Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

La fortuna aiuta gli audaci


La storia che mi vien bene da raccontare è vera, accaduta di recente. Narrata di primo acchito rasenta la banalità. Ma se arricchita dei suoi risvolti reali acquista un’altra piega, e nulla avrebbe da invidiare alle godevoli vicende del più classico dei romanzi picareschi.

Lazzarino (nome di fantasia) sta aspettando il suo turno in una tabaccheria, nel primo pomeriggio di un giorno in cui la sorte, nonostante le aspettative del nostro fossero fiduciose nei di lei confronti, ha deciso di voltargli lo sguardo. È un rischio che purtroppo corrono i fedeli della dea Bendata: la pregano, la venerano, la rincorrono, ma non è infrequente che lo zelo dei propri devoti sia contraccambiato con la più sfacciata ingratitudine. Sono le bizze tipiche delle grandi star. Il locale è angusto: un dettaglio insignificante per chi desideri soltanto acquistare un francobollo, del tabacco o le pasticche contro l’alitosi. Un problema più marcato qualora si preferisse passare inosservati, come riesce allorché ci si trova nella spaziosa reception di un lussuoso albergo e si sprofonda tra i cuscini dei divani, per non essere visti dal marito dell’amante, sopraggiunto in un momento inopportuno. Qui tre avventori separano Lazzarino dalla giocata che smania di fare. Doveva stargli davvero a cuore. Il fato crudele gioca, a sua volta, in anticipo: la porta della tabaccheria si apre, e fa il suo ingresso trionfale una collega di lavoro. Una collega, va detto, part time, che è in ufficio solo al mattino. Va detto perché il nostro avrebbe dovuto essere dietro a una scrivania, in quel momento. Accortosi della potenziale sciagura, Lazzarino gioca la carta della galanteria e si offre di far passare madame. Sperava così di togliersi di torno l’incomoda testimone. Lei palesa di non aver fretta. Dopotutto nel pomeriggio è libera! Ora… che accade? È qui che entra in campo l’assurdo. Trovandosi a passare per primo, il tapino non s’inventa una scusa plausibile, che avrebbe giustificato la sua presenza in quel luogo, in quel preciso momento, ma fa la giocata. Su sollecitazione del tabaccaio, probabilmente avvezzo al gesto – e all’importo della giocata – dalla frequentazione abituale dello Stachanov nostrano. A questo punto, com’è ovvio, è colto bellamente in flagrante.

L’eroe dell’anno poteva chiedere delle buste o di cambiare del denaro: tutte esigenze vagamente compatibili con il suo servizio di pubblico dipendente. Invece fa la sua giocata. Quasi che lo schiaffo datogli dalla sfortuna per l’arrivo della collega potesse fungere da contrappeso al bacio sulla bocca, magari pure “alla francese”, che la fortuna stava sensualmente per stampargli addosso, almeno nelle sue idilliache speranze. Fiducia mal riposta.

Ora, immagino sia comprensibile che un dipendente pubblico decida di arrotondare il magro stipendio, poco più di un reddito di sussistenza, con entrate alternative, e fa onore all’impiegato la scelta di optare per la fortuna anziché per il lavoro nero o il malaffare. Nobile gesto, dovrebbe essere segnalato per un encomio. Il fatto che lo compia in orario di lavoro è pura coerenza: è una fortuna essere nel Pubblico, quindi farlo durante il servizio dovrebbe garantire una sorta di conseguenzialità. La decisione di sprezzare il pericolo di una segnalazione da parte della collega lo rende perfino eroico.

Ha un suo senso, e lo scrivo per scongiurare derive moraliste, citando il sommo poeta Virgilio:

“Audentes fortuna iuvat”.

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