Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

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San Valentino. Festività solenne soprattutto per gli innamorati molto devoti, che al loro protettore dedicano novene e tridui preventivi affinché il trasporto estatico per l’amato abbia a protrarsi per sempre, “nella buona e nella cattiva sorte”. Perché una coppia arsa dal fuoco dell’amore non può che augurarsi che duri in eterno. Tra i mortali questa fortunata condizione la si ottiene grazie al matrimonio, che garantisce l’imperitura opportunità di vivere felici e contenti, senza essere per forza principi azzurri, rospi in attesa di baci o gatti con gli stivali come nelle migliori fiabe. In una società che anela ad essere egualitaria anche le coppie omosessuali rivendicano codesto invidiabile stato di grazia: stesso amore, stessi diritti. Da uomo sposato capisco cosa significhi e quindi non ho esitato un attimo a unirmi alle splendide persone che a Torino, ieri, si sono raccolte nella piazza del Palazzo di Città per far presente ai loro concittadini che il medesimo attaccamento passionale e le conseguenze che ne scaturiscono non possono essere una prerogativa di pochi. Sempre meno, peraltro, visti i tempi.

L’appuntamento era sotto la statua del conte Verde. Se c’è un aspetto che mi piace molto dei gay è proprio l’autoironia: riunirsi intorno al monumento di un paladino delle crociate cattoliche in oriente – in un contesto come quello attuale, con le rinate crociate papiste in piedi nelle piazze – fa onore al proverbiale sense of humor degli omossessuali. Che oltretutto non disdegnano la sottile provocazione, segno di acutezza: infatti la lapide posta alla base ricorda che la sua posa «fece più solenni le nozze dell’augusto suo primogenito», alludendo al matrimonio del Padre della Patria. Adesso invece si rende più solenne San Valentino palesando il diritto ai matrimoni omosessuali, in 33 piazze d’Italia. Touché!

Noi, in un piuttosto nutrito gruppo di aderenti, siamo stati immortalati in foto collettive, e m’é venuto da leggerlo, nella mia mente bacata, come un rimando alle consuetudini tipiche degli sposalizi; mi pareva quasi di sentire il fotografo annunciare: «ora i parenti dello sposo… adesso quelli della sposa… gli amici… sorrisooo, ciiiisssssssssss». Avevo una pruriginosa tentazione di fare le classiche corna dietro la testa di qualcuno: dopotutto fa parte dei tòpoi propri della vita coniugale. Ma siccome era la prima volta che comparivo all’evento non mi pareva il caso di essere frainteso. Sono un maestro del cul-de-sac… meglio non dar prova di me in modo così plateale.

Il tutto si è svolto con una semplicità genuina e spontanea: mi ha fatto piacere, perché la tematica era seria e il contesto goliardico di questi giorni avrebbe rischiato di far passare un momento così importante come una carnevalata. Le considerazioni che sono maturate in me, in un’occasione davvero bella, smentiscono in parte quelle che avevo in precedenza. Fino a ieri infatti ero piuttosto critico sulle rivendicazioni dei gay intorno al matrimonio, nel senso che mi parevano un voler ricalcare pari pari la scelta di abbracciare un’istituzione che, a parer mio, ritengo in certa misura anacronistica e innaturale. Avrei comunque proseguito nel mio piccolo a sostenere i loro diritti, perché è comunque sacrosanto da parte della società civile solidarizzare e combattere per chi subisce un’ingiustificata penalizzazione. Magari l’avrei fatto con il sottinteso compiacimento per gli amici avvocati divorzisti, i quali avrebbero avuto del lavoro supplementare, tra qualche anno. Ieri invece mi son reso conto della giustezza delle considerazioni che Edoardo Tortarolo esprimeva a conclusione di un suo saggio: «Di fronte all’integralismo e al tribalismo religioso un atteggiamento rigido di laicismo tradizionalista si condanna al fallimento. Il suo nucleo fondamentale, l’affermazione di regole di convivenza neutrali rispetto alle scelte confessionali, è tuttavia uno dei principi da cui prendere le mosse per pensare un mondo che si trasforma in società globale multiculturale»*.

Insomma, è quanto mai auspicabile che si arrivi a un riconoscimento dei medesimi diritti, dialogando con voci della società non in sintonia o ostili, in un ottica di arricchimento culturale e non solo per tutti, magari con la speranza che il matrimonio per le coppie omosessuali giunga a connotarsi in maniera un tantino differente da quello tradizionale: ad esempio, senza gli stessi doveri…

* Tortarolo, Edoardo, Il laicismo, Laterza,  Bari 1998, p. 108.

In fotografia: Rossella De Bianchi, in versione di libera interpretazione: a me piace vederla in panni giacobini ;-)

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