Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

La rivincita della Natura


Domenica, con una coppia di nostri coetanei abbiamo fatto una gita fuori porta in Vespa, verso la Langa. In un momento di sosta, sorseggiando birra seduti dinnanzi alla piazzuola di un paesino, il discorso è caduto sull’alluvione del “94, e su un ristorante del posto molto in voga fino alla tragedia. All’epoca venne travolto dalle vicine acque del Tanaro, e la calamità ne sentenziò la fine.

Mia moglie, che ha origini parentali nella zona, ha cominciato a descriverne la struttura, e l’altro mio amico che è fotografo ci ha rivelato che il suo primo lavoro lo fece proprio lì, all’età di diciassette anni. E sempre in quel albergo si sposarono i suoi genitori, quarantanove anni addietro.

La curiosità di rivedere in qual stato fosse dopo oltre un ventennio ci ha spinti a recarci laggiù. Inoltre nutro un’insana passione per ciò che è in decadenza: d’altronde non avrei altro modo per lenire il mio ego.

In effetti la Natura in due decenni si è ripresa quanto l’intervento antropico le aveva sottratto anni e anni prima con l’edificazione di un fabbricato notevole, con aree adibite a parcheggio all’esterno; una sorta di grande vasca con tanto di barca a remi; un parco curato limitrofo alle sale dotate di ampie vetrate per godere dall’interno del verde circostante; il tutto in una zona completamente isolata da altri insediamenti.

Senza le loro descrizioni sarebbe stato difficile immaginarselo nel pieno dell’attività… qui… dove piante, sterpaglie, rampicanti e arbusti regnano nel silenzio pressoché totale.

È bastata un’esondazione.

Un evento inaspettato, incontenibile, dirompente.

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Scorrere le immagini nella galleria

Stasera, riguardando le foto, pensavo alla natura umana. Eh… quella sì la sappiamo tenere a bada!

O forse no? Perché per un attimo mi è venuto in mente come ci rapportiamo verso la nostra, di natura. Spesso manco la conosciamo, e ciò dovrebbe bastare per farci inorridire: un po’ come costruire un albergo vicino all’alveo del fiume senza tener conto che potrebbe esondare.

Oppure preferiamo ignorarla volutamente.

Non basta: ci vien chiesto di incanalarla secondo esigenze plausibili – come il fatto che si viva in società e magari la natura più istintiva sia meglio trattenerla per evitare situazioni spiacevoli – oppure di sopirla a vantaggio dell’imperativo “fai la cosa giusta!”: trovati un lavoro onorevole; conquistati una posizione sociale di tutto rispetto; sposati con una bella donna; prenditi un cane di razza; circondanti di amici che contano; fai in modo che il biglietto da visita abbia titoli altisonanti accanto al nome… e poco importa se nella vita avremmo dovuto fare tutt’altro, se solo avessimo dato ascolto alla nostra natura più intima: inclinazioni artistiche, predisposizioni professionali e sociali di ben altro genere, attitudini diametralmente opposte a quanto ci è stato imposto di seguire.

Tutto nella norma, certo, proprio come edificare il già citato albergo in riva al fiume.

Chi s’immagina che la Natura potrebbe chiedere il conto, prima o poi?

Magari troppo tardi perfino per innalzare argini più possenti.

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6 Commenti

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    Antonio Della Torre 8 Luglio 2016 at 6:17

    Condivido con te, fin da piccolo, la passione per gli ambienti in rovina, chissà perchè… Forse, al contrario di tutto ciò che è lustro, squadrato e perfetto, questi posti ci lsdciano invece spaziare con la mente, immaginare come potevano essere, ti lasciano libero di immaginare, ricordare, volare. Sempre con un sottofondo di romantica tristezza… Grazie per le foto, mi hanno davvero suscitato emozioni. Ti dico un segreto: avrei una voglia infinita, anche qui fin da bambino, di andarmi a fare un’escursione alle case dei marescialli…! Ciao caro Luca, buona giornata!

    • Luca Bedino

      Le case dei marescialli in effetti suggestionano per la loro condizione in rovina ma anche per il fascino del luogo proibito all’accesso. Concordo con te

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    Silvia Ghidinelli 5 Luglio 2016 at 19:33

    ci siamo allontanati troppo dalla natura per non vedere chi propriamente siamo: funzionari della specie che ci fa nascere, procreare, crescere la prole e morire quando non serviamo più. Per non accettare questa condizione ci inventiamo ambizioni, progetti, potenziando il nostro io, mentre forse basta tornare alla natura e accettare con semplicità la nostra condizione, senza sovrastrutture….
    Le tue osservazioni, caro Luca, mi hanno fatto venire in mente tutto questo…

    • Luca Bedino

      Son d’accordo con te. Purtroppo però anche la semplicità pare intimorisca, e spesso le preferiamo un’esistenza artificiosa, sebbene sia ben più faticosa e dispendiosa. Grazie del commento, mi ha fatto molto piacere. Un caro saluto.

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    Luca Giaccardi 5 Luglio 2016 at 15:03

    “A chacun son reve, la vie est breve.”
    Belle immagini Luca. Bei pensieri.

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