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Ironia: vaccino senza controindicazioni

Luci sul Natale: s’illumina la fantasia


È un bene che soltanto per il Natale sia invalsa l’abitudine di anticipare sempre più i preparativi per la ricorrenza. Guai se dovesse accadere ad altre feste. Non voglio manco immaginare subito dopo l’Epifania l’invasione di cioccolatini e rose rosse per San Valentino, o che dall’inizio di Carnevale potrebbero toccarci le pulizie di Pasqua!

Nell’ultima domenica di novembre la mia città ha inaugurato le luminarie. Ovvero la coreografica distesa di lucine raffiguranti fiocchi di neve: laiche, accontentano tutti; in più è un giusto riferimento alla stagione invernale, casomai ce ne fosse bisogno.

Quest’anno però parte delle installazioni non ha cooperato a rendere l’atmosfera magica e fantasiosa. Non subito e non ovunque, perlomeno.

La funzione ipnotica del luccichio sospeso tra cielo e terra assolve il medesimo compito del caffè per i fumatori: come quest’ultimi sono portati a farsi una sigaretta appena l’hanno assaporato, quelle inducono i consumatori agli acquisti. Il rimando alle celebrazioni liturgiche invece è assolto dai presepi: tu guardi il bambino infreddolito nella paglia e d’istinto, con un nodo alla gola, senti il dovere di non lasciare che siano soltanto le pecore a raggiungere la grotta.

Il problema è che la mancata accensione di parte delle lampadine ha suscitato polemiche – per paradosso – accese assai. Quasi che una parte degli abitanti si sentisse in dovere di illuminare con strali la città, talvolta veementi, giusto per compensare quelle spente. Uno ci prova, insomma, a modo suo: mai però che accada di accendere quella di Archimede…

Le prime motivazioni adducevano come inconveniente le intemperie e le pessime condizioni atmosferiche, che ne hanno inficiato il funzionamento. Per fortuna che non ha ancora nevicato: è un’eventualità non così peregrina sotto le Alpi, oltretutto proprio d’inverno.

Solo la Via Maestra ne è rimasta esente.

Alla plausibile spiegazione penso se ne possano integrare – a parer mio – ulteriori altrettanto pregnanti.

Innanzitutto sulla via principale si affaccia l’antica cattedrale. In essa esiste l’altare della Città, i cui protettori erano i santi Brigida e Rocco. La prima venne scelta proprio perché in grado di raccomandare a chi di dovere la preservazione dalle calamità atmosferiche: dalle tempeste alla siccità, a seconda della stagione. Non le si può rimproverare alla santa di essersi sottratta al suo compito… almeno per la zona di propria competenza.

Il secondo si occupa d’intercedere contro pestilenze, bubboni, piaghe epidermiche: se pure lui non sarà da meno, nessuno dovrà temere che una lampadina incandescente – mai si staccasse, ché con il gelo non sarebbe da escludere – rischi d’ustionare la pelle dei passanti. Beh, sulla Via Roma, s’intende.

Altrove è andata maluccio. Ma pure in questo caso è storia datata: da sempre fuori dal ristretto centro storico l’insediamento periferico ha subito discriminazioni.

A fine Ottocento i negozianti del sobborgo fecero una petizione al Comune. Sostenevano che l’antica porta muraria detta “del Romanisio” inibisse il commercio con l’esterno della città. Presto fatto: il possente ingresso fortificato fu abbattuto e spianato. Più o meno come adesso vengono sostituite le lucine difettose con le nuove, affinché il commercio non abbia a risentirne nelle parti basse.

La questione dunque non è tanto il far presente una situazione mal funzionante, quanto le modalità e le argomentazioni. Alla pari, spiace invero il sollevamento di popolo soltanto per il gusto di inveire, sebbene sia doveroso reclamare il giusto.

In questo caso nessuno ci avrebbe guadagnato nel fornire un servizio pessimo: non la ditta, per questioni d’immagine e di saldo dei conti a fine lavori; non i commercianti, che hanno sborsato fior fior di quattrini e aspettano di veder intasati i loro locali di clienti; non gli amministratori, che fungono da bersaglio; neppure i residenti, quasi che si volesse far loro un dispetto.

Eppure, sotto sotto, c’è qualcosa che non quadra.

Ammetto di essermi scervellato non poco per allinearmi alle teorie complottiste che pare vadano parecchio di moda oggidì, ma passeggiando a tarda ora qualcosa tocca pur pensare per evitare l’assideramento delle sinapsi.

Ebbene, son giunto alla seguente conclusione.

Con le luminarie in perfetto funzionamento, nell’arco di pochi giorni nessuno ci avrebbe fatto caso più di tanto, per quell’assuefazione a cui più o meno tutti ci abituiamo. Ecco dunque che qualche eroico intraprendente, svitandone alcune qua e là nottetempo, ha lanciato la moda di rimirare dove e quante ve ne siano di spente.

Infatti adesso moltissimi attendono con apprensione l’imbrunire soltanto per uscire a testa in su. Certuni ingurgitano cena tutto d’un fiato per arrivare prima in istrada: si fa a gara tra chi ne conta in maggior numero nel minor tempo, e si offre da bere a coloro che ne scoprono altre che in antecedenza brillavano come le stelle del firmamento.

Obiettivo raggiunto, dunque.

D’altronde lo recitava già il vecchio adagio:

«Che si parli di me, anche male, purché se ne parli».

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