Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Lavoro… per amor del Ciel!


Dov’è lo Stato? Si sente spesso chiedere, talvolta urlare, per denunciarne il presunto assenteismo. D’ora innanzi a questa richiesta si potrà rispondere che sta nel Roero, nella tranquilla Provincia Granda, tra le colline dolci e sinuose ai margini della Langa. Presente, presentissimo.

In una bella giornata di sole un pensionato invita gli amici a casa sua: s’intrattengono amorevolmente, si ride, si scherza. Loro erano ignari che il proprietario avesse una vigna. A un certo punto il padrone di casa chiede ai suoi ospiti di seguirlo, per la vendemmia. Nessuna osa fiatare; nessuno aveva una scusa valida pronta da buttar lì per evitare l’incomodo. E per giunta si stava bene, davvero bene, crogiolati al sole, sorseggiando buon vino e godendo della brezza d’inizio autunno. I presenti non hanno voglia di faticare ma sono piemontesi. Dire di no sarebbe stato un affronto impensabile. Devono pure guadagnarsi il pranzo e magari la cena in serata. Quindi fanno buon viso a cattiva sorte. Una di loro si era fatta fare la manicure il giorno antecedente e al primo grappolo raccolto le si è subito spezzata un’unghia. Ha trattenuto l’imprecazione giusto in tempo. Un altro aveva decantato la sua prestanza in palestra, nonostante l’età non più giovane ma alla prima “gorba” (contenitore per le uve) sollevata a momenti gli cadeva l’ernia. Risate e sberleffi dei presenti, incuranti del sudore che gli imperlava la fronte. Per non parlare della camicia firmata di un terzo, macchiata dal succo degli acini d’uva: era ormai da buttare perché a lavarla come dio comanda si sarebbe comunque scolorita tutta. Dopo un’ora inerpicati sui pendii, con la schiena dolorante, le braccia avvizzite, la gola arsa non ce la fanno più. Approfittano della momentanea assenza del vignaiolo, salito a riprendere altre ceste da riempiere, e chiamano i carabinieri: denunciano lo sfruttamento iniquo; il capolarato camuffato da ospitalità; supplicano di intervenire con celerità. Piemontesi falsi e cortesi, come recita l’adagio.

La Benemerita non tarda ad arrivare. Identificazione dei presenti e conseguente verbale: la multa ammonta a 19.500 euro. Imputazione: lavoro nero!!!

L’ultimo paragrafo qui sopra corrisponde a verità e fa parte dell’articolo pubblicato oggi su La Stampa. La versione antecedente è mia, di pura fantasia. Mi è venuta fuori d’istinto, per cercare una giustificazione all’assurdità della vicenda, perché pare davvero impensabile che si arrivi a tanto, e vorrei non credere – ma mi tocca – che lo Stato riesca ad essere presente in questo modo mentre in altre circostanze si comporta diametralmente all’opposto.

Come quando usa i progetti di tirocinio per laureati, indetti con un bando del Ministero dei Beni Culturali, come copertura per riempire i vuoti di chi è andato in pensione: niente esperienza formativa, come promesso; retribuzione poco più che simbolica; temporalità ristrette e non prorogabili.

«Siamo stati usati da tappabuchi. L’espressione è brutta ma rende l’idea. Abbiamo colmato le carenze del personale che è andato in pensione – racconta Alessandra, 28 anni, portavoce del gruppo — Se mai arriveremo a un posto di lavoro in Italia non avremo il supporto di chi ci ha lavorato per trent’anni. Abbiamo speso sei mesi della nostra vita e oggi non abbiamo prospettive di lavoro. Come prima»*.

Insomma, da una parte uno Stato che penalizza chi non vuole lavorare bensì desidera trascorrere una giornata all’aria aperta vendemmiando piacevolmente per e con un amico; dall’altra uno Stato che nega l’opportunità di lavorare a chi lo vorrebbe, prendendosi gioco di questi precari tirocinanti usando “specchietti per le allodole”.

E’ singolare che il primo episodio sia accaduto proprio in Langa, terra di quei partigiani che settant’anni fa lottarono e rischiarono la vita per darci uno Stato migliore. Quella lotta di Liberazione che, guarda un po’, ben hanno studiato i giovani laureati presi a servizio presso il Ministero della Cultura…

Che Storia!

 

 

*http://ilmanifesto.info/storia/franceschini-usa-i-laureati-da-tappabuchi/
L’immagine è di MILLAIS JOHN EVERETT, Ora et labora, 1849, Tate Gallery, Londra.

 

Ignoranteconstile è anche su fbhttps://www.facebook.com/ignoranteconstile?fref=ts

L’articolo ti è piaciuto? Allora se ti va… puoi condividerlo.

Grazie!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: