Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Le sorprese non finiscono mai


La lettera riportata QUI ha un suo epilogo: se quella descriveva la città, questo si addentra sui cittadini. Ho rinvenuto soltanto la bozza, che l’autore aveva vergato sul primo supporto venutogli a taglio, probabilmente nel momento del bisogno. Quando arriva l’ispirazione…

Mio caro, capisco la tua frenesia nel voler arrivare il prima possibile nella mia città: prenoterò una visita pure al monumento più ricercato, con il giusto anticipo però, perché le code sono talmente consistenti che spesso occorre attendere ore e ore prima di addentrarsi all’interno.

Giova a questo punto ragguagliarti meglio sull’indole degli abitanti, di modo che anche in questo caso tu possa bruciare le tappe e godere appieno del loro temperamento.

Sappi per prima cosa che amano molto divertirsi. Il diletto principale consiste nel parlare di chiunque: l’ottimale è essere amici, perché conoscendo meglio l’altro si ha materia abbondante per discettarne con terzi. Questa innocente ma appagante passione ludica ha il suo apice quando qualcuno diserta una cena tra colleghi, parenti, vicini di casa, o non è ancora presente all’aperitivo al bar: non vi è occasione più opportuna per spendere le proprie energie parlando dell’assente.

Qui la fantasia è gratuita, pertanto nessuno applica le regole del buon risparmio che fin da piccoli c’insegnano a scuola, allorché ci regalano pure un salvadanaio verde per metter da parte i soldini, in attesa di un futuro libretto da tenere in banca, gioia dei nipoti quando il fatal destino si compirà!

Pertanto nel raccontare degli altri è buona regola abbondare con l’immaginazione. Siccome si è mossi da eccellenti e obiettive intenzioni, il soggetto in causa viene premiato con descrizioni magistrali, tanto che perfino colui più in mal arnese, se visto in giro a chiacchierare con qualche amica che non sia sua moglie, assurge a Casanova dotato di una miriade d’amanti.

C’è, negli abitanti del posto, un’ammirevole sensibilità verso l’altrui giudizio, che si traduce nella frase: «cosa dirà la gente se fai così?», pronunciata ai propri bimbi prima ancora che imparino a dire «mamma» o «papà».

Quest’indicazione, che ha la priorità anche sui precetti evangelici, educa i locali ad agire a seconda di ciò che gli altri penseranno di lui, ma soprattutto autorizza chi ti osserva a emanare illuminati giudizi su qualsivoglia azione compirai nella tua esistenza in questa cittadina.

La dimostrazione più eloquente la si ha oggidì, grazie alla presenza costante sui social network di vari gruppi intestati alla nostra comunità, nei quali si dà spesso piena dimostrazione di cosa significhi farsi gli affari altrui ed emanare sentenze da far impallidire una Corte di Cassazione.

Gli abitanti hanno in odio le raccomandazioni. Non lo farebbero mai e poi mai. Si rivolgono all’autorità politica o ecclesiastica, oppure a chi detiene una poltrona di peso, per un favore o per il lavoro al proprio figlio soltanto perché hanno una grande considerazione della carica rivestita da costoro. Insomma, il sottoporre una richiesta è un modo garbato per fare un piacere a chi conta, perché in questa maniera concedono loro l’opportunità di dimostrare il peso e il potere che detengono, e di giustificare la ragione per cui occupano quella posizione di comando.

Spesso nel Bel Paese dai tanti campanili accade che una città sia invidiosa dell’altra: non qui, vivaddio!

Questo perché si ritiene che il mondo termini al di là del vicino torrente, e che oltre i confini dei verdi pascoli sul versante pianeggiante vi sia l’Ade.

Ne consegue che il microcosmo formatosi poco dopo la creazione di Adamo ed Eva proprio in questo posto abbia tutto l’indispensabile per nascere, vivere e morire senza avvertire l’esigenza di valicare le colonne d’Ercole del ponte sul fiume.

Gli abitanti dunque si regolano secondo consuetudini plurisecolari: ogni idea foriera di novità non viene scartata a priori… semplicemente è fatta propria dopo una congrua decantazione, che va dal suo centenario a qualche secolo d’età dopo la timida introduzione nel consesso dei saggi.

L’amore per gli eroi di codesta piccola patria è molto sentito, tanto che si privilegiano i propri nomi a quelli forestieri per l’intitolazione delle vie. Il fatto che sulle targhe vi siano in gran numero preti, suore e anime pie, e a seguire santi e sante esterne alla città, attesta l’edificante vocazione spirituale degli oriundi.

Giocoforza che l’attitudine a visitare di primo mattino le chiese sia una pratica assai lodevole pure per il proprio lavoro: aiuta parecchio a elevarsi verso più alte mete.

Amico mio, adesso pressanti urgenze, che finora mi avevano concesso spazio per scriverti, richiedono di serbare l’occorrente per un uso differente, per cui sospendo qui la descrizione, nella speranza di poter proseguire in altri frangenti.

Dimmi pure, tu o chi per te… se occorressero altri ragguagli: farò il possibile per rispondere.

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