Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Lei non sa chi sono io!


«Lei non sa chi sono io!»: alzi la mano chi non l’ha sentita almeno una volta nella vita!

Questo distillato di modestia è accompagnato da uno sguardo di riprovazione per la nostra ignoranza. Manco a dirlo sottolinea la statura morale di chi la pronuncia.

L’esclamazione ti entra dentro come il celebre dito impastato di sabbia in quell’orifizio destinato – ai più – ad espellere anziché ricevere.

Ora, siccome di rado siamo illuminati a parole, l’ingegno umano molto più di frequente consente agli obelischi viventi dell’umiltà di architettare alternative identiche ma senza scomodare “una frase fatta”.

Conoscere costoro è un’esperienza memorabile, non fosse che per evitare di cadere nella stessa, ridicola condizione.

 

Un classico: «Mi dispiace, ma io so’ io…»

Lo diceva il Marchese del grillo, riassumendo il concetto con un abbinamento prosaico ma di sicuro effetto.

Si tratta di colui che gode di una visibilità non ordinaria, ma sempre generata da condizioni temporanee o da accidenti indipendenti dalla sua natura.

Coloro che hanno avuto successo o si sono costruiti un’identità di spessore partendo dalla gavetta, rimboccandosi le maniche e salendo sempre più in alto nel riconoscimento sociale non hanno nessun bisogno di dirlo: al posto loro parlano i fatti, le imprese, o la sostanza delle proprie idee.

Gli altri invece sentono la necessità di ribadirlo, perché l’inconsistenza di ciò che danno ad intendere d’essere è precaria, effimera, di facciata.

Basta il rinnovo di una carica, il pensionamento, una rivoluzione, la visita della Guardia di Finanza, una brutta malattia… ed ecco che il proprio sentirsi più in alto degli altri palesa quanto si è dei giganti dai piedi d’argilla: nel giro di poco colui che si credeva chissà chi sarà dimenticato.

Sic transit gloria mundi.

Loro ben lo sanno, e cercano in tutti i modi di rioccupare una poltrona, pur di non subire l’affronto di sentirsi al pari dei mortali che avevano snobbato, disdegnato di un saluto, ignorato con sufficienza.

La precarietà del successo per un io smisurato è tanto appagante quando se ne gode il ruolo quanto bruciante allorché verrà meno.

Anche perché la cerchia dei consimili che fino a ieri alimentava l’altrui io non può permettersi il lusso di mantenere la stessa considerazione allorché non si conta più niente.

In cambio non c’è alcun vantaggio.

Già.

L’altro dovrà accontentarsi di un ossequioso cenno del capo quando ci s’incrocia per strada.

La “prova del nove” della labilità – o della sostanza – di questi personaggi sta proprio nel momento in cui lasciano un ruolo, un incarico, un mandato: se cala l’oblio e gli tocca sgomitare pur di ricevere una briciola di considerazione… è acclarata l’inconsistenza dell’ io baldanzoso sbandierato prima.

 

Il fenomeno da baraccone

ioÈ l’altra variante, altrettanto perniciosa e diffusa, però di livello ben più infimo.

Non c’è bisogno di pronunciare “lei non sa chi son io” perché lo si dà ad intendere fino alla nausea in mille modi.

Tipico dell’arricchito, che sfodera la carta di credito al ristorante come un duellante avrebbe fatto con la sciabola. O del sedicente rimorchiatore, che vanta meriti da gran seduttore al pari dei trofei di un cacciatore. Fa pesare ai figli d’Adamo quanto sia facile, naturale e scontato che nessuna creatura riesca a resistergli: io, io, io… ripetuto a piè pari come il raglio di un asino.

Oppure il borioso di provincia: è quello che sostituisce il «lei non sa chi sono io» con il «lei non sa cosa ho fatto io».

Avventure imprenditoriali, gesta millantate, investimenti ciclopici. Il tutto – guarda caso – sempre e soltanto circoscritto nei confini della vita di paese, dove una claque a buon mercato non si nega a nessuno. Vive attorniato da una corte di cicisbei, pronti ad abbandonarlo non appena si profilerà all’orizzonte un nuovo evergeta.

Polvere eri, polvere tornerai.

Qualche giorno fa sulla mia home di Facebook è comparso un post di un amico; una di quelle frasi ad effetto che nell’era digitale hanno sostituito il calendario di frate Indovino.

L’ho salvata per uso personale, perché da certe tentazioni è bene non ritenersi immuni, ma adesso mi permetto di proporla anche qui, casomai anche ad altri potesse tornare utile:

 

io

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