Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

L’ingiusta pena: quando la scuola è una condanna a vita


La Salle 1982

Questa mattina la città si è risvegliata più animata del solito: il traffico s’è intensificato grazie all’apertura delle scuole. Non saremo mai abbastanza riconoscenti ai genitori che, pur potendo accompagnare i figli a piedi o lasciarli andare per conto proprio, rinunciano a intasare i marciapiedi. Grazie, grazie sentitissime alle mamme solerti che scorrazzano i pupilli in macchina. Una soluzione inevitabile contro l’usura delle suole delle scarpe dei propri rampolli; per evitare loro una Via Crucis con lo zaino al posto della croce; per salvaguardarli dai pericoli annidati in una qualsivoglia città che si rispetti: dagli intramontabili spacciatori che offrono caramelle, agli onnipresenti maniaci con impermeabile e occhiali scuri, appostati dietro le siepi con tanto di bava alla bocca e respiro ansimante.

Scorgendo invece gli studenti delle superiori mi veniva da ripensare a quand’ero al loro posto. Gli anni dell’adolescenza: i più orribili e tristi della mia vita, legati alla scuola. L’ho detestata visceralmente. Dovetti arrendermi a forze maggiori e finii dai lasalliani: tetri insegnanti in talare nera e due bavette bianche inamidate che sporgevano sotto la pinguedine del collo. Il docente di latino, fratel Timoteo, interrogava fuori orario nel pomeriggio per poter proseguire con il programma al mattino. Quello di filosofia, fratel Luigi, ad inizio trimestre ci comunicava il giorno esatto in cui saremmo passati sotto le forche caudine. Una sfida alle incognite del futuro. Non ammetteva giustificazioni, in barba al «Vigilate itaque, quia nescitis diem neque horam». Dovevamo responsabilizzarci, diceva lui. Era talmente carogna – parlandone da vivo – che con la mano sinistra nascondeva la trascrizione del voto sul registro: ne venivamo a conoscenza soltanto sulla pagella, a cose fatte. Non esisteva possibilità di recupero. In parte s’intuiva se l’interrogazione fosse andata male dalle umiliazioni che riversava sui malcapitati: «microcefalo»… «aprite la finestra per far uscire le scempiaggini»… «eclissati, ful-mi-ne-o (e faceva schioccare le dita)», erano i complimenti generosamente elargiti ai tapini, guardando diritto negli occhi le vittime. Almeno aveva il merito di non fare preferenze. A distanza di decenni e decenni mi tornano in mente le sue frasi sprezzanti e, con quelle, i volti dei compagni mai più rivisti; l’aula medesima; perfino colui che doveva alzarsi per aprire le vetrate perché davvero lui esigeva che si cambiasse aria. Non esisteva il “Telefono Azzurro” e la conseguenza più deleteria furono i sogni tormentati che visitavano le mie notti ancora dopo la maturità, con l’ansia per l’ormai inesistente interrogazione di filosofia ben maggiore della tensione per i reali esami universitari. L’unico benevolo era fratel Rinaldo che insegnava religione: non ti faceva mai mancare una mano sulla spalla. Chissà perchè… ripensi con il senno di poi.

Avrei voluto fare il liceo artistico. Ora, di artistico, posso soltanto vantare le performances che orgogliosamente metto in campo dopo qualche bicchiere di troppo: siccome non sono incline alla ciucca triste o alla cattiva, ciò mi consente una dose di disinibizione piuttosto esilarante, a detta dei testimoni. Tutto qui.

Osservavo gli studenti, stamattina. E la mia solidarietà sincera, accorata, umana va alle ragazze e ai ragazzi che frequentano una scuola che non hanno potuto scegliere di propria volontà. Si crede che con l’estinzione dei matrimoni combinati non vi siano più imposizioni familiari nella nostra società progressista e aperta. Al contrario, una decisione così vitale è – spesso e purtroppo – ancora appannaggio di taluni genitori. Quelli con il dono della preveggenza: ritengono di conoscere il futuro. Lo fanno per il bene delle proprie creature, che saranno loro grate a tempo debito. Eccome no! Una violenza sottile, impercettibile ma straziante. Certo, rispetto al passato oggi c’è l’opportunità di rifarsi all’università. Per chi avrà denaro bastevole, s’intende. Ma intanto l’adolescenza, quando formi il tuo carattere, sviluppi una tua personalità, sogni il tuo futuro, è piegata a un’istruzione non scelta. Da libri, lezioni, compiti, professori che avresti voluto diversi. E non mi si venga a dire che sia, a suo modo, una preparazione a quella vita che spesso non consentirà di scegliere ciò che vorresti. C’è una bella differenza tra chi decide per te… e le decisioni che prenderai seppure per compromesso, facendo “di necessità virtù”.

Un conto sarà accettarle con la schiena diritta, un altro subirle – per l’ennesima volta – curvi e piegati.

Istituto "La Salle", Torino, anno 1982-83: nella foto l'ignoranza fatta persona è il terzo seduto in prima fila.
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