Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Natale

La letterina a Babbo Natale da non spedire mai


Oggi c’è un mercatino di Natale nella piazza davanti al castello della mia città. Ci son passato in mattinata, curioso di vedere bancarelle stracolme di folletti, rami d’abete, addobbi per i pini, statuine del presepe, palle colorate. Insomma, tutto l’arsenale per l’occasione.

Confidavo soprattutto di acquistare qualcosa per Natale, o almeno di farmi venire delle idee per dei presenti non troppo impegnativi.

La rassegna ha superato se stessa: oltre ai doni di circostanza era esposta una caterva di oggetti dall’aria vintage. Vissuta, ché in italiano trovo renda meglio.

C’era insomma l’imbarazzo della scelta a seconda dei gusti: oggetti arrugginiti o impolverati; tarlati o ingialliti; usurati o da restaurare.

Natale

La lista dei regali per Natale

Ponderata tanto quanto quella per la spesa, se non di più, serve per far sapere a Babbo Natale o a Gesù Bambino cosa si desidererebbe ricevere.

Ebbene, un po’ stupito dall’originalità di questo evento che ci ha risparmiato lo scontato, ho deciso di osservare meglio la merce esposta.

Siccome i venditori venivano appositamente per un mercatino natalizio, mi sforzavo – non con qualche difficoltà – di capire cosa li avesse spinti a scegliere di mettere in mostra taluni oggetti a discapito di altri.

Immagino che abbiano previsto i gusti dei potenziali acquirenti, e di conseguenza si siano regolati nel selezionare il materiale affinché fosse il più congeniale alle richieste, oltre che utile a un legittimo guadagno.

In quest’ottica passeggiavo vieppiù incuriosito, fino a quando il mio stupore si è trasformato in orrore.

Quale pargolo farebbe una richiesta simile a Babbo Natale?

Chi vergherebbe la letterina di Natale domandando ciò che ho avuto modo di vedere con i miei occhi?

Sul piano di un banco stavano esposti dei timbri. Erano consumati da tempo e – raggelo a pensarci – dall’usura.

I timbri erano palesemente contrassegnati dal simbolo nazista. Tutti quanti.

Il fatto che fossero originali aveva dell’inquietante. Perché ho provato, per pochi istanti, a figurarmi a cosa saranno serviti un tempo.

Avranno siglato permessi militari per SS bisognose di una licenza premio? O contrassegnato certificati, ordini, disposizioni, prese d’atto?

Un brivido d’orrore mi ha pervaso: non credo che sarei riuscito neppure a toccarli, alla sola idea che altrui mani l’impugnarono, per poi imprimerli con vigore sopra carta intestata, libretti, referti, relazioni conclusive.

I timbri erano l’avallo finale: consentivano a un atto ufficiale di definirsi autentico e dunque valido!

Mi avrebbe fatto meno impressione un’arma.

Ero titubante a scriverne.

Nel primo pomeriggio ho fatto due passi con i cani, fuori città: correvano tra la neve intonsa. Li osservavo leggiadri, mentre i miei pensieri non riuscivano ad allontanarsi da quanto avevo visto. C’erano quiete e silenzio tutto intorno. Anziché rasserenarmi, sentivo un disagio interiore.

Ora, riportandolo qui, è come se in parte mi sia liberato dai pensieri più foschi.

Viviamo il presente: ciò che fu… pare non abbia ragione di esistere perché è passatoEppure il passato, a suo modo, può tornare.

Quando e dove meno ce l’aspettiamo.

Perfino in un mercatino di Natale!

 

«Dio tacque. Ed ora aggiungo:

non intervenne, non perché non lo volle,

ma perché non fu in condizione di farlo».

HANS JONAS, Il concetto di Dio dopo Auschwitz,
Il melangolo, Genova 1991,p. 35.
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