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Ironia: vaccino senza controindicazioni

La libertà di un galletto


Qualche mattina addietro stavo andando a piedi verso il centro storico quando mi sono ritrovato davanti un galletto.

Passeggiava piuttosto impettito e con una certa spavalderia, nel bel mezzo della strada, incurante che potessero transitare delle macchine.

Cresta alta, penne svolazzanti sulla coda, colori sgargianti come se indossasse la livrea d’ordinanza.

Mi son fermato e l’ho fotografato, stupefatto dalla scena insolita e inaspettata. Un po’ il freddo, un po’ la fretta di andare al lavoro, l’immagine che ho poi postato sui social era tutto tranne che uno scatto d’autore. Nei commenti a seguire un’amica mi ha inviato una sua foto – quella anche in apertura dell’articolo – che ritraeva il pennuto già qualche settimana prima.

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Foto di Anna Funtò

Lei, credo non a torto, ipotizzava che fosse fuggito dal mercatino dei piccoli animali che mensilmente si svolge in un piazzale non lontano da quella zona. E concludeva la sua considerazione con un “W la libertà”.

Viva la libertà

Durante il giorno ho pensato più volte al galletto, alla sua fuga da una gabbia, alle peripezie che gli toccherà vivere in un quartiere che, fortuna sua, ha numerose piccole aree verdi, però in un contesto se non ostile comunque non facile.

Altre persone hanno scritto sotto la foto di sentirlo cantare di primo mattino. Un’alternativa ai merli o al tubare delle tortore.

Tra i palazzi. In città. In un ambiente del tutto diverso dall’aia di una cascina.

Insomma, pare che si sia adattato e riesca a trovare di che vivere. Glielo auguro, ovviamente.

La libertà altrui

Stamattina il freddo era lo stesso del giovedì grasso, giorno in cui incontrai il galletto.

Stavolta però mi trovavo a Cuneo: ero salito con un amico del quale pubblico qui sotto una sua fotografia dell’evento.

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Foto di Andrea Silvestro

Eravamo lì in solidarietà con quanto accaduto a Macerata, e in concomitanza all’arrivo di Salvini in città per un comizio. Non proprio per omaggiarlo con i celebri “baci di Cuneo” al cioccolato.

E poi per ricordare – a noi per primi – l’importanza dell’antirazzismo, dell’antifascismo, della solidarietà.

Mi è ritornato in mente il galletto. La sua ritrovata libertà: un compromesso – certo –, che lo indurrà di giorno in giorno ad arrangiarsi per “tirare a campare”, rispetto alla vita in campagna. Eppure mi piace pensare che non cambierebbe questo stato per ritornare alla cattività.

Nessuno tra i commentatori di quella foto ha suggerito di farlo arrosto o allo spiedo, anzi, erano tutte frasi di apprezzamento.

Pare impossibile, invece, che proprio oggi un politico fosse qui, a poche centinaia di metri da noi, ad aizzare l’uditorio contro altri esseri umani, rei di cercare una libertà di vita, economica, sociale che talune gabbie impediscono loro di sperimentare dove son nati.

Un cordone serrato di polizia presidiava tutta la zona. I cuneesi d’altronde son famosi per l’indole violenta e rivoluzionaria, meglio prevenire.

Controllavano carte d’identità, verificavano, proibivano l’accesso verso il sancta sactorum.

Dentro il cinema – luogo simbolico – il cuoco probabilmente spiegava come spennare il galletto, come condirlo e come cucinarlo. Perché a taluni l’idea di lasciare in giro in città un galletto proprio non va giù: “che se ne stia in un pollaio”, o piuttosto che venga servito con patatine croccanti e una salsa di contorno, almeno ci si riempie la pancia.

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