Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

L’eleganza nella semplicità


Una delle ultime volte che ho preso dei libri su internet, il sito di vendite on line ha avuto la compiacenza di suggerirmi ulteriori proposte, dato che «chi ha acquistato questo articolo ha acquistato anche…».

Nonostante la ridondanza nella ripetizione… vuoi non essere da meno? Non pare il caso di passare per tirchio, mentre altri hanno approfittato del benevolo e disinteressato consiglio: quindi mi son lasciato sedurre dall’invito, e ho messo nel carrello un’altra opera in aggiunta ai testi previsti.

Alcuni giorni fa ho terminato di leggerla, con viva e vibrante soddisfazione, devo dire.

Il fatto è che, in seguito, una parte di quanto scritto dal buon Balzac mi è rimasta in testa: poca, per carità, ché amo lasciare un certo vuoto apposta per godere dell’eco che i pensieri fanno quando rimbalzano sollecitati da stimoli esterni, o nei sogni.

Succede che qualcosa resti in noi – se non è una lavata di capo –, un po’ come quando si va a messa: l’ascolto dell’omelia è così pregnante e ci resta impressa nell’animo al punto che appena usciti si smania dalla voglia di darci alle opere di carità. Se i notai si collocassero sul sagrato delle chiese avrebbero da lavorare tutta la domenica nel rogare donazioni e lasciti dei facoltosi per i nullatenenti, tanta è la bramosia nel far del bene. Poi – è naturale – le contingenze della vita poco a poco finiscono con annebbiare vuoi quanto si è letto vuoi ciò che si è sentito.

D’altronde, se così non fosse, sarebbe ostico spiegare il ritorno e la fortuna di taluni politici: è grazie alla dimenticanza che li si riaccoglie tra le persone ammodo come se nulla fosse accaduto.

Fatto sta che il Trattato della vita elegante mi è rispuntato oggi per un’apparente casualità.

Navigavo su Facebook, al calduccio nel mio studio – con una vena di compassione per mia moglie e le sue cognate che nel frattempo avevano sfidato i rigori dell’inverno per girovagare alla ricerca di saldi convenienti –, allorché, spinto dalla curiosità, ho passato in rassegna i suggerimenti d’amicizia.

Pratica per nulla sconveniente, anzi, talvolta foriera di piacevoli sorprese: persone o amici che da tempo non rivedevi ricompaiono sulla schermata, allineati in rivista come le figurine Panini. Clicchi sopra e – quasi sempre – instauri un rinnovato legame, più o meno costante o effimero… dipende da vari fattori.

Oppure scopri volti nuovi: talvolta individui noti e famosi; visi interessanti; profili che ispirano; talaltra perfetti sconosciuti per i quali ti scervelli sui criptici algoritmi per cui Facebook ha creduto bene di sottoporteli per instaurare un’amicizia virtuale.

Ebbene, è a proposito di un profilo a me del tutto ignaro che quanto Honoré de Balzac scrisse nel 1830 è spuntato come un herpes sul labbro.

Non alludo alla classica fotografia di una ragazza discinta, dalle movenze sinuose e dallo sguardo ammaliante come spesso ci sovviene d’incontrare sui social: in tal caso a scomodarsi nelle mie fantasie non sarebbe stato il romanziere francese. Neppure mi riferisco a chi si presenta con un fisico scultoreo, in palestra tra gli attrezzi, o sul litorale di una spiaggia intento a competere con il panorama mozzafiato del mare al tramonto, in una sfida all’ultimo pixel su chi si aggiudicherà l’attenzione degli osservatori: in merito l’unico pensiero che mi arriva alla mente concerne l’impellenza di darmi a una vita più ascetica.

Stavolta, prima volta in assoluto, l’uomo di mezza età o poco più accompagnava il suo nome e cognome con una foto che lo ritraeva in camicia. Nulla di strano, se non che l’indumento era visibilmente pezzato di sudore: sotto il collo e – manco a dirlo – sotto le ascelle!

Sono l’ultima persona al mondo in grado di sentenziare circa l’eleganza, e non avrei alcun titolo per ergermi a esempio, ma ammetto che quel profilo mi ha colpito quasi come se fossi riuscito a odorarne il lezzo.

È una gran bella opportunità inserirsi sui social. Sono tra coloro che li ritengono strumenti ottimali – se usati nel modo giusto – per creare reti, per informarsi, per comunicare quanto di bello, di positivo, di valido possiamo partorire come esseri pensanti.

Appunto.

Non ho idea di quanto ci soffermiamo a riflettere prima di postare una nostra foto: non per come la percepiamo noialtri ma per come verrà considerata dall’universo mondo, nonché sulle conseguenze che un’immagine poco conveniente potrà arrecare alla nostra reputazione, finanche a un possibile colloquio di lavoro; beh… come se comunque non bastasse lo stigma del consesso civile.

Mi permetto di citare qualche passo dell’Autore, che biasima coloro che ostentano il lusso, ritenendoli opposti all’eleganza, e dunque consiglia la semplicità, però… ecco… semplicità:

«xxxiii. I bisogni di un uomo di buon gusto devono essere semplici.

xxxiv. È necessario che ogni cosa appaia per ciò che è.

xxxv. L’eccesso degli ornamenti nuoce all’effetto.

xxxvi. L’ornamento dev’essere valorizzato.

xxxvii. In ogni cosa, l’abbondanza di colori denota cattivo gusto…

xxxviii. L’eleganza manipolata sta alla vera eleganza come una parrucca sta ai capelli…

xxxix. Il dandismo è un’eresia della vita elegante»*.

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HONORÉ DE BALZAC, Trattato della Vita Elegante, Piano B Ed., Prato 2011, pp. 81-82.
Immagine di Karl-Heinz Lüpke, in Pixabay
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