la sofferenza che procura assicura uno sconto per l’Aldilà. Una sorta d’indulgenza, che arriva a depenalizzare fino a mezz’ora di purgatorio per l’editoriale di Adinolfi. Chissà se con il tempo la sua lettura sostituirà i classici Pater Ave et Gloria inflitti durante la confessione come penitenza! Sarà facile scoprire i colpevoli di peccati mortali: loro dovranno leggerlo per intero. Può essere però che, tra qualche giorno, raggiunta la milionesima tiratura, la Redazione sarà obbligata a inserire indicazioni visibili come sui pacchetti delle sigarette, in questo caso del genere: “Sfogliare lontano dai pasti”.  Non vuol essere una canzonatura fine a se stessa soltanto perché si tratta di un giornale di dichiarata osservanza controriformista. La vesta grafica e l’impaginazione fanno la differenza: si capisce subito come non sia il solito bollettino parrocchiale.

Quotidiani, periodici e riviste cattoliche se ne stampano a iosa, e sono un bene per la società – lo scrivo senza malizia – perché, oltre a servire come orientamento per i credenti, sono altrettanto utili a chi desidera confrontarsi con un pensiero differente dal proprio. Ma in questo caso – almeno a mio insignificante avviso – è il manifesto di posizioni arroccate su un’identità cristiana chiusa, barricata in posizioni inconfutabili, palesate con piglio dogmatico. Che poi – ad onor del vero – sono quelle ortodosse, mica le rivisitazioni all’acqua di rosa che ammorbano l’animo. Perniciose quanto basta per frenare l’evoluzione della società.

Credo sia sacrosanto conoscere chi siamo, ma non per elevarci sul podio della verità assoluta raggiunta soltanto perché si sostiene di avere la fede. L’unica e vera. Piuttosto per confrontarci con chi è differente, trovare degli eventuali punti in comune e, di certo, per maturare e cambiare in meglio.

A proposito dell’Islam, Adinolfi, il primum movens delle sentinelle in piedi, intitola così il suo contributo propedeutico al sapere universale: «C’è una sola strada e parte da Ratisbona». Andiamo bene! Il rimando profuso tra le righe ai valori cristiani in nome della ragione ha il sapore dell’ossimoro. Chiosa con l’appello: «Salvaguardiamo la radice della nostra civiltà costruita attorno alla libertà. Riscopriamo questa radice, che è cristiana, senza infingimenti…». Che la radice della nostra civiltà sia cristiana è vivaddio opinabile, e che addirittura si sia costruita intorno alla libertà ha del sorprendente: vero è stato il contrario! La libertà in Europa si è fatta strada a forza di vittime, di abiure, di sacrifici immani proprio lottando contro certo oscurantismo dottrinale. La Chiesa è l’antitesi della libertà per antonomasia. Tutt’oggi è, tra le istituzioni occidentali, quella che più contraddice la libertà, con la sua struttura gerarchica imposta dall’alto; con il suo magistero inappellabile; con regole ferree sulla morale e sull’etica, verso le quali non c’è nessuna libertà di opinione alternativa – e sfido chiunque a dimostrare il contrario – se si vuole restare in seno ad essa. La libertà al massimo sta nello scegliere di restarne fuori, e comunque solo da adulto perché quando nasci non sei neppure libero di optare per l’inclusione o per l’esclusione: ti è imposto il battesimo contro volontà.

Ci vuole una bella faccia tosta a sostenere una tale posizione.

Non voglio fare la recensione degli articoli, dal «Serve un presidente cristiano» al «Sono un omosessuale che cerca Dio». Beh… nel secondo l’articolista da una parte elogia il papa per il suo “chi sono io per giudicare un gay” e dall’altra giudica sprezzante tutto il mondo gay alternativo alla sua visione di credente… quando si dice “la coerenza”.

Non ho idea se con queste poche righe sia riuscito a fare pubblicità al quotidiano: in cuor mio me lo auguro, perché spero che circoli parecchio e che venga letto da più gente possibile. Otto pagine a un euro e cinquanta sembrano un furto, invece sono un risparmio notevole rispetto ad anni e anni investiti in una scuola cattolica, per arrivare allo stesso risultato: aprire gli occhi dinnanzi a talune realtà.

Un grazie a Vale, improvvisatasi fotografa, per la disponibilità, e allo storico Caffé Roma per la consueta squisita simpatia.
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