Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

L’ebola in casa!


Strillone

Non si può sapere tutto, è evidente a tutti. Tranne ai commentatori seriali su facebook, ovvio. Di solito si ha un atteggiamento ambivalente davanti a ciò che non si conosce oppure non si capisce: o si tace per evitare strafalcioni o ci si documenta per saperne qualcosa in più. Dinnanzi all’ebola ci sarebbe una terza opzione, di genere scaramantico, ma almeno da parte mia ho tentato di approfondire. Però poi mi viene l’ipocondria: avete presente, no? Senti parlare di pidocchi nelle aule degli asili e cominci a grattarti… e così mi accade leggendone i sintomi. Ecco allora che i postumi della bevuta della sera prima si trasformano in segnali d’allarme per un presunto contagio. Eppure dovrei preoccuparmi. Si stanno preoccupando tutti.

Addirittura, l’altro giorno, son passato in campagna a prendere la solita dozzina d’uova fresche e l’anziana contadina che li tiene da parte apposta per me m’ha chiesto cosa pensassi proprio dell’ebola. Ovvio che se perfino lei, che al più legge i necrologi sul settimanale locale, se ne esce con la storia dell’ebola – pronunciandola perfino in maniera esatta – c’è di che aver timore. Capitasse mai che il virus si propaghi con la stessa velocità con cui si diffondono le insinuazioni, nel giro di breve tempo spariremmo tutti in un batter di ciglia.

Ora, se per il mal francese potrei perfino spendere due parole a tavola, alla bocciofila o nello scompartimento del treno, ché ha sempre sortito un fascino particolare su di me, su questa potenziale pandemia non saprei come comportarmi: mica sarà sorta dal nulla, nevvero? Voglio dire… in questo mondo una qualsiasi cosa o la si è inventata o la si è scoperta. Non s’inventano le Nuove Indie, le si scopre. Come tutto il resto: dal petrolio alla crisi economica, dall’acqua calda agli ottanta euro per mettere in moto l’economia. Sono realtà che prima non si conoscevano e poi chi di dovere le ha scoperte e non possiamo che esser loro infinitamente e incommensurabilmente grati. Piuttosto ci si inventa… boh…  la bomba atomica, addirittura un programma elettorale e via dicendo, sebbene talvolta con esiti devastanti!

Pensare che qualcuno abbia inventato l’ebola è inaudito: come minimo avrebbe ricevuto il Nobel per aver risolto, con poco, l’endemico problema del sovrappopolamento mondiale. Dunque immagino che già esistesse in Africa fin dai primordi. Questo mi preoccupa assai.

Mi preoccupa quasi alla stessa stregua con cui tanti adesso diffondono, soprattutto in rete, un allarmismo da bar, naturalmente a discapito dei malcapitati additati come potenziali untori. Perché non è mica un virus da “castigo di Dio” apposta per chi trovava assai sollazzo alla faccia altrui, in spregio ai moniti biblici. Qui è faccenda seria, che a ben vedere darebbe agli esegeti di ché indagare sulla progenie di Cam.

A questo punto chi ci dice che questo virus pestifero non resti latente per secoli e secoli se conservato in un ambiente dal microclima congeniale? Una provetta, certo; sotto vuoto, magari. E perché non in una teca sigillata? Ecco il cavillo che arrovella la mia mente: in un contenitore a tenuta stagna… ossa provenienti dal continente nero chissà che non possano essere un potenziale pericolo per la comunità umana.

Ebbene, nella cattedrale della mia città parte del corpo del santo patrono Giovenale, del quale è nota l’origine africana, giace qui da secoli. E se fosse una bomba a orologeria in casa? Oltre al danno la beffa di averlo eletto a protettore della comunità!

È un’uscita assurda, lo riconosco.

Potrebbe indignare il cuore di molti devoti. Non me ne vogliano. La mia speranza è che poco a poco si giunga a ritenere le mie come le altrui sparate per quel che sono: fanfaluche inconsistenti. Tutte sullo stesso piano, così magari guarderemo con lo stesso benevolo occhio sia il santo africano sia i suoi conterranei in carne ed ossa.

Fotografia di Lewis Wickes Hine, Strillone, St. Louis, Missouri, anni Trenta sec. XX.
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