Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

L’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re


Il re è tornato in Italia: è venuto a stare a trenta chilometri da dove abito. Un po’ più vicino e magari sarebbe salito il valore degli immobili. Chi l’avrebbe mai detto?

La sorte sa essere beffarda: è fuggito a suo tempo dal Bel Paese per poi ritrovarsi nella campagna della Provincia Granda! Poteva almeno sfruttare il titolo rimastogli di conte di Pollenzo e rintanarsi laggiù, adesso che il luogo ha una certa rinomanza. Invece è finito a Vicoforte, il santuario che se non fosse per la cupola ellittica sarebbe noto soprattutto per la frequentata gelateria nei paraggi.

L’indignazione di coloro che subiscono l’onta del suo arrivo come sfregio per le scelleratezze che compì è grande e comprensibile.

Qualcuno deve aver pensato che gli ultimi decenni avessero azzerato la memoria storica di tutti gli italiani, invece c’è ancora – vivaddio – chi ha ben presente come fossero andate le cose.

Se dovessimo ricordarlo come “padre della Patria”, sarebbe il classico caso di abbandono del tetto coniugale per lidi migliori e più sicuri, lasciando la prole affamata, umiliata e in balia di un tragico destino. Così si comprende meglio lo stato d’animo di chi adesso se lo vede ritornare come se nulla fosse stato.

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Il re immortalato con i compagni di merende

Purtroppo c’è pure chi si bea della prospettiva di potenziali guadagni dai turisti, dai visitatori e dai filo sabaudi in coda, deferenti, alla tomba del re; con tanto di approvazione e di compartecipazione ecclesiastica, ché taluni non perdono mai occasione per brillare nella carità cristiana, stavolta verso un monarca trapassato.

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Vignetta di Tinoshi, dalla pagina fb del Culture Club 51, vivace e giovanile realtà culturale del monregalese

L’ennesima interpretazione fuori dalla realtà, in barba ai milioni d’italiani che patirono sofferenze inaudite grazie alla sua politica scriteriata.

 

C’è un re, c’è un re che non vuol vedere; c’è un re, c’è un re che non vuol sapere…

Cantavano i Nomadi…

 

… e vale la pena chiedersi il senso, oggi, nel tributare a un re una tumulazione spesata dalla comunità, con tanto di volo militare.

 

Trovo ridicolo pensare che tuttora ci siano dei Paesi con un sovrano, con una corte, con nobili e con titolati. Banchetti, ricevimenti, cerimonie, balli. Il solo pensiero che qualcuno possa ritenersi per grazia di Dio superiore agli altri ha un qualcosa di assurdo, con i suoi anacronistici rituali di protocollo, con rendite feudali e diritti del trono. Chissà se in caso di trasfusioni adoperino il sangue blu, che scorre soltanto nelle vene d’alto lignaggio!

Mi risulta piuttosto sgradevole che – con corona o vestito di bianco – esistano personaggi i quali governano, senza una compartecipazione democratica alla loro nomina, uno Stato che garantisce loro immunità, privilegi e protezioni diplomatiche. Però, contenti i loro sudditi… ci mancherebbe.

Ma che un re, macchiatosi di colpe che portarono l’Italia in guerra, alla dittatura, alle leggi razziali, all’abbandono dei propri soldati e della guida della Nazione, codardo e fuggitivo, adesso stia sepolto qui un po’ mi fa ribrezzo. Solo poco, perché forse non ci saranno neppure più le ossa.

Però è il gesto, ecco. Perché i gesti contano, eccome.

I Savoia in Italia

Prima della concessione del rientro dall’esilio avrei fatto carte false affinché fosse loro proibito, se mai ne avessi avuta facoltà.

Devo ammettere con il senno di poi che invece fu un bene: i discendenti dei re d’Italia dimostrarono da soli di che pasta fossero fatti. Non occorse aggiungere alcunché per palesare all’opinione pubblica la statura morale degli eredi sabaudi: ci misero del proprio in abbondanza, e con naturalezza.

Adesso quindi sono più cauto nel giudizio: non credo – a diversità di certi politici locali – che la tumulazione in terra cuneese sovvertirà la quiete e l’ordinarietà di queste lande amene e tranquille con pellegrinaggi devoti e d’affetto figliare verso il già imperatore d’Etiopia. Né che i forzieri delle città o le casse per le limosine del santuario mariano saranno rimpinguate con monete d’oro in suffragio della sua anima.

Non mi stupirei nemmeno se mettessero dei fiori di plastica sulla tomba.

Ma questa è comunque una questione che non mi riguarda:

Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti.

 

PS. Il titolo è in riferimento alle velleità dei Savoia di trasferire in futuro il re al Pantheon.

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