Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

La gemma apicale


Provo a ritornare con la mente a quand’ero piccolo e non mi sovviene d’aver mai messo piede in una biblioteca pubblica. L’alternativa alla scuola, al giardino, al cortile dove giocavamo erano  le aule di catechismo, l’oratorio, la chiesa parrocchiale.

Di libri però ne avevo in casa, eccome. Alcuni me li compravano i miei; molti li ricevevo in regalo: le fiabe di Esopo, i classici per l’infanzia, ed a seguire Collodi, De Amicis, Salgari. Non nascondo che avrei preferito spesse volte dei doni più soddisfacenti, ma almeno non si trattava delle penne stilografiche “Aurora” d’ordinanza nelle ricorrenze solenni. Quelle che ti facevano venire il callo sul dito medio e ti lasciavano la macchia d’inchiostro come ricordo.

Dell’epoca delle elementari ho ancora ben vivo il ricordo di quando alla sera andavo a letto e mi addormentavo con Conoscere. La divorai tutta… l’enciclopedia dalla coperta in tela rossastra, le pagine di carta spessa, le illustrazioni a colori. La leggevo e rileggevo, rapito dallo stile scorrevole e accattivante, e dalle figure realistiche, disegnate, non fotografate. Va detto che ai miei tempi non esistevano alternative accattivanti in televisione per l’età imberbe che avevo, nella fascia serale. Soltanto d’estate ci si concedeva il lusso di star fuori fino a tardi e di rincasare cotti come pere al forno.

Di libri mi viene da accennarne perché questa sera ero in coda proprio in libreria, in attesa del mio turno, e ho aspettato il giusto. Un po’ come affrontare la fila dal fioraio, nella Festa della Donna; per la comunione in chiesa, alla vigilia di Natale; alle primarie del PD, per versare l’obolo e selezionare il leader che cambierà il futuro del Paese. Già.

E così , osservando il via vai, m’è venuta in mente una chiacchierata di alcuni giorni or sono con un intraprendete collega della biblioteca civica cittadina, sempre aggiornato sulle tematiche attuali, il quale osservava che oggidì in Italia ci son più scrittori che lettori.

Per fortuna, aggiungo adesso io, almeno in periodi come questo s’invertono i ruoli, perché un gran numero di persone si fionda in libreria come i discepoli alla distribuzione dei pani e dei pesci. Arguisco che lo facciano perché ritengono gli amici gran divoratori di romanzi, di saggi e di manuali. Dunque non temono d’affrontare una scelta ardua qual è regalare un volume – un oggetto estremamente personale che surclassa perfino le cravatte, e se la gioca con i profumi – pur di compiere un gesto apprezzato.

E dire che c’è chi amerebbe ricevere della mutande, anziché scartare un pacco con un libro indegno all’interno, magari pure riciclato [leggi qui]. Per inciso, devo ammettere che mi riuscirebbe difficile dar torto all’amico blogger.

Questa smania per il libro ha dei responsabili precisi. Infatti decenni e decenni d’inviti della società a distrarci con ben più accattivanti svaghi non son riusciti a debellare il piacere per la lettura. A parer mio la colpa è da attribuire soprattutto alle biblioteche.

Nella mia città la Civica ha avuto la testardaggine di scommettere sulle leve giovanissime, fin quasi dai primi vagiti, come accade con il progetto “Nati per leggere”. Con il vantaggio, rispetto a metodi similari avviati in altri contesti, di non includere giocoforza i pargoli in un processo di purificazione dell’anima. Insomma – a piacer loro – se in futuro mai lo desiderassero potranno non aprire più un libro senza con questo finire bruciati all’Inferno.

E non paghi delle novità librarie, di recente si è ricreata un’ambientazione congeniale proprio alla lettura. Approfittando di una torre del castello, già di per sé con connotati fiabeschi, i promotori dell’idea son riusciti a vincere un bando della Compagnia di San Paolo, ed a affidare a un artista professionista la decorazione delle pareti.

Ne scrivo perché perfino un orso della mia specie è rimasto affascinato dall’atmosfera surreale ricreata dai disegni, capaci di trasportare l’immaginario in una dimensione fantasiosa. Proprio come le pagine di un racconto. Per giunta m’è accaduto da sobrio.

Marco Paschetta – l’illustratore – è partito dall’idea della gemma apicale, quella situata sulla punta degli alberi, che nel rilasciare una quantità variabile di ormoni guida le gemme sottostanti nelle loro crescita successiva. La forma della pianta le sarà debitrice per il suo sviluppo naturale, che avverrà in un modo o in un altro, poco importa. L’essenziale è che diventi rigogliosa.

Cliccare sulle immagini per ingrandirle

Bella la metafora, applicabile all’età della crescita, che germoglia sotto stimoli, scoperte, avventure, ricerche.

Tante gemme, diverse delle quali ancora rinchiuse nella corteccia, attendono il momento di aprirsi e di dischiudersi vuoi in foglie vuoi in fiori. Sono come porte da aprire, dentro le quali chi si addentra troverà risposte e suggestioni.

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Photos by Gianmaria Leone – Biblioteca civica

Poi, non ho difficoltà a crederlo, bambini e ragazzi sapranno dare una lettura aggiuntiva – o alternativa – al simbolismo pensato dal creatore di questo bosco immaginario: resta il fatto che tanta sensibilità congeniale alla lettura sarebbe da esportare anche fuori da una biblioteca.

Ne avremmo bisogno tutti… di un contesto capace di favorire i sogni, o di alleggerire il mondo reale, come sanno fare i libri. O la neve, quando scende sotto Natale.

Non si direbbe… ma fa la differenza.

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