Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

L’ombroso “gomplotto”


Da sempre per raggiungere obiettivi in grande stile l’uomo ha coinvolto più consimili possibili nell’impresa. Renzi, Alfano, Verdini & C. docent.

Con il tempo si sono affinate le tecniche e dalle dispendiose e cruente rivoluzioni si è giunti alla raccolta firme. Perfino gli scioperi hanno fatto un po’ il loro corso, al punto da apparire addirittura controproducenti alla causa. Oggi, poi, le petizioni on line esentano dall’incomodo dell’allestimento di un banchetto, magari al freddo e alle intemperie, e dalla frustrazione per i dinieghi dei passanti quando implori un autografo con la penna in mano e ti scambiano per un adepto di scientology.

Così sul web può capitare di imbattersi in una campagna per la chiusura del museo di Antropologia Criminale di Torino! Strabuzzi gli occhi e vai a vedere chi la propone e perché. Tra l’incuriosito e lo sbigottito. Si tratta del fondatore di un comitato assurto anche all’onore di partito con l’evocativo nome «Per il Sud», non indifferente alle rivendicazioni dei neoborbonici, cioè i movimenti meridionalisti che rimpiangono con nostalgico afflato il Regno di Napoli. Un po’ come se dalle nostre parti gli orfani del Regno di Sardegna dessero fiato alle trombe, presi dal revanscismo prerisorgimentale.

I nemici agguerriti del Lombroso brigano, appunto, per far chiudere il moderno e curatissimo museo torinese dedicato allo scienziato ottocentesco e alla raccolta, piuttosto copiosa, di beni culturali a questa afferenti. Di contro, grazie all’intraprendenza di una giovane grafica torinese, Chiara Ascheri, è nata una contro petizione.

Il museo non necessita di un sostegno all’apertura, visto che è regolarmente accessibile al pubblico e – per inciso – visitarlo si rivela un’esperienza impagabile, vivamente consigliata. L’iniziativa comunque è una risposta di principio, simbolica, per chiamare a raccolta coloro i quali amano la conoscenza, difendono il sapere, condannano l’oscurantismo censorio.

Proporne la chiusura perché rappresenterebbe il simbolo del razzismo, dell’umiliazione del Sud, della quintessenza delle teorie eugenetiche e di pregiudizi anacronistici equivale a pretendere la chiusura dei musei della tortura perché raffigurano i secoli bui dell’intransigenza religiosa, o quelli dell’erotismo sparsi in tutt’Europa perché in antitesi alla morale e al buon costume. Certo… richiedere degna sepoltura ai crani e alle ossa sarebbe una proposta da considerare, non prima però che tutti gli altri resti umani di santi, beati, venerabili sparsi per il globo terracqueo, nonché le mummie e altresì i corpi, gli organi, gli scheletri giacenti nei musei archeologici, d’anatomia, d’antropologia, di scienze naturali ritornino nei luoghi originari. In effetti piange il cuore pensare all’osso del neandertaliano del Denisova o alla salma di quella buonanima di Otzi rinchiusi in freddi laboratori anziché saperli in grembo a Madre Natura, in attesa della restituzione dei corpi con il Giudizio Universale.

La campagna per salvaguardarne l’apertura non è uno scontro di civiltà tra Stato Subalpino e Regno delle Due Sicilie. Neppure ha motivazioni filo sabaude: per queste si attenderà la petizione per il riconoscimento del Gianduiotto come patrimonio dell’umanità. Piuttosto è un modo per ricordarci quanto sia erroneo guardare al passato con gli occhi del presente, giudicandolo secondo i parametri della contemporaneità. Il Lombroso stesso, se i rituali dell’ampolla e della raccolta delle acque alle sorgenti del Po fossero stati anticipati di un secolo, avrebbe lavorato sulle teorie dell’uomo atavico senza il bisogno di crani da tutt’Italia e dai manicomi del Regno. Poverino lui, se non ha avuto l’indiscusso piacere di assistere alle esternazioni del popolo padano. All’epoca fece “di necessità virtù”. E tanto ha elaborato, non lo si può negare, come pioniere dell’antropologia criminale e della neuroscienza in quel periodo storico meraviglioso e ricco di intuizioni, e pure di conoscenze, che fu il Positivismo.

Chiaramente le sue teorie sono superate*. Restano attuali e diffusi taluni riferimenti banalizzati che, troppo spesso, applichiamo con disinvoltura e faciloneria, appellandoci al rimando “lombrosiano”. Soltanto che, rispetto a lui, non abbiamo scusanti nel nostro errore, allorché giudichiamo gli altri dall’aspetto perché ci viene spontaneo – e comodo – ritenere un “delinquente nato” qualcuno soltanto in virtù di un volto che non ci ispira fiducia.

Ecco perché il museo torinese possiede una sua precisa ragion d’essere nel rimanere aperto e nel frequentarlo: i teschi in mostra; i calchi in cera con peli e capelli originali; gli arnesi e gli strumenti per delinquere – tra i quali i crocifissi che celavano pugnali -; le fotografie dei tatuati ottocenteschi, dei ricoverati nei manicomi, dei condannati alla pena capitale; le suppellettili delle carceri; la forca autentica usata per le impiccagioni… servono proprio a scoprire e a connotare la distanza da un’epoca, dai suoi costumi, dalle teorie in voga al tempo, rispetto alla nostra contemporaneità. Insistere nel chiuderlo dà a pensare che a molti faccia assai più comodo rimuovere il passato per cancellarne le tracce. E attesta come per certuni non vi sia cesura o lontananza con i limiti mentali e morali dei secoli che furono.

La petizione a favore del Museo è recente: Chiara Ascheri l’ha promossa il 19 settembre, ma al momento è numericamente assai al di sotto della concorrente per la soppressione.

Diamoci da fare! Firmare è un atto di riconoscenza a chi ha creato e promosso un’istituzione improntata a rigore scientifico e di grande impatto culturale; è altresì una dimostrazione di senso civico e morale, contro l’arretratezza culturale e una miopia sempre più dilaganti.

Qui il link per difendere il Museo Lombroso:

 https://www.change.org/p/persone-non-chiudete-il-museo-lombroso

Sono ottimista e sicuro che risponderete in tanti alla petizione.

Condividere e far girare consentirà un maggior seguito e un sicuro successo.

Grazie.

 L’immagine fotografica è gentilmente concessa dallo Studio Gonella, Torino.

Link di aggiornamento tematico:
http://www.artribune.com/2015/10/salvate-il-museo-lombroso-dopo-la-petizione-che-ne-chiede-la-chiusura-per-razzismo-arriva-la-contro-petizione-il-padre-della-criminologia-e-un-criminale/

http://www.professioneantropologo.it/2015/10/11/chiudere-il-museo-di-antropologia-criminale-ma-anche-no/

http://museolombroso.unito.it/index.php/le-attivita/news/160-il-museo-incontra-il-carcere-2


*Per un approfondimento bibliografico, cfr.
S. MONTALDO, P. TAPPERO (a cura di), Cesare Lombroso cento anni dopo. Utet. Torino, 2009. Il testo, che ebbe un suo compendio in un convegno all’Accademia delle Scienze di Torino, fa il punto sulle ricerche scientifiche partendo dalle teorie lombrosiane e dagli studi positivisti, e su quanto diverse discipline siano debitrici del contributo speculativo ed empirico del Lombroso.

 

3 Commenti

  • Pienamente concorde con la promotrice Chiara Chiaretta

  • Luca Bedino

    E’ un museo che coniuga la missione divulgativa, tramite le sale espositive e le installazioni, con una politica d’interazione con altre realtà, rivelando tutta la dinamica e la capacità di essere vivo e propositivo:

    http://museolombroso.unito.it/index.php/le-attivita/news/160-il-museo-incontra-il-carcere-2

  • Bellissimo post che onora un magnifico museo che ho visto già tre volte e in cui tornerò di sicuro. È un pezzo di storia per quanto discutibile con gli occhi odierni. Ma è un pezzo di storia su cui gli occhi odierni hanno poggiato i piedi per salire un po’ più un alto o per darsi lo slancio per andare un salto più avanti nella conoscenza della mente umana.
    La memoria è importante. E va conservata.

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