Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

L’utilità di certa polvere


Lo scorso venerdì pomeriggio sono stato a un incontro: verteva sulla cremazione. L’argomento m’interessa perché è connesso a ciò che non esiste da tempo. In questo caso la morte. Pare infatti che non si muoia più oggigiorno, o almeno che nella nostra società si stia facendo di tutto per allungare la vita e per rimuoverne il discorso casomai qualche minuzia, accidente, imprevisto dovessero malauguratamente interromperla. È di cattivo gusto perfino intavolarlo. Insomma, ci riteniamo eterni, o comunque in continuo divenire.

Nella mia proverbiale sfacciataggine invece mi dilungo perché ci terrei ad essere cremato, visto che purtroppo “l’imbalsamazione” è riservata alla selvaggina e la “preparazione” soltanto ai papi. Per me si tratta di coerenza: se fossi vissuto qualche secolo addietro sarei finito arso, quindi non vedo il motivo di sfuggire a un destino segnato, soltanto perché vivo nel XXI secolo. Peraltro è singolare che la Chiesa per lungo tempo abbia fatto – del bruciare figli d’Adamo – una delle sue pratiche più spettacolari mentre poi a fine Ottocento il monopolio di questo rituale sia passato ai figli della Vedova: framassoni con spiccato senso dell’autoironia.

Oltretutto – sarà che d’indole preferisco non procrastinare ciò che potrei fare subito – l’idea di anticipare le fiamme eterne già sulla terra mi pare sia un buon allenamento per discendere ad inferos preparato. D’altra parte non è necessario essere liberi muratori per farsi cremare. Chiunque, pure un devoto cattolico, può decidere in merito. Alla fin fine magari mi sbaglio, ma mi risulta che oltre il rito funebre tipico della nostra civiltà occidentale siano soltanto due le ulteriori pratiche legate al trapasso: la cremazione, appunto, e il paletto di legno di frassino, destinato – ci si auspica – a taluni politici. Un modo per scongiurarne il ritorno: non si sa mai.

Farsi cremare, oltre alle rispettabili opinioni di principio, ha vantaggi non trascurabili. Non mi riferisco al risparmio pecuniario perché ritengo volgare parlare di soldi, sebbene sia notevole rispetto al funerale tradizionale. Penso all’economia di spazio: riduce di gran lunga la cementificazione dei cimiteri, sempre più simili a grigie periferie urbane dove non vi siano state le Olimpiadi.

E alludo pure al gesto d’altruismo verso chi resta. Il mio amico e sodale Hazlitt sosteneva che:

«Incontriamo esempi del desiderio di continuare la farsa (se non la tragedia) della vita, dopo che noi, gli attori, abbiamo lasciato il palcoscenico, e di sapere che altri continueranno a recitare la nostra parte. In questo modo noi rendiamo immortale un capriccio e proverbiale un’originalità»**.

Invece diventando cenere solleviamo chi resta dall’onere di una tomba, della sua conservazione e della manutenzione. Altresì dell’incomodo di tramandare la memoria di chi “più non è” agli occhi dei passanti o dei curiosi: tanto… o avevamo fatto cose grandiose per i posteri – ed è notorio – oppure la nostra immagine sbiadita dal sole servirà per commenti pietisti, fantasiosi o di cattivo gusto, con buona pace per Lombroso.

Come se non bastasse, con la cremazione evitiamo il senso di colpa a figli, parentado, amici, amanti per non essere andati a trovare di frequente le nostre spoglie mortali. Beh, ciò che ne resta. Detto per inciso: non è un caso che parecchi adottino questa pratica dopo aver assistito alle esumazioni!

Risparmiamo loro pure il peregrinare una volta all’anno con vistosi mazzi di fiori; i lumini da accendere corredati dall’immagine del santo di moda; le fotografie da ripulire. Tutte ritualità, ben inteso, lodevoli quando fatte con il cuore e spontaneamente, ma terribilmente ipocrite e subìte allorché mosse dal dovere o dal timore del giudizio altrui di trascuratezza, se non di cinismo.

Le ceneri, conservate nell’intimità domestica, non arrecano alcun fastidio a chi rimane. L’urna fa la sua bella figura sulla mensola del camino. Meno problemi ancora se disperse. Per non parlare – come pare stia accadendo altrove – se usate come concime per coltivare una pianta. Magari da frutto, ché in tal modo lasceremo un segno tangibile, un domani, rispetto alle gioie momentanee dopo l’apertura del testamento, destinate presto al dimenticatoio.

Personalmente, riflettendo sulla mia natura, mi riterrei più che appagato all’idea di alimentare la linfa di… un prugno.


**HAZITT, WILLIAM, Sul fare testamento, in Sull’ignoranza delle persone colte e altri saggi, Fazi editore, Roma 2001, p. 72.

 

L'immagine è di Farrukh, su Flickr
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2 Commenti

  • Questo articolo mi ha sollevato dal senso di colpa che avevo nei confronti dei resti di mio padre dopo 15 anni e’ stato riesumato e dopo avrebbe dovuto essere cremato.
    Grazie

  • Pantheon di Parigi, sui resti di Maria Skłodowska-Curie e Pierre Curie:
    “Grazie a entrambi per il vostro amore per la scienza e per il lavoro. Marie, se non fosse stato per donne come te e il sostegno di scienziati come Pierre, può darsi che io (e altre donne) non avremmo avuto facilmente l’opportunità di studiare fisica/scienza. Grazie a entrambi.”
    (http://raffrag.wordpress.com/2012/04/28/labboccamento/)

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