Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

L’erba… e quella benefica sensazione di tranquillità e di pace con il mondo.


Quando ho l’opportunità di distendermi su un prato, osservando il verde primaverile di un campo appena germogliato, vivo in uno stato di relax, di serenità interiore, di calma che poche altre condizioni riescono a darmi. Dopo una settimana di lavoro, se esco in compagnia o da solo e faccio una passeggiata tra il verde mi riconnetto con la Natura, con l’ambiente circostante, perfino con il mio animo. L’erba: basta davvero poco per sentirsi bene, e penso che la stragrande maggioranza di chi mi legge concordi con me.

Poi… è sufficiente ritornare sul termine “erba”, virgolettarlo, dare a intendere che la parola può assumere un’altra accezione, cioè della canapa da fumare, e sebbene le sensazioni che offre siano simili all’esperienza rilassante in un prato… ecco che m’immagino una parte di chi sta seguendo queste righe accigliarsi, irrigidirsi, magari abbozzare una smorfia di disapprovazione. È chiaro che costoro non facciano parte dei quattro milioni di connazionali che consumano marijuana, come dichiarato al Senato da Riccardo Quintili, direttore de Il Test. Nulla di male. Non c’è discriminante.

Fumare è un vizio. Come tanti. E puntare il dito contro chi si gira “una canna” definendolo drogato si può fare, certo, anche se equivale più o meno a etichettare come miscredente destinato all’inferno un ateo oppure scostumata colei che non arrivi vergine al matrimonio: si è insomma un tantino fuori tempo, piuttosto anacronistici, quasi preistorici. Spesso si tratta di un bagaglio culturale che ci portiamo appresso per pigrizia perché rimettere in discussione luoghi comuni costa la fatica di interrogarci; d’informarci su come vadano realmente le cose; di vagliare la fondatezza effettiva degli stereotipi.

Avere dei vizi credo sia sacrosanto, almeno dal mio modesto punto di vista: è un aiuto notevole a restare con i piedi per terra. Infatti da incallito fumatore so di essere «scemo», come recita un’encomiabile, dotta, accattivante pubblicità progresso dell’attuale governo, interpretata da uno dei più indiscussi, affermati – soprattutto credibili – artisti nazionali: fa male alla salute; è un costo; vincola la mia libertà alla dipendenza del tabacco. Ma questa confessione di limitatezza mentale e di volontà mi ricorda quanto io sia umano: non corro il rischio di ritenermi un semidio. E non scambierei il piacere che deriva dal coltivare un vizio con il tedio esistenziale – moralmente ineccepibile – dello stoico, dell’asceta o della persona dabbene.

Qualche giorno addietro mi ha scritto un amico – il Piumatz – che vive in Olanda, per ricordarmi che il 9 marzo la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla liceità della coltivazione della canapa ad uso personale. Gliene sono grato: mi ero perso questa data e ciò che rappresenta. Ovvero un ennesimo potenziale passo in avanti nel progresso della società. Piccolo, modesto, come i tanti che s’intraprendono in Italia di questi tempi, dove la fretta di arrivare all’emancipazione è inversa alla frenesia di compere diciott’anni per un adolescente.

Non è che con questo voglio ergermi alla Pulzella d’Orléans della cannabis, anche perché non ne avrei né i requisiti né l’indole. Ma vi sono per me tre motivazioni valide per sperare che il pronunciamento sia favorevole, sebbene non smuoverà più di tanto l’attuale sistema legislativo.

Innanzitutto la lotta all’ipocrisia: una malattia virale più diffusa di quanto sembri. Colpisce soprattutto chi alla luce del sole esterna uno stile di vita impeccabile e, appena calano le tenebre, si trasforma nell’esatto opposto, con la complicità di altri infettati. Sono coloro che si fumano spinelli per darsi un tono da emancipati, ma che nella quotidianità si ergono moralisti contro lo spaccio.

In secondo luogo perché il giorno che chi vorrà seminarsi e coltivarsi le sue piantine sarà l’avvento di un’ondata di giardinieri; di entusiasti “pollici verdi”; di appassionati d’innaffiatoi, della sarchiatura e della concimazione come mai è stato visto da occhio umano, e il beneficio più grande lo si avrà da un consumo benefico, privo di porcherie e di schifezze come invece accade oggidì.

Infine, ultimo ma non meno importante: una volta per tutte la mafia riceverà un colpo mortale ai suoi traffici, e pure a certa politica compiacente andrà piuttosto male, perché lo smacco all’enorme e indegno sistema di controllo attuale di smercio e d’introiti causerebbe al malaffare una consistente crisi. E scusate se par poco!

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