Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

“Impara l’arte e mettila da parte”.


 

Qualche settimana fa un amico – uno di rarissimi baciati dalla dea bendata ai quali Madre Natura ha donato il senso dell’umorismo – per fare il verso al mio articolo contro i libri “da spiaggia”, mi ha chiesto di consigliargliene uno da leggere.

Ora che siamo entrati in agosto suggerisco con tutta l’enfasi di cui son capace il Saggio sull’arte di strisciare a uso dei Cortigiani, scritto a suo tempo da un mio carissimo compagno di serate, il barone d’Holbach, autore tra l’altro di trattati più che degni, meritevoli perfino di essere sfogliati. Siccome è buona norma non fidarsi della parola altrui e nello specifico della mia, la conferma del pregio di queste opere la si può desumere da un’attenta verifica tra gli scaffali della biblioteca della propria città: in quella in cui abito non v’è traccia alcuna… e con questo ho detto tutto. Fossi in chi mi sta leggendo non esiterei a cercarle con lo stesso zelo con cui Diogene vagava con la lanterna in mano in pieno giorno.

Il vantaggio del Saggio sull’arte di strisciare sta sia nella sua brevità – e la vita contemporanea ci riserva talmente poco tempo che sarebbe una bestialità occupare ore e ore nel leggere – sia nella sua sorprendente attualità. E mai come oggi si avverte il bisogno di affinare gli strumenti per far carriera, per essere ben visti e per ottenere cospicui vantaggi lavorativi e sociali.

Chi ha la sventura di conoscermi sa di aver a che fare con la persona meno idonea per parlare a tal proposito perché ammetto, con non poco imbarazzo, di non essere il modello ideale di arrampicatore sociale. Anzi. Non per una questione etica, sia chiaro: neppure so cosa significhi questo termine e mi basta l’assonanza con “epica” per farmi rabbrividire. Abitudinario qual sono, tutto ciò che ha a che fare con l’epica e con l’etica m’incute terrore. Piuttosto perché sono un indolente di natura e, da quel che suggerisce il barone, per essere un perfetto cortigiano sono necessari fatica e impegno. Sembra semplice, all’apparenza. Sembra soltanto. Perché è vero che buona parte dei potenti, quelli che contano, non hanno mai disdegnato d’essere adulati, ma bisogna tener conto della mostruosa concorrenza: stuoli di adulatori ingrossano le file di lacchè e di ruffiani. Non basta più l’approccio amatoriale. Occorrono prestazioni professionali e, sebbene pare che aiuti assai la predisposizione naturale, da sola non è sufficiente.

Chi non si è trovato sulla propria strada dei cortigiani? Ohhhh… che ammirazione che destano sui neofiti coloro che di questa pratica ne han fatto uno stile di vita! Mentre, al contrario, che infinita tristezza constatare le bassezze, le volgarità, l’infima natura degli sprovveduti che strisciano di fronte ai superiori ma in maniera talmente meschina e rozza che ti verrebbe di perorare la loro causa per evitare scene strazianti.

Il nobile d’Holbach sottolinea quanto sia necessario mettere in conto un lungo tirocinio, perché se davvero si vogliono ottenere risultati eclatanti bisogna affrontare una comprensibile gavetta. Ho conosciuto persone che sono riuscite a transitare dallo scudo crociato alla bandiera rossa, sebbene alquanto slavata, passando per le Feste dell’Unità con tanto di servizio ai tavoli offrendo carne alla brace ai nuovi compagni, con la stessa garbata disinvoltura della loro corrispondente carriera; altre che affidavano la propria salute al medico più competente del momento, che guarda caso era pure l’assessore di riferimento, con un benefico giovamento del fisico, dell’animo e del curriculum. Certuni riescono a mantenersi sulla cresta dell’onda nonostante i cambiamenti di correnti (politiche) in modo così lodevole da strappare il primato di rotazione alle banderuole segnavento. Ve n’è che, pur di ascendere a incarichi che le proprie competenze e i titoli in possesso consentirebbero loro di assaporare esclusivamente nel sonno REM, invece adulano e dicono di sì con tale scioltezza che, alla fin fine, si ritrovano vincolati e succubi dei potenti, al punto che il ruolo vagheggiato da sempre, una volta avutolo, fa capire loro di essersi indebitati pure l’anima, e che non valeva un prezzo sì alto, ma ormai è troppo tardi. Sono i rischi del mestiere, insomma.

Lo confesso in conclusione perché me ne vergogno a morte, ma il motivo sostanziale per cui non mi è dato di applicare ciò che si legge su questo ameno trattato è il mio pessimo carattere, che non son mai riuscito a modificare, neppure con immersioni nella vasca di Lourdes o emulando gli exempla del passato. Addirittura peggiora di giorno in giorno. Or dunque manco tento di cimentarmi nell’impresa, ma non sarebbe una ragione bastevole per non caldeggiarne la lettura a chi, più volitivo e meglio disposto di me, avesse la giusta ambizione di ardire. Basta tener conto che:

«Fin dalla più tenera età deve imparare a dominare la propria fisionomia, per evitare che i suoi tratti tradiscano i moti segreti del cuore o che rivelino un’involontaria contrarietà che un abuso subito potrebbe insinuarvi. Per vivere a Corte è necessario un dominio assoluto dei muscoli facciali, al fine di ricevere senza batter ciglio le peggiori mortificazioni. Un individuo rancoroso, dal brutto carattere o suscettibile non riuscirà mai a fare carriera»*.

 

 

*Paul H. D. d’Holbach, Saggio sull’arte di strisciare ad uso dei Cortigiani, Ed. Il melangolo, Genova 2009, p. 14.

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3 Commenti

  • Ce ne sono ancora copie in giro? Con i tempi che corrono saranno andate a ruba anche se sospetto che almeno il 40,8% dei potenziali apprendisti abbia predisposizioni naturali e non ha bisogno di leggere (ammesso che ne sia capace).

  • Ce ne sono ancora copie in giro? Con i tempi che corrono saranno andate a ruba anche se sospetto che almeno il 40,8% dei potenziali apprendisti abbia predisposizioni naturali e non ha bisogno di leggere (ammesso che ne sia capace).

    • Luca Bedino

      Edizioni originali e ristampe sono pressoché esaurite ma girano i consueti plagi, con tanto di pseudo autori disposti ad autografarli…

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