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Ironia: vaccino senza controindicazioni

Siria: il senso del dovere in un giorno d’ordinaria follia


Sto prendendo a dosi pachidermiche degli antidolorifici: nel lasso di tempo tra una ventina di gocce e l’altra riesco a ritrovare un barlume di lucidità, nei limiti che la Natura mi concede da sempre, s’intende. Eppure non oso lamentarmi, nonostante le nevralgie e l’emicrania, se penso a come possano sentirsi le vittime dell’ultimo bombardamento in Siria.

Alla sequela di immagini e di video strazianti seguono le considerazioni sui presunti responsabili.

E parecchi sui social sanno per certo chi additare. In questi casi constato la mia pochezza: in barba alla globalizzazione mi ritrovo del tutto incompetente.

Non ho fonti bastevoli per una valutazione oggettiva e puntuale.

Piuttosto c’è un aspetto che mi arrovella. Ed è il pensare a chi materialmente sgancia queste bombe, o colpisce obbiettivi dichiaratamente civili, sapendo che causerà la morte di inermi, anche bambini, o le sofferenze atroci per coloro che resteranno feriti, mutilati, scioccati per sempre.

Ci penso – già –, a chi è salito sull’aero in un’ordinaria giornata di guerra in Siria.

Me lo provo a immaginare al mattino, che si sveglia come un po’ tutti… fa colazione, si rasa (?) – o magari si trucca, se è una donna –, esce e poi, alla base, riceve le consegne. Dovrà attendere il buio per agire.

Monta sul velivolo; lo accende; si mette comodo; saluta chi sta fuori; decolla e raggiunge il punto designato. Sta volando, tra le nuvole e le stelle.

Sotto, un’appena percettibile distesa che si differenzia soltanto laddove l’abitato urbano muta di colore e di forme rispetto all’ambiente secco e desertico circostante, tipico della Siria.

Lui, o lei, sta lassù, solo. Pigia un bottone, un pulsante, una leva, insomma… scarica gli ordigni.

È consapevole che a calar sotto non siano né la manna dal Cielo né aiuti umanitari; che non scenderanno petali di fiori o volantini pubblicitari; e che da terra nessuno se ne starà a testa all’insù a guardare le sue piroette, salutando con la manina.

Tornerà alla base. Soddisfatto per aver compiuto il proprio dovere di soldato. La differenza tra un mostruoso terrorista e lui sta nella divisa. I nemici lo odieranno ma nessuno gli imputerà le responsabilità di un estremista. Chissà, un giorno potrebbe perfino ricevere un avanzamento di grado o delle medaglie, per questo gesto.

La Siria, come Saturno, si divora i suoi figli

Me lo immagino ritornare a casa. Forse dopo mesi dalla strage, forse la notte stessa.

E provo pure a pensarlo mentre entra, in casa. Con i bambini che gli vanno incontro per salutarlo.

Il loro papà, un eroe! Qualche bacio, delle carezze. E se fosse una donna? Una madre?

Magari racconterà pure una storia ai suoi bimbi, per addormentarli.

Lì nemmeno la mia fantasia riesce a proseguire, perché non ho bastevole immaginazione per realizzare cosa potrebbe narrar loro.

Non voglio credere che riuscirebbe a concludere con un «… e vissero felici e contenti».

Siamo sempre abituati ad additare i grandi personaggi della Storia come fautori di gesta memorabili, o inaudite oppure mostruose: è vero che costoro furono gli artefici primi delle imprese, ma ad attivare l’impianto del gas in un campo di concentramento non c’era mica Hitler!

La storia la facciamo tutti, anche l’ultimo degli avieri in Siria.

Nessuno escluso, perfino scegliendo l’indifferenza.

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1 Commento

  • Sandro Alessandrini 5 Aprile 2017 at 19:38

    Lascia un commento… hai già detto tutto, come si possono commentare simili atrocità, hai espresso bene come sempre sai fare, con i sentimenti, i sentimenti… la coscienza, quella che ci piace sentir pulita per poterci guardare in faccia la mattina mentre ci facciamo la barba. Mi chiedo se come uomini possiamo poi guardarci tanto questa faccia, è vero che tutto ciò e tanto altro in giro per il Mondo succede lontano da noi, ma noi che dopo tutto torniamo sempre a coltivare il nostro orticello più o meno serenamente, ci chiediamo mai se posso fare qualcosa perché tutto sto dolore un giorno possa finire. Dico questo perché ultimamente tendo a non guardare più i telegiornali e se ci rifletto, credo sia più per vergogna nei confronti di quella povera gente che per altro, mentre tutto questo accade io sono seduto a tavola al sicuro con la mia famiglia e mangio. Noi siamo dei privilegiati.
    P.S. Luca, mi scuso per gli errori di grammatica ma tu lo sai che sono un ” asu ” come sempre i tuoi articoli fanno pensare…

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