Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

“Lo faccio anonimo”. Sarahah, l’alternativa per trovar piacere da sé.


Sarahah è l’applicazione con la quale qualsivoglia sconosciuto può inviare messaggi del tutto anonimi.

L’avevo installata alcune settimana fa, folgorato dall’inatteso successo sul web.

Ritenevo opportuno provarla per averne una giusta cognizione. Certo, non è che per forza si debba sempre sperimentare ciò che stimola il nostro interesse, ma in questo caso non si trattava di scoprire quanto fosse inebriante volare lanciandomi dal decimo piano di un palazzo.

Alla peggio l’avrei disinstallata. Come peraltro ho poi fatto. Senza rimorsi.

Inoltre ero curioso di conoscerne gli sviluppi: l’animo umano non finisce mai di stupirmi e questa appariva una ghiotta opportunità.

Il masochismo a dosi ponderate giova a ricordarci la nostra finitezza. Condividi il Tweet

Una volta creato il profilo l’ho dunque pubblicizzato sulla pagina di fb e poi condiviso sul mio diario personale.

Il fine era raccogliere commenti relativi al blog. In passato alcuni m’avevano confessato di astenersene per timore d’essere mal giudicati nell’uso dell’italiano.

Mosche bianche, in un ambiente dove è più facile imbattersi nell’ebreo errante che nel pudore nello scrivere.

M’immaginavo quindi che fosse un’opportunità per raccogliere suggerimenti, commenti, critiche, proposte… tutelati dall’anonimato.

Prima dell’avvento di Sarahah

Da che mondo è mondo esistono scritti anonimi. Senza partire da Adamo ed Eva, in età moderna erano celebri le pasquinate che i romani lasciavano a indirizzo di papi e personaggi noti della Città Eterna. In genere – com’è arguibile – il tenore era tutt’altro che complimentoso.

Molti però si distinguevano in scanzonati e originali motti di spirito. Un modo insomma per sdrammatizzare e mettere alla berlina incoerenze e vizi umani.

Sotto i Lumi si stampavano pamphlet in cui, talvolta, gli autori o erano anonimi o si nascondevano sotto pseudonimi, e questo non perché fossero timidi, modesti o restii ai ringraziamenti e alle recensioni d’encomio. Si tutelavano, anche perché all’epoca – e ancora negli anni avanti –, non si andava troppo sul sottile: una stilettata con il fioretto o una schioppettata quando meno te l’aspetti non erano inusuali. Insomma, pagare con la vita o marcire nelle patrie galere per un po’ d’inchiostro sulla carta non valeva la pena.

Perfino nella città in cui vivo vi fu un periodo, diversi decenni or sono, nel quale si narrava di lettere anonime rese di pubblico dominio più dai passaparola – del ”detto” e “non detto” – che non dalle fonti ufficiali. Il nutrito epistolario – che avrebbe fatto impallidire quello di Goethe con Lotte von Stein almeno per la mole se non per i toni struggenti – si dilungava sui meriti, più presunti che reali, dei destinatari, relativi a maneggi nella politica; a eroiche imprese negli altrui talami; a dicerie del vulgo nobilitate a verità di fede.

Sempre anonimi erano i frizzi sui muri dei palazzi, casomai qualcuno si fosse perso qualche chicca.

D’altronde tutt’oggi non è insolito riceverne, per chi amministra condomini… di lettere anonime: contro chi disturba il quieto vivere o parcheggia impunemente sotto casa; verso chi sporca il pianerottolo o lascia accese le luci delle scale, e via dicendo.

Un passatempo per anime inquiete, che ci s’illude corrobori i travasi di bile o il logorio dell’invidia, e incanali la propria frustrazione.

Con l’arrivo dei social e la possibilità di creare profili «falzi», i fake si dilettano nell’esternare giudizi e commenti impunemente.

Almeno fino a quando non si scopre l’identità farlocca e li si banna dal consesso umano.

Lo stesso dicasi per gli sconosciuti con un indirizzo mail d’appoggio, che arricchiscono i commenti dei blog con considerazioni gratuite e sovente poco pertinenti, con lo scopo di offendere e di denigrare. S’illudono di lasciare un segno tangibile, ma spesso è pari ed effimero quanto le emissioni odorose da un ventre gravido d’aria.

Ci sono e ci saranno sempre. Contenti loro…

Sarahah

Con Sarahah è diverso

Sarahah ha una marcia in più a beneficio di chi gode nello sfogare i propri umori: non occorre seguire un argomento, leggersi un articolo, crearsi profili taroccati.

Neppure confrontarsi con altri commentatori e rischiare di finire a propria volta alla berlina.

Già, perché in pochi secondi prendi la mira, fai fuoco e ti ritiri.

Nessuno, manco il destinatario, ha diritto di ribattere, foss’anche a un ignoto.

Questo lo trovo iniquo, per lo meno quando diventi consapevole che la fiducia nell’umanità riposta all’inizio si è rivelata piuttosto esigua e aleatoria, e a te non è data la possibilità di un contraddittorio.

Pazienza il non sapere a chi dir grazie – questo faceva parte del gioco fin da subito – ma negare il diritto di replica ti riduce a un bersaglio immobile su cui tirar freccette, senza manco essere san Sebastiano, al quale almeno era destinata gloria eterna, in cambio del martirio.

Sarahah bersaglio

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Nota: Prima di disinstallare Sarahah ho salvato i messaggi anonimi ad perpetuam rei memoriam ma, per non appesantire oltre questo articolo, essi saranno oggetto del prossimo corredati da un’interpretazione personale per ciascuno.

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