Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

L’Albero della Cuccagna


Lo so, lo so, lo so eccome quanto sia importante essere più amabili man mano che s’avvicina il Natale. Però non ce l’ho fatta, non ho resistito alla tentazione di far “rosicare” un bel po’ per l’invidia i lettori non annoverabili tra i miei concittadini, approfittando – appunto – della proverbiale bontà natalizia certo che loro – sì – saranno indulgenti con me.

Eh già, perché mentre tutto l’italico suolo è rimasto orfano dell’opportunità di ammirare l’Albero della Vita, dopo la mai abbastanza compianta chiusura dell’Expo, qui da me c’è chi ha pensato di erigerne uno non identico bensì – da non credersi fattibile! – pure più bello. Perché l’umano ingegno, quando è baciato dalle Muse, e in questo caso sulla bocca – alla francese –, tende per natura a superarsi e non s’accontenta d’eguagliare: il risultato è un volo pindarico nella creatività e nell’estro.

È un vanto emulare i regi architetti di Sua Maestà che operarono dalle mie parti in Antico Regime, ed è un onore avere dei mecenati capaci di donare ai posteri un’opera che connoterà la città come unica per bellezza, singolarità e – va riconosciuto – originalità.

L’ervegetismo non si è limitato ad adornare una fontana altrimenti nuda e spoglia come la miseria, nel centro urbano, di fronte al liceo. Ha superato se stesso, non pago di Biancaneve e i sette nani vaganti per le piazze: stesso stile, medesima bottega d’artista rinascimentale e ça va sans dire identica mente hanno altresì beneficato i passanti di un leggio, altrimenti destinato a ceppo per le sentenze capitali. Il viandante affaticato trova ristoro nel suggere l’interpretazione dottrinale e catechetica che si dà dell’Albero della Vita; lo studente in transito gode del trasporto mistico, soffermandosi su questo distillato di sapienza spirituale, e rigetta altri palliativi invece illegali e nocivi; il peccatore incallito si redime; l’ateo si converte; e nelle altrui fedi s’alimenta il giusto senso d’inferiorità.

B

L’iniziativa del libro aperto ha il gran pregio di smantellare la perniciosa idea che si viva in uno Stato laico, lasciandola a quei nostalgici di massoni perché se ne gingillino. Inoltre rafforza certa identità cristiana smaniosa di trovar sfogo oltre la solitudine delle mura domestiche, alla stregua delle energie interiori d’età adolescenziale. Diventa un “segnare il territorio” senza la scocciatura di sistemare bottiglie di plastica agli angoli delle strade: di quella è più che bastevole la gran quantità usata per la nostrana Sequoia della Vita. Testimoniare la fede attraverso opere di carità è banale e scontato; questa è un scelta meno dispendiosa d’energie, di soldi e di fantasia: la terz’ultima proprio la si è lasciata vergine come una probanda in monastero. Anche perché relegare nelle chiese l’interpretazione sacrale impressa sulle novelle tavole mosaiche, in una stagione nella quella sono pure piuttosto gelide e mal scaldate, è improduttivo. Al massimo i parroci avranno del lavoro aggiuntivo nel gestire la miriade di nuovi fedeli sorti dopo aver letto la spiegazione edificante.

Un plauso dunque all’iniziativa. Continuiamo così, e se possibile esageriamo, osiamo, invadiamo di più… ancora di più. Questa città avrà delle potenzialità prima impensabili adesso che “il bello” la sta pervadendo. Aspettiamo soltanto che si diffonda la notizia oltre il fiume che ci lambisce. Vedremo gli esiti non appena si metteranno in moto i viaggiatori, apposta. Ne conosco, di amanti dell’odeporica come me, che non esiteranno a trarne le giuste considerazioni. Uno di loro, a cui son molto affezionato, è assai sensibile alle iniziative promosse dalle singole comunità. In merito ha scritto:

«Nei paesi dove il lusso si può nutrir del proprio, egli è di gran utilità, come quello che è cagion d’industria: fa che il denaro circoli, invitandolo ancora, ed attraendolo da fuori»*.

L’ha redatta in un altro contesto, ben più modesto, ma calza a pennello con l’Albero della Vita locale.

Un altro acuto viaggiatore, che stimo allo stesso modo, anch’egli come il primo a me legato per talune comunanze, nel suo vagare tra località e stati ha riportato un’osservazione che si direbbe descriva pari pari la presente iniziativa:

«… qui si ama la decenza, e che vuolsi salvare le apparenze. Il Pubblico non soffrirebbe che altri si beffasse di lui. E che alcuni particolari ardissero calpestare, in faccia a tutto il mondo, delle leggi che son fatte per tutti, e le regole della decenza che sono il risultamento della maniera di pensare che gli abitanti di un Paese hanno generalmente adottata»**.

Già, proprio per amor della decenza, sebbene sia consapevole della mia pochezza, mi permetto un appello, perchè ben vengano e s’intensifichino altre meraviglie simili ma, per pietà, vi supplico e v’imploro:

«Installate tutti gli alberi del mondo ma non quello della Libertà: il solo pensarci mette i brividi!».

 

C

D

 

 

* ALGAROTTI, FRANCESCO, Viaggi di Russia, Guanda, Parma 1991, p. 63.
** PILATI, CARLOANTONIO, Lettere di un viaggiatore filosofo, Edizioni U.C.T., Trento 1993, p.117.
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