Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Menù per lo Statuto Albertino

Lor signori hanno già deciso?


Un mio amico – un provvido, quasi un temerario – ha avuto l’ardire di scrivere su Facebook una frase sensata: al giorno d’oggi si rischia di perdere preziosi seguaci per un gesto tanto incauto. Lui è un cuoco, pure bravo peraltro, ma la considerazione pubblica che ha postato esula dalle accattivanti leccornie che prepara e che presenta sul social corredate da immagini eloquenti:

«Il fatto che molti miei connazionali il 4 dicembre voteranno un No “contro qualcuno” senza neanche conoscere una parola del testo della riforma sottoposta a referendum la dice lunga sulla nostra cultura politica….».

Prosegue esprimendo il disappunto verso il pressapochismo dilagante, che spinge al voto di sola protesta contro il premier anziché entrare nel merito.

Insomma, un po’ come se ce la prendessimo con san Biagio anziché con i ceri benedetti con poca fede durante la Candelora, soltanto perché il mal di gola persiste.

Approvo. Ma capisco anche i nostri connazionali, siccome il testo legislativo a cui allude, che è afferente al diritto costituzionale, non è proprio un piatto di tagliatelle subissate da una coltre di tartufo bianco. Non è dunque una portata che fin da subito lascia intendere quanto sarà appetitosa e gradita, oltre che raffinata come i codicilli giuridici.

E neppure è una pietanza elaboratissima, sofisticata, ostica da preparare, però d’immediata prelibatezza quando servita – come è stata la Costituzione fino alla nuova riforma –, tipo uno stracotto al Barolo, ché per mandare in deliquio i commensali bisogna essere esperti veri, e non degli improvvisati ai fornelli.

L’affascinante e suadente contenuto della riforma costituzionale si può visionare cliccando qui:  è la versione ufficiale della Camera dei deputati, con il testo a fronte della Carta vigente. Diffidate dalle imitazioni.

Provare per credere: buon appetito e, ancor più, buona digestione!

Con questo non si deve desistere perché sprovvisti di una laurea in diritto costituzionale. Dopotutto, se ho un malessere, vado dal dottore di fiducia e mi affido alla sua diagnosi, mica m’iscrivo a Medicina. Se non son abbastanza convinto mi consulto con dei luminari nel settore. Specialisti, affidabili: al contrario… è sotto gli occhi di tutti l’esito nefando per chi si è messo nelle mani di ciarlatani.

Non possiamo restare inermi e passivi, questo è poco ma sicuro, «siccome è cosa che deve interessarti, se la casa accanto brucia», come ricordava il buon Orazio*.

Vi sono molteplici soluzioni.

  1. Si può decidere di non slegare i cani qualora passassero casa per casa i proseliti del Sì, come annunciato ad inizio estate da Renzi, e di ascoltarli. Non prometteranno il paradiso (non quello nell’Aldilà) ma almeno non saranno tanto scellerati da suonare alle otto del mattino. C’è da augurarsi che i loro opuscoli siano esilaranti quanto le campagne governative della Lorenzin, per non dover rimpiangere La Torre di guardia.
  2. Si stanno organizzando incontri pubblici un po’ ovunque. Personalmente ne ho già sentiti diversi. Consiglio di partecipare soprattutto a quelli che prevedono un confronto tra i due schieramenti. Garantiscono scambi di opinioni e offrono la soddisfacente sensazione di non essere trattati da idioti alla stregua di vasi vuoti da riempire. Anche perché se voglio ascoltare uno che enuncia dall’alto verità incontrovertibili senza tema d’esser smentito vado a messa e mi sorbisco una predica. Oltretutto, oggi come oggi, in chiesa hai la certezza di trovar posto, e talvolta c’è pure della musica, prima e dopo l’omelia. Agli incontri “frontali” – invece – se sei in sintonia con il relatore ti tocca battere le mani; diversamente vieni additato come un “diverso”… e con i tempi che corrono si rischia grosso.  Consiglio quindi le occasioni di confronto, sul modello dell’ Ars moriendi: da una parte un diavolo, dall’altra un angelo. In mezzo il moribondo, del quale contendersi l’anima.

In un recente incontro, in un Comune non troppo distante da dove abito, mi fu perfino chiesto di fare da relatore. Desistei perché non avevo un ruolo ufficiale. Se avessi accettato avrei dovuto confrontarmi con un politico a favore del Sì. A moderare ci sarebbe stato un giornalista. I giornalisti – è notorio – non sono di parte.

Lunedì scorso, la serata stabilita per l’evento, quando giunsi in loco constatai che il mio ipotetico antagonista era un onorevole, attualmente deputato alla Camera, ex consigliere regionale, molto noto a livello locale. Un politico stimato, di quelli ancora attenti e sensibili ai legami con il territorio: una rarità, per capirci. Mi spiacque non aver potuto interloquire con lui: ehhhh… pago pegno per la mia ignoranza.

La sala era gremita di giovani, e l’incontro si è svolto con pacatezza, in un clima sereno, mentre un po’ ovunque invero si constata un imbarbarimento nei toni e nei modi indegno della società civile, neppure fossimo in una seduta parlamentare.

Di solito si guarda alla realtà provinciale con sufficienza, mentre dovrebbe essere presa a modello di dialogo e di rispetto delle parti. L’esatto contrario di ciò che accade in televisione, sui social o nei comizi delle grandi città.

4. Infine, per capire di che morte si andrà incontro, si può leggere. Pratica desueta, fuori moda, noiosa. Vero. Ma – almeno per me – la più esaustiva. In merito internet offre un ventaglio di opportunità; i social network pure, e si può seguire una fazione o l’altra, oppure tutte e due. Esistono pagine, gruppi e profili. Ci sono anche i blog. Alcuni scritti proprio bene. Mi permetto di suggerirne uno che ritengo tra i più puntuali, curati e di livello: Hic Rhodus.

In special modo questo articolo: Referendum: la scelta logica.

Qui invece, in questo spazio, non parlo compiutamente della riforma perché offenderei monsignor Della Casa, che ammoniva:

«Nel favellar si pecca in molti e varii modi, e primieramente nella materia che si propone… non si dee anco pigliar tema molto sottile né troppo isquisito, percioché con fatica s’intende dai più»**.


Nam tua res agitur, paries cum proximus ardet…», in ORAZIO, Lettere, XVIII, 84, Rizzoli, Milano 1994, p. 192.
*DELLA CASA, GIOVANNI, Galateo, Fògola, Torino 2004, XI, p. 50.
Ti è piaciuto l'articolo? Puoi condividerlo:

2 Commenti

  • Avatar
    Rossella De Bianchi 29 Settembre 2016 at 15:41

    È sempre un immenso piacere leggerti, Luca. Sai proporre anche gli argomenti più spinosi con tanta ironia ed equilibrio di giudizio. Basta dirti : “Bravo !! ” ?

Login o registrati

Commenti chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: