Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Le variabili di un sorriso


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Entro dal tabaccaio. Una mattina come tante, prima di andare al lavoro. È un ambiente molto luminoso, perfino accogliente nel suo sfavillio di colori. Lo spazio però è piuttosto esiguo. Bancone a elle e una manciata di metri quadrati da condividere spesso con parecchi avventori, mentre attendi il tuo turno. Di solito, sebbene sia ancora presto, ci sono già uno o due affezionati. Ospiti fissi. Occupano l’estremità del bancone, vicino alla macchinetta dell’enalotto. Stanno appoggiati al piano e poco ci manca che quando abbandonano il locale vi resti la loro sagoma, come il segno lasciato dai quadri sulla parete allorché decidi di ritinteggiare la stanza. Ti danno il buongiorno; fanno alcune battute, di norma a indirizzo del tabaccaio e generalmente di sfottìo; aspettano la replica del gestore, che non di rado si limita a scuotere la testa, a sorridere e ad alzare lo sguardo al cielo per implorare la misericordia divina su questi disgraziati “che non sanno quel che fanno”. Davanti a me ci sono altre clienti: chiedono sigarette e dei gratta-e-vinci. Una si mette leggermente in disparte. Ho il tempo di osservarla: d’altra parte è l’unica alternativa rispetto a fissare la miscellanea di occasioni gentilmente messe a disposizione della dea Bendata per svoltare la propria vita, appese lì di fronte in bella vista come gli ex voto nella galleria di un santuario. Ha le mani rugose e lo smalto alle unghie consunto: m’immagino che di qui a poco andrà al lavoro. La dentatura bisognosa di cure. Un abbigliamento modesto ma dignitoso. Noto che porta la fede al dito. Una donna come tante, che magari fa le pulizie in qualche ditta o la badante a un’anziana; oppure la casalinga a tempo pieno. Chissà. Non è che la faccenda debba importarmene.

Ciò che però ha colpito la mia attenzione è l’abilità nel grattare: pochi e rapidissimi colpi. Poi una spolverata con il mignolo, velocissima come uno scatto fotografico. A seguire una contrazione nervosa del viso, un istantaneo moto di disappunto. Appena percettibile, come se la delusione fosse scontata, frutto più dell’abitudine che della sorpresa disattesa. A questo punto immaginavo che desistesse. Invece ha furtivamente ritirato fuori dalla borsa il portafoglio e ha richiesto un altro biglietto. Solo, ha cambiato tipologia. Non ho idea se per una sorta di dispetto verso il gioco ingrato o se per scaramanzia. Magari in cuor suo si è perfino rimproverata la scelta precedente, incauta. Adesso potrà raccogliere la giusta ricompensa. La voce del tabaccaio, che mi propone in tono interrogativo il solito trinciato, m’ha distratto dall’osservazione. È lì che mi scruta: lo si direbbe smanioso di leggere nei miei occhi cosa pensassi della scena. È allenato a non farsi sfuggire nulla: c’è chi è abilissimo a carpire accendini, caramelle, gomma da masticare in un soffio, con la stessa rapidità di scatto della lingua appiccicosa di un camaleonte… per cui deve stare in guardia. Ha sviluppato un talento ineccepibile. Non fiata.

Colgo in lui un abbozzo di sorriso, che ricambio prima di confermare la busta di tabacco.

Ringrazio, pago e esco, nella consapevolezza che ad entrambi resterà ignota la reciproca vera natura di quel sorriso.

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