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La lega in una città allo sbando


La lega si è proposta nella mia città sebbene sia allo sbando. Una scelta meritoria: non è da tutti rimboccarsi le maniche quando ogni cosa è perduta o quasi!

Si aggiunge alle due candidature di altro orientamento già presentatesi, e ai cinque stelle dei quali stasera andrò a sentire il programma.

Riunirà sotto la spada, l’elmo e lo scudo di Giussano tutto il centro destra. Tutto, nessuno escluso.

Un carroccio dunque strapieno e stipato, sul quale salgono tanto i forzisti quanto chi guarda verso destra, o a ritroso nel passato, indietro, fino ai fasti dell’Impero.

Il designato è un geometra: non ho idea se nella compagine della lega si applichi una gerarchia… in tal caso, se al vertice c’è un capitano, qui presumo che il candidato a sindaco sia caporale.

Le prospettive della campagna della lega

Uno degli aspetti più salienti di un partito che scende in campo è che – per chi lo voterà – di norma non ci sono grosse sorprese. Un partito si sa cosa pensi, come agisca e come si muoverà: una garanzia.

Quasi sempre: la storia di Renzi, Minniti & C. attesta che “l’eccezione conferma la regola”.

Per coloro che non daranno l’appoggio invece è piuttosto noioso, perché ci si trova dinnanzi un copione già scritto.

Le analogie con il capitano ci sono pure qui, ma con le debite proporzioni. Inoltre ogni realtà locale ha le sue peculiarità e non sempre collimano con quelle nazionali.

La campagna della lega dalle mie parti immagino adotterà alcuni riaggiustamenti, ma saranno le settimane a venire a confermarlo o a smentire le supposizioni.

le felpe e la lega

I simboli in uso

Il nostro caporale indosserà quasi di certo felpe consone a ogni borgo che visiterà. Quella per il comizio cittadino non avrà la lampo: la seconda “s” coinciderebbe con la cerniera e quindi, tenendola semiaperta, darebbe dei problemi. Infatti chi ammirerà estasiato il caporale dalla sinistra del palco, vedendone solo una parte, rischierà di fraintendere ciò che resta dell’insigne Fossano… e magari lo riporterà pari pari sulla scheda.

Non si farà mancare la prassi ormai consolidata di indossare le divise delle associazioni: dalle mie parti gli toccheranno quindi gran selfie con calzemaglia e gonnellino da sbandieratore; un vero peccato che il celodurismo di bossiana memoria sia un ricordo lontano!

Il rito dell’ampolla, per non scontentare i nostalgici, avverrà alla fonte della sangiorsa: potrà rinverdire le origini del nostro etimo alludendo alla “fons sana”, che dall’epoca romantica nessuno aveva più avuto il pelo di riportare in auge.

I temi cari alla lega

Qui il problema si fa serio. Prendersela con chi arriva dall’altra parte del Mediterraneo significherà scontentare Santa Romana Chiesa e, senza bisogno di avere una laurea in Albania, pure l’ultimo degli ingenui sa quanto poco giovi per l’elezione a primo cittadino. Il santo patrono infatti è notoriamente di origine africana, e per giunta la sua festa cadrà ad inizio del mese delle elezioni.

Potrà però emulare il suo capitano: quello brandiva il Vangelo, lui – per giusta proporzione – avrà l’opportunità di mostrare le barzellette di don Pino Pellegrino, ministro di Dio in città.

D’altronde l’esempio salviniano nell’alludere alle sacre scritture già lo sta applicando: la sua descrizione della città, ritenuta allo sbando, pare tratta dall’ultimo libro della Bibbia, e non dubito che nei prossimi giorni prefigurerà l’arrivo dei quattro cavalieri dell’Apocalisse.

Il caporale purtroppo non potrà invocare la chiusura del nostro porto perché è già avvenuta nel secolo scorso, però visto che la fantasia non gli fa difetto, ha l’opportunità di minacciare chiunque oserà passare a nuoto dall’altra sponda dello Stura. Magari nel prossimo parco fluviale potrebbe far erigere un muro dinnanzi alla Savella, casomai qualcuno si avvicinasse a bracciate da quella riva verso la città.

La sicurezza è un problema serio

Lo ha dichiarato con il cuore in mano: proprio mentre rilasciava questa inedita e originale osservazione la città continuava ad essere spiata da decine e decine di telecamere.

Ce ne sono così tante e ovunque che il Padreterno ha rinunciato a volgere il suo occhio onnipresente su di noi, indignato dalla manifesta concorrenza. Perfino il mio cane, quando lo porto a spasso, si guarda a destra e a sinistra con un certo imbarazzo, tanto si sente spiato dalla vigilanza dall’alto.

Siamo soltanto all’inizio

Non è difficile pensare che ci attenderanno giorni pregni di novità.

Al momento mi vien da citare il buon Jonathan Swift. Non me ne voglia il caporale se riporto delle frasi di uno straniero: può consolarsi apprendendo che viveva molto più a nord di noi. Inoltre la mia è soltanto una riflessione generica e non mirata sul personale.

«La menzogna politica è l’arte di convincere il popolo, l’arte di dare a intendere delle falsità salutari, e tutto ciò per qualche buon fine. L’autore la chiama arte per distinguerla dall’azione di dire la verità, per la quale sembra non vi sia bisogno di arte».

«Per quanto riguarda le menzogne che si diffondono fra la gente con l’obiettivo di animare e di incoraggiare il popolo, ecco le regole che l’autore prescrive: non bisogna che esse eccedano i livelli ordinari del verosimile; devono essere variate; non bisogna insistere sempre, ostinatamente, sulla stessa menzogna…».

Vinca il migliore!

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