Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

La rissa dei sacchetti biodegradabili


Può accadere di osservare una rissa in piazza, al bar, tra le balconate di un palazzo o su un treno, oppure sul web.

Una litigata tra sconosciuti, sotto gli occhi di tutti, o l’astiosità urlata ai quattro venti. Ci si ritrova nel ruolo imprevisto di spettatori.

Capita allora che una sorta di magnetismo, d’attrazione ipnotica, inducano ad assistere, un po’ per intervenire se degenerasse, un po’ per curiosità davanti alle alterne, multiformi, variegate espressioni che colorano il diverbio portandolo a una dimensione collettiva.

Succede pure che la scintilla iniziale alimenti altri fuochi, perdendo di vista la causa precedente.

Guardo alla vicenda sui costi dei sacchetti biodegradabili proprio come se mi ritrovassi dinnanzi a una discussione veemente, che da battibecco degenera a delirio corale.

Non entro nel succo della questione, sviscerata dai più con lo scrupolo di un patologo su un’autopsia. Però neppure rinuncio a domandarmi il perché della reazione, smisurata rispetto ad altri rincari o a balzelli aggiuntivi ben più onerosi.

Me lo chiedo preoccupato di cosa potrà accaderci di peggio, non appena sbollirà la pandemia isterica.

I sacchetti biodegradabili vs atomica di Trump e Kim Jong-un

La devastazione globale è imminente: i sacchetti per la frutta e la verdura al supermercato sono la classica “goccia che fa traboccare il vaso”. Un po’ come l’ennesimo rimprovero della moglie al marito per non aver messo le ciabatte entrando in casa può portare al divorzio perché la misura è colma.

Oberati, spremuti, schiacciati da continui aumenti di costi, i cittadini sono esplosi davanti a un’inezia.

Una reazione eccessiva ma comprensibile se posta in un contesto di risentimento prolungato: uno schiavo che riceve frustate sulla schiena per una vita può ribellarsi per uno sputo in faccia, quando è ormai ridotto all’esasperazione.

La pancia è sacra

Un obolo aggiuntivo sul consumo alimentare è ripugnante ma a nutrirsi non rinuncia nessuno; diventa però indigesto se applicato a un mezzo effimero come i sacchetti per portare il cibo dallo scaffale allo stomaco.

Il consumatore al supermercato guarda estasiato le melanzane non per amore dell’ortaggio bensì perché le pregusta già sfornate alla parmigiana: se il rincaro fosse stato su quelle avrebbe storto il naso ma la prospettiva di assaporarle condite, calde e profumate avrebbe avuto la meglio.

I sacchetti invece sono talmente sottovalutati da abbandonarli in giro senza alcun scrupolo o ritegno: il fatto che adesso assumano un valore pecuniario indigna.

È una mentalità deprecabile ma ciò non basta per molti a mutare il modo d’intenderli.

sacchetti

 

I sacchetti sono argomento alla portata di chiunque

La stizza nasce anche perché sul costo dei sacchetti – almeno all’apparenza – chiunque può dire la propria. Il rincaro delle autostrade o delle bollette, della sanità o per i trasporti presuppone un minimo di conoscenza dell’andamento dei mercati, dei flussi economici, dell’inflazione, del debito pubblico: il rischio di finire sbugiardati è elevato.

I sacchetti sono sacchetti, nell’ottica prosaica della quotidianità: nessuna competenza da alta finanza è richiesta per discettarne e per indignarsi.

Lo scontro di classe

A suo modo la rivolta verbale è un’occasione di rivalsa perché a fare la spesa nei supermercati ci va la gente comune. I ricchi, i privilegiati, i politici hanno le colf, le governanti e le donne di servizio retribuite per l’incombenza.

Lo sdegno popolare è un modo per attestare la propria esistenza, toccata nel vivo dall’insensibilità della politica e dalla sua persistente distanza dalla vita quotidiana; dal dover far i conti perfino con gli spiccioli; dal cercare di quadrare i bilanci settimanali.

Poco importa se magari più tardi dilapideranno un bel gruzzolo di euro in gratta-e-vinci perché questa è una scelta volontaria – sebbene sia un salasso assai più consistente e inutile – mentre quello sui sacchetti è percepito come un sopruso bello e buono!

Chi ci rimetterà di più dai sacchetti biodegradabili?

Non così tanto i consumatori, che comunque a suo modo li pagavano già prima, bensì la Politica, che ancora una volta perde un’occasione d’oro per dimostrarsi attenta al dialogo con i cittadini.

Perfino la bontà ambientalista ed ecologica del provvedimento e l’inconsistenza del costo sono passati nella percezione pubblica come l’ennesimo salasso.

Ma questo è l’effetto e non la causa della rabbia, che sta nel divario sempre più profondo di comprensione reciproca tra rappresentati e rappresentanti.

Ci si stupisce della disaffezione proprio alla Politica: temo che sia ancora niente rispetto a quanto ci riserverà il futuro prossimo!